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Interviste

Italia Nostra cerca giovani per tutelare i monumenti e difendere l’ambiente

Marisa Velardita: «Nella nostra associazione ci sono architetti, ingegneri, storici dell’arte, ma sono tutte persone di una certa età».

«Rappresentiamo a Verona un’associazione nazionale che ha a cuore il patrimonio monumentale dell’Italia – dice Marisa Velardita, dal 2015 presidente della sezione veronese di Italia Nostra, realtà ambientalista e di tutela dei beni culturali –. Come associazione ambientalista ci battiamo per una mobilità più sostenibile, per la raccolta dei rifiuti e per la riduzione dell’inquinamento atmosferico».

– Velardita da quanto ricopre la sua carica?

Velardita. «Dal settembre 2015. Sono al mio secondo mandato».

– C’è un limite ai mandati di un Presidente di sezione?

Velardita. «Mentre prima il Presidente di una sezione poteva rimanere in carica a vita, ora può farlo fino a un massimo di 9 anni, quindi per 3 mandati. Credo sia giusto: è necessario ringiovanire le cariche, per una questione di energie e di visione del mondo».

– Quando è nata Italia Nostra e con quali propositi?

Velardita. «La fondazione affonda le radici in tempi molto lontani. Parliamo del 1955. La sua nascita è legata a uomini e donne di grandissimo spessore, come Giorgio Bassani, Roberto Cederna e Desideria Pasolini. Lo scopo era quello di salvare Roma dallo sventramento del centro storico, impedendo che, dopo la guerra, venisse modernizzato. Da allora Italia Nostra si è sempre battuta per la salvaguardia dei centri storici delle città italiane e per la tutela dei monumenti».

Marisa Velardita

– Tornando alle origini di Italia Nostra, nello statuto si colgono nobilissimi valori. Li state ancora portando avanti?

Velardita. «Basta leggere la rassegna stampa che esce ogni settimana a livello nazionale per rendersi conto come Italia Nostra sia sempre lì a battagliare, affrontando ricorsi al Tar, al Consiglio di Stato, a fare cause giudiziarie che ci costano moltissimo in termini di energie e di denaro».

– Quali sono le battaglie che vi stanno tenendo impegnati sul fronte ambientalista?

Velardita. «In questo momento siamo in prima linea per la questione del bosco della Cava Speziala di San Massimo. Da molti anni affianchiamo il Comitato Civico di San Massimo affinché il bosco venga acquisito dall’amministrazione comunale e diventi pubblico. Vogliamo sottrarlo alla speculazione del privato, che vorrebbe portare degli inerti – probabilmente quelli dei lavori della Tav – dentro la cava, che da diversi anni è chiusa. Questo vorrebbe dire tagliare 30.000 alberi cresciuti spontaneamente e impiantare al loro posto gli inert».

– In che modo vi state facendo sentire?

Velardita. «Personalmente ho detto al sindaco che di questi tempi, in cui si parla tanto di riforestazione urbana per contrastare il cambiamento climatico, fare una cosa del genere è una barbarie. Ma non ho trovato ascolto. In tutte le città d’Italia stanno tagliando alberi –anche specie in estinzione –  adducendo il motivo che sono instabili; credo che ci sia una grande superficialità in questo. Le amministrazioni non comprendono che gli alberi sono la bellezza delle nostre città e infatti abbiamo voluto il Regolamento del verde che ha avuto una gestazione molto lunga: per la stesura del testo ci sono voluti 9 mesi di lavoro, al fianco del gruppo civico Fronda Verde e di persone molto competenti, tra cui urbanisti, agronomi e architetti. Ma dopo la stesura è passato un altro anno».

– Perchè tutto questo tempo?

Velardita. «L’assessore Padovani, insieme al sindaco, ha tenuto diverse conferenze in cui asseriva che di lì a poco sarebbe uscito il documento approvato, ma alle dichiarazioni non seguivano i fatti. Noi abbiamo continuamente sollecitato consiglieri, assessori, il sindaco stesso; ma c’è stata sempre molta lentezza nell’accogliere le nostre proposte».

– Rimanendo nel merito di questioni ambientali, lei crede che in Italia sia possibile un partito dei Verdi, sulla scia del modello tedesco?

Velardita. «Credo che siamo ancora un po’ acerbi per questo, ma rilevo il sintomo di un desiderio di cambiamento. Faccio un esempio locale: in Veneto c’è una giovane consigliera regionale, Cristina Guarda, che aspira ad un’ Europa verde, e che sta cercando di costituire un movimento di Verdi nel Veneto. Io credo che questa donna qualcosa farà, credo che sentiremo parlare di lei. Penso che i giovani, vedendo una persona che parla chiaro, che è coerente, e che non è mossa da interessi personali, possano apprezzarla e seguirla».

– Parlando della vostra occupazione principale, ossia della tutela dei monumenti, come procede il vostro impegno a Verona?

Velardita. «Una questione che mi preme molto in questi ultimi tempi è quella dei graffiti che lordano i monumenti della città. In particolare ci stiamo battendo affinché venga ripulita la colonnina gotica in Piazza Erbe. A tal proposito ho suggerito una convenzione con gli Angeli del Bello – associazione di volontariato presieduta dall’avvocato Stefano Dindo – che sono dotati di una macchina laser di ultima generazione idonea alla pulizia dei monumenti e di ciò che li deturpa. Ho contattato vari assessori, la stessa Francesca Briani, Francesca Rossi, direttrice dei Musei Civici, ma non ho ancora ricevuto alcuna risposta».

– Guardando il suo profilo social si evince che un altro argomento che le sta a cuore è quello del museo di Castelvecchio, è così?

Velardita. «Sicuramente. È una nostra battaglia storica che portiamo avanti insieme al Comitato del Grande Castelvecchio. Noi riteniamo che Castelvecchio non abbia i servizi adeguati a quelli di un museo moderno: non ha un accesso per i disabili, né una caffetteria, è sprovvisto di spazi per i laboratori didattici. Siamo convinti che andrebbe allargato cercando di usufruire degli enormi spazi, circa 2000 metri quadrati, del Circolo Ufficiali. Crediamo che un percorso museale, realizzato attraverso un rinnovamento del Grande Castelvecchio, possa essere anche un’attrattiva per un turismo più colto, meno “mordi e fuggi”».

– Quanti sono gli iscritti di Italia Nostra a Verona?

Velardita. «Siamo in 73. Tra le sezioni del Veneto siamo fra quelle che hanno maggior numero di iscritti. È vero, non sono molti. Secondo me a livello a nazionale è mancata la comunicazione. Fortunatamente di recente è entrata nell’associazione una giornalista – la dottoressa Flavia Corsano – che si occupa della circolazione delle notizie. Ora sul web, sui social, e spesso anche sui TG regionali e nazionali si parla di Italia Nostra. Si può e si deve fare molto di più».

– Italia Nostra riesce ad essere di richiamo per i giovani?

Velardita. «Purtroppo abbiamo pochissimi giovani ed è una cosa che mi dispiace molto. Nella nostra associazione ci sono architetti, ingegneri, storici dell’arte, ma sono tutte persone di una certa età. Sono tempi grami, oggi più che mai i giovani professionisti devono guadagnare, non hanno tempo e forze per dedicarsi al volontariato».

– Quale potrebbe essere allora un motore di attrattiva per i giovani?

Velardita. «Come dicevo prima, credo che il problema stia nella comunicazione; siamo ancora deboli da questo punto di vista. Dobbiamo lavorare meglio a livello comunicativo per coinvolgere i giovani nelle nostre battaglie. Solo così sarà possibile progredire e creare una coscienza, una sensibilità».

Claudio Bontempini

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