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(Foto Giorgio Montolli)

Opinioni

Il Piano nazionale di ripresa e resilienza è deludente

Il PNRR non affronta il vero tema della transizione ecologica, non mette cioè in discussione l’attuale modello di sviluppo

Come era largamente prevedibile, nonostante molti sostenessero il contrario, oggi diversi indicatori ci dicono che in campo economico, ambientale e sociale, tutto stia tornando come prima della pandemia, ma con la previsione di molti soldi in più da spendere per grandi opere e attività varie; tuttavia ciò non è necessariamente una cosa positiva. Ad esempio il disordine urbanistico degli anni 60, di cui paghiamo ancora oggi le conseguenze, è stato causato dalla grande disponibilità finanziaria del boom economico di quegli anni.

Il PNRR (Piano Nazionale di Ripresa e Resilienza) ha diversi aspetti positivi, quali: un particolare interesse per le politiche giovanili, la parità di genere e la riforma della Pubblica amministrazione. Ciò nonostante il Piano, che si propone come emblema della transizione ecologica, è carente in quelli che dovrebbero essere gli obiettivi principali del tema in questione, cioè le emergenze ambientali.

Cemento in ZAI

Cemento in ZAI

In primis il PNRR non affronta concretamente uno dei problemi cardine della riconversione ecologica che è quello del consumo del suolo. Secondo l’ISPRA (Istituto Superiore per la Protezione e la Ricerca Ambientale) in Italia vengono coperti di cemento 14 ha di suolo al giorno e proprio il Comune di Verona ha il primato tra quelli con il maggiore tasso di cementificazione, con un incremento annuo di 33 ettari, secondo solo a Roma.

A mettere in evidenza la gravità del problema è, per fortuna, il Parlamento Europeo il quale, il 29 aprile, ha approvato la risoluzione sulla Protezione del suolo che contiene la richiesta esplicita alla Commissione europea di redigere una proposta legislativa per la protezione e l’uso sostenibile del suolo. La risoluzione segnala la gravità del fenomeno, sostenendo che il costo annuo per le mancate politiche contro il degrado e consumo del suolo costa all’Europa l’enorme somma di 50 miliardi di euro all’anno. La “dimenticanza” del governo italiano risulta quindi anche più grave perché il nostro Paese ha il consumo di suolo doppio rispetto alla media europea, e avrebbe tutto da guadagnare ad azzerarlo.

Agricoltura

Un altro aspetto che lascia perplessi è sulle priorità assegnate al settore agricolo che sembrano incentrate sulla logistica, la digitalizzazione, il commercio più che sulla fertilità del suolo, sulla biodiversità, sul ruolo dell’agricoltura nella difesa dell’ambiente. Un particolare inquietante deriva anche dall’apprendere che nel Piano viene incentivata la produzione di biometano, a prescindere da come e dove venga prodotto, con il rischio che si potrebbero incentivare gli allevamenti intensivi, principali produttori del biometano e che sono il vero problema sia per la salute che per il cambiamento climatico.

Ma anche per quanto riguarda la mobilità, altro tema caldo della riconversione energetica, il PNRR è deludente laddove destina quasi tutte le risorse previste per le ferrovie – 24,77 miliardi – all’Alta Velocità, lasciando per il trasporto locale, utilizzato quotidianamente da lavoratori pendolari e studenti, solo il 3,34%. Senza considerare che in Italia abbiamo ben 7500 Km di ferrovie dismesse, molte delle quali potrebbero essere ripristinate per diminuire il ben più inquinante trasporto su gomma.

In sostanza il PNRR non affronta il vero tema della transizione ecologica e cioè la messa in discussione dell’attuale modello di sviluppo che sembra all’origine, oltre che della crisi climatica, anche dell’attuale pandemia. Già un anno fa due professori di chimica industriale dell’Università di Bologna, in uno studio sostenevano che c’è una correlazione, già emersa in Cina, tra smog e diffusione del virus. Hanno visto che le zone dove più alta è la concentrazione delle polveri PM10 coincidono con quelle dove è più alta la presenza dell’agente patogeno. Oggi a testimoniare la correlazione tra inquinamento e pandemia è perfino la prima pagina del giornale L’Arena del 6 maggio, di solito molto cauto nel riportare notizie “esplosive”, dove denuncia che una nuova ricerca evidenzia che nelle zone inquinate dai Pfas (le micidiali sostanze perfluoro alchiliche scaricate nei fiumi del Veneto) si è registrata una diffusione di casi di Covid superiore del 60%”.

Alberto Ballestriero
Verona Polis



Alberto Ballestriero. La campagna e il paesaggio sono una presenza costante nella sua vita. Ha lavorato come funzionario nella gestione di canali e opere agrarie presso uno dei più importanti Consorzi di Bonifica del Veneto. Dopo la qualifica nel settore del verde progetta parchi e giardini, alcuni dei quali pubblicati. È socio dell’AIAPP (Associazione Italiana di Architettura del Paesaggio). Per diversi anni è stato responsabile del settore verde urbano della sezione veronese di Italia Nostra. Ha pubblicato il libro “Confini Connessioni Scenari – divagazioni di un giardiniere sul paesaggio”. È socio fondatore dell’Osservatorio territoriale VeronaPolis. ballestriero@gmail.com

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