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Altro che rilancio, Verona più povera e con una politica inadeguata

Tanti progetti falliti che hanno allargato il divario tra potenzialità e realtà mentre i nuovi equilibri finanziari (soldi) ormai sono altrove

A Verona la perdita del controllo delle banche locali e dell’assicurazione Cattolica ha determinato una grave deprivazione della possibilità di investimento finanziati localmente come via per la realizzazione di uno sviluppo autocentrato. La recente evoluzione dei suddetti istituti finanziari rendono più evidenti gli effetti negativi sulle prospettive di crescita locale del nostro territorio provinciale.

Dopo la fusione tra Banco Popolare e Bpm, che ha spostato a Milano il baricentro della nuova società, l’amministratore delegato di BancoBpm ha precisato che la banca sta proseguendo la ricerca di un partner per la realizzazione di una nuova banca che assuma la dimensione di campione nazionale. Alla eventuale operazione sono interessate tre banche tutte preserti nei territori più sviluppa del Paese: oltre a BancoBpm, Bper e Unicredit.

La ricerca di eventuali intese, attualmente sospese dovendo Bper e Unicredit rinnovare i rispettivi amministratori delegati, si stanno sviluppando in due direzioni: un’intesa BancoBpmUnicredit, oppure BancoBpmBper che ultimamente ha assorbito anche gli sportelli di Ubi-Banca.

Nel primo caso (BancoBpmUnicredit) nascerebbe un nuovo campione nazionale di dimensioni analoghe a Banca Intesa, in grado di rafforzare il sistema creditizio nazionale per far fronte ai prevedibili nuovi bisogni di finanziamento della trasformazione della nostra economia. In questo caso Verona, pur essendo fuori gioco, vedrebbe unificate quanto resta delle due banche storiche sviluppatesi sul suo territorio, con la prevedibile conseguenza di una loro ristrutturazione, con risultati non positivi in termini di occupazione.

Nel secondo caso, la fusione BancoBpmBper darebbe vita al terzo soggetto bancario dopo Intesa e Unicredit, con il centro strategico collocato in Emilia-Romagna, dove è presenta la domanda di credito più specializzata da parte delle imprese, e si consoliderebbe una progressiva dipendenza economica della nostra Regione rispetto a quelle emiliana, come in parte sta già avvenendo nelle multiutility, con l’ingresso di Hera in Ascopiave e un amministratore delegato proveniente dalla medesima società in AgsmAim.

Un processo di dipendenza, di segno analogo, è avvenuto, con una forzatura innaturale, in Cattolica Assicurazioni tramite una svendita suicida della società cambiandone la struttura cooperativa che aveva caratterizzato la sua storia secolare, con l’unica motivazione addotta dal presidente che l’ingresso in Generali avrebbe consolidato la consistenza finanziaria dell’impresa. Ora, mentre il presidente, realizzata la propria difesa sulla pelle della società, esce immediatamente di scena, in Generali l’arrivo di Cattolica risulta tutt’altro che pacifico.

Gaetano Caltagirone, uno dei soci forti di Generali, non ha partecipato alla Assemblea della società, in segno di protesta, tra l’altro anche perché non ha condiviso l’operazione Cattolica e un analogo giudizio avrebbe manifestato anche Leonardo Del Vecchio, principale azionista di Mediobanca, pure presente in Generali. In tal modo l’operazione Cattolica è entrata direttamente nello scontro che caratterizza attualmente Generali e il suo rapporto con Mediobanca, per cui non si sa quale sarà il suo esito definitivo.

Tuttavia, fin da ora è certo che la presunta stabilità finanziaria della società è tutta da verificare, rendendo evidente l’irresponsabile azzardo della operazione di svendita. Il tempo sta rendendo più evidenti i caratteri e le finalità di queste operazioni e il loro impatto negativo sugli interessi e il futuro di Verona. Quando questi processi e altri analoghi dello stesso segno saranno compiuti – come l’aeroporto Catullo, la multiutility AgsmAim e la stessa Fiera – ci accorgeremo che Verona è stata progressivamente deprivata di alcuni asset essenziali e trainanti lo sviluppo locale.

Mentre, la pandemia e la stessa realizzazione del PNRR (Piano nazionale di ripresa e resilienza) cambieranno in profondità le prospettive di crescita dei diversi territori, Verona si troverà impoverita di strumenti e risorse indispensabili per realizzare una nuova fase di sviluppo autocentrato sulle esigenze e le opportunità del territorio.

La politica risulta sempre più senza idee e ora si sta progressivamente orientando l’attenzione sulle ormai prossime elezioni comunali nel capoluogo, l’impegno prevalente sarà quello delle candidature e della relativa propaganda per il miglior risultato. Ma rimane un vuoto sulla Verona del futuro, in termini di modello di sviluppo sostenibile, di ristrutturazione e di rilancio dei diversi enti pubblici locali, sul lavoro in grado di offrire ai giovani, di come invertire il saldo negativo dei nostri giovani laureati che se ne vanno, di quale welfare risulta necessario per anziani e minori.

Di tutto questo forse si parlerà in termini di propaganda ma credo sarà molto difficile arrivare a progetti concretamente realizzabili. Lo dicono in termini inequivocabili i diversi progetti abbandonati o falliti, che hanno allargato enormemente il divario tra potenzialità e realtà. Il grande rischio e che si profila è che non si riesca a fare pressoché niente e si scarichi la responsabilità su soggetti esterni, a cominciare dal governo.

Luigi Viviani

Written By

Luigi Viviani negli anni Ottanta è stato membro della segreteria generale della CISL, durante la segreteria di Pierre Carniti. Dopo aver fondato nel 1993 il movimento dei Cristiano Sociali insieme a Ermanno Gorrieri, Pierre Carniti ed altri esponenti politici, diviene senatore della Repubblica per due legislature. Nel corso della legislatura 1996-2001 è stato sottosegretario al Lavoro con il ministro Cesare Salvi; nella successiva, vicepresidente del gruppo dei Democratici di Sinistra al Senato. viviani.luigi@gmail.com

2 Comments

2 Comments

  1. Giorgio Massignan

    05/05/2021 at 17:59

    Aggiungo che 15 anni di amministrazione da parte della destra, hanno portato il Comune di Verona ad una situazione finanziaria molto critica, e la nostra città a doversi privare di quasi tutti i palazzi e gli edifici storici di proprietà pubblica, al declassamento dell’aeroporto Catullo, al quasi fallimento dell’Ente lirico, alla costante crisi dell’ Ente Fiera e alle precarie gestioni e condizioni economiche delle aziende partecipate.
    A tutto questo, è mancata un’oggettiva e scientifica pianificazione del territorio, lasciando ai privati il privilegio di proporre le scelte d’uso.
    In compenso, si insiste sull’assurdo e devastante progetto dei “Magazzini della Cultura”, al forte Santa Caterina del Pestrino, accanto all’Adige.
    Anziché pianificare il futuro della nostra città, stiamo assistendo ai tour elettorali dell’attuale sindaco e dell’ ex Tosi, suo principale antagonista.
    Le recenti Giunte, non hanno mai voluto aprire un serio e reale dibattito con la città sui temi di urbanistica, di economia, di problemi sociali e di qualità urbana, ma hanno preferito rivolgersi e consultarsi con le lobbies economiche più vicine a loro.
    Nel frattempo, i progetti di ristrutturazione del Borgo degli Ulivi a Quinzano, della lottizzazione al Nassar di fronte all’Adige, dell’ennesimo centro commerciale negli ex Magazzini Generali, del finto parco urbano all’ ex Scalo Merci della Ferrovia, della trasformazione del centro storico con il Piano Folin, della filovia, e di altro ancora, stanno procedendo.
    Per il momento si riscontrano tanti slogan, parecchio fumo negli occhi e la ricerca di alleanze politicamente innaturali per la conquista del potere.
    Povera Verona.

  2. Maurizio Danzi

    07/05/2021 at 16:53

    Siamo entrati in campagna elettorale .
    Quindi alle sventure elencate nell’articolo mancano solo i programmi di rinnovamento che verranno lanciati.
    Teniamoci pronti a evitarli.
    Opinioni di un clown appunto.

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