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Il Vangelo

La parabola della vite e dei tralci, potare per rinascere a nuova vita

Non c’è bisogno di penitenze, ma di frutti, cioè di gesti concreti che diano sapore alla vita.

Dal Vangelo di Giovanni
In quel tempo, Gesù disse ai suoi discepoli: «Io-Sono la vite vera e il Padre mio è l’agricoltore. Ogni tralcio che in me non porta frutto, lo taglia, e ogni tralcio che porta frutto, lo pota perché porti più frutto. Voi siete già puri, a causa della parola che vi ho annunciato. Rimanete in me e io in voi. Come il tralcio non può portare frutto da se stesso se non rimane nella vite, così neanche voi se non rimanete in me. Io sono la vite, voi i tralci. Chi rimane in me, e io in lui, porta molto frutto [fa molto frutto], perché senza di me non potete far nulla. Chi non rimane in me viene gettato via come il tralcio e secca; poi lo raccolgono, lo gettano nel fuoco e lo bruciano. Se rimanete in me e le mie parole rimangono in voi, chiedete quello che volete e vi sarà fatto. In questo è glorificato il Padre mio: che portiate molto frutto e diventiate miei discepoli».
Gv15, 1-8.

I filosofi e i teologi hanno preteso di spiegare Dio attraverso ragionamenti metafisici. Gesù ci sorprende tutti. Ci parla di Dio attraverso le immagini della vita. Ci racconta di un Dio contadino innamorato della terra che si prende cura di noi. La parabola della vite e dei tralci non è la pubblicità del “Vinitaly”, ma un vero inno, una poesia sul vino. È l’elogio ad uno dei simboli più importati dei popoli mediterranei, il simbolo della festa , della gioia, dell’allegria.

Il filosofo Nietzsche criticava i cristiani perché avevano fatto del cristianesimo la religione del sacrificio e del dolorismo. Gesù invece sceglie come simboli della sua vita e della sua presenza, proprio il pane e il vino. Il pane segno di ciò che ci nutre ed è essenziale per vivere. Il vino simbolo di ciò che ci fa gustare la vita.

Oggi questa parabola è di grande attualità. Ricordando Dante, a 700 anni dalla morte, possiamo dire che stiamo tentando di uscire dalla “selva oscura” della pandemia. Prima del Coronavirus vivevamo un po’ tutti una vita esagerata. Sempre di corsa. Avevamo il tutto e il di più. Ci pensavamo onnipotenti. Non ci eravamo accorti che ci mancava la cosa più importante il gusto di vivere. Ci mancava il vino della festa, il sapore della gioia.

È proprio in questa nostra situazione di disagio e di crisi generale che si inserisce il messaggio di risurrezione e di speranza di questa parabola: «Io sono la vite, voi i tralci… chi rimane in me porta molto frutto».

Gesù non ci chiede di aderire a dottrine o a credere a dogmi. È venuto invece per insegnarci a vivere e ad invitarci a “portare frutto”, ad essere fecondi e a “partorire” speranza. Seguire la strada del Vangelo non vuol dire rinunciare alle cose belle della vita. Non c’è bisogno di penitenze, ma di frutti, cioè di gesti concreti che diano sapore alla vita.

Ma qual è la condizione per ritrovare quella energia interiore che ti regala il gusto di vivere?Gesù ci dice che dobbiamo imparare a “potare”. Potare non significa amputare. Non vuol dire far soffrire, ma dare maggiore forza alla vigna. Potare, lo sanno bene i contadini, è indispensabile perché la pianta possa crescere. Anche in noi ci sono tante cose da “potare”. È un invito a fare attenzione perché in ognuno di noi ci sono resistenze, egoismi, crisi, che possono impedire alla linfa vitale di circolare e di portare frutto.

La pandemia, accanto a tanti problemi, ci ha costretti a fermarci e a cambiare vita. Ci ha insegnato a “potare” le tante cose inutili e superflue che rendevano banale la nostra vita. Nello stesso tempo ci ha fatto riscoprire alcuni aspetti essenziali del nostro vivere che avevamo dimenticato: il vino buono delle relazioni, la bellezza di un abbraccio, il calore di una stretta di mano.

Padre Turoldo commentava questo brano con una immagine poetica: “Siamo tutti incinti di Dio. Nelle nostre vene scorre la linfa del divino. Non possiamo che profumare di speranza”.

Don Roberto Vinco
Domenica 2 maggio 2021

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Don Roberto Vinco è parroco a San Nicolò all'Arena (Verona). roberto.vinco@tin.it

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