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Lettere

Il debito pubblico? Si ripaga con la crescita. Parola di Draghi

Oggi sappiamo che la crescita ha bisogno del debito pubblico necessario per fare investimenti, e che il debito si ripaga con la crescita

Non c’è dubbio, la pandemia ha provocato un epocale cambio di paradigma nella politica economica europea. Non più di due anni fa si inorridiva per un deficit pubblico del 2% mentre ora ovunque nella UE sta oltre il 10% e scenderà al 3% non prima del 2025. Allarmava allora un debito pubblico al 135% sul PIL mentre oggi, al 160%, guardiamo con più serenità al futuro. Si temevano aumenti incontrollati di spread e interessi sul debito, che invece sono scesi a valori minimi. Si diceva che i mercati ci avrebbero punito, ed invece le Agenzie di rating ci declassavano allora, mentre oggi guardano con più fiducia all’Italia.

In poco tempo sono crollati i miti, o forse le bugie, che avevano governato le politiche economiche dai primi anni 2000 ad oggi. Il ventennio perduto, quello della ossessione per la riduzione della spesa pubblica e della cosiddetta austerità espansiva, un tragico ossimoro inventato dal neoliberismo. Il ventennio dei tagli alla sanità, ai diritti, alla scuola, e soprattutto agli investimenti, che ha aumentato il debito e insieme impoverito le tasche degli italiani, che ha azzerato la crescita economica e ridotto quindi la capacità dello Stato di ripagare il debito stesso.

Oggi invece sappiamo che la crescita ha bisogno del debito pubblico, necessario per fare investimenti, e che il debito pubblico si ripaga con la crescita. Parola di Mario Draghi. Ma in realtà non è stato inventato nulla, si tratta della ricetta base Keynesiana stampata su tutti i libri di testo di economia. Una vecchia ed infallibile ricetta quindi, che aveva già funzionato in passato, quando aveva portato alla rinascita dell’Europa dopo la catastrofe umana e materiale della seconda guerra mondiale. C’è voluta adesso una nuova guerra, quella contro il Covid 19, e non ancora terminata, per riscoprire ciò che già si sapeva.

Non meno importante quanto è avvenuto nella gestione della Banca Centrale. Per statuto fondativo la BCE non avrebbe mai potuto finanziare i deficit dei Paesi dell’eurozona, cioè comprare debito pubblico. Eppure, invece, la BCE compra debito pubblico e lo fa dal 2012 da quel famoso “whatever it takes” dell’allora presidente Mario Draghi. Sembra paradossale, ma per salvare l’eurozona e la UE, la BCE ha dovuto contraddire se stessa ed i ferrei divieti imposti dal proprio statuto.

Le macerie economiche che sta lasciando la pandemia, oltre alla catena immensa di vittime, ha costretto a sospendere i trattati europei rivelatisi del tutto superati ed inadeguati, ed a lanciare un programma straordinario di spesa pubblica, parallelamente sostenuta dagli acquisti di debito pubblico da parte della BCE. Ebbene, se oggi, uscendo lentamente dalla pandemia, l’Italia ha prospettive di crescita, è grazie a questi epocali cambiamenti di politiche economiche nella UE.

La sfida è ora, per il nostro Paese, di saper spendere efficacemente e velocemente, in sei anni, da oggi al 2026, i 191 miliardi di euro del Recovery Fund cui 69 a fondo perduto e 122 di prestiti a basso tasso di interesse ed a lunga scadenza. Si tratta in gran parte di debito, ma la crescita economica innescata da questi investimenti, consentirà di aumentare il Prodotto Interno Lordo e quindi di ripagare il debito stesso, diminuendo gradualmente il rapporto debito/PIL.

Non più austerità cattiva e stupida, ma debito buono, per investimenti che faranno crescere l’economia. Solo così ai nostri figli ed alle prossime generazioni non lasceremo più debito, ma più benessere, come quello che i nostri padri hanno lasciato a noi.

Claudio Toffalini





Written By

Claudio Toffalini è nato a Verona nel 1954, diplomato al Ferraris e laureato a Padova in Ingegneria elettrotecnica. Sposato, due figli, ha lavorato alcuni anni a Milano e quindi a Verona in una azienda pubblica di servizi. Canta in un coro, amante delle camminate per le contrade della Lessinia, segue e studia tematiche sociali e di politica economica. toffa2006@libero.it

1 Comment

1 Comment

  1. M.

    29/04/2021 at 18:16

    Signor Toffalini, ottimo articolo. Il debito pubblico in natura non esiste, è qualcosa di creato artificialmente ed indotto dalla mancata crescita e soprattutto dal mancato sviluppo industriale e delle politiche lavorative non attuate dalla classe dirigente, da venti anni a questa parte. Ci sono paesi nel mondo che possiedono un debito pubblico nettamente superiore a quello dell’Italia, ma ricambiato da altrettanta crescita. Questi paesi sono il Giappone, gli Stati Uniti d’America, l’India, ma anche la Germania. Con un aumento della crescita e del mercato del lavoro, si riescono a controllare l’inflazione e la deflazione.
    Capitolo Europa. E’un’entità astratta, nata da un sogno di Konrad Adenauer e Altiero Spinelli, ma che si sta rivelando in conflitto, perchè ci sono 27 stati membri ciascuno con una propria ed autonoma Costituzione. Ciascuno ha una idea di crescita diversa, abbiamo assistito, durante l’estate, alla diatriba tra paesi mediterranei e paesi rigoristi del Nord Europa, con le lamentele del presidente dell’Olanda Mark Rutte, dimessosi suo malgrado per gli scandali finanziari nel suo paese. Tutti i soldi saranno a debito o da investire in breve termine, quindi la mia paura più grande è che vengano investiti soldi non per opere strutturali, ma per persone ricche e borghesi, ho sentito infatti che si vuole ristrutturare il golf dell’Olgiata o lo stadio Artemio Franchi di Firenze, ma si dimezzzano fondi per ospedali di comunità, edifici scolastici e piccole medie imprese, vero perno del nostro paese.
    Un caro saluto e grazie.
    M.

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