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Il Vangelo

Io sono il buon pastore che dà la propria vita per le pecore

Gesù non dice che le sue pecore gli obbediscono ma che lo seguono liberamente. Gesù è un pastore buono che non impone, ma propone.

Dal Vangelo di Giovanni
In quel tempo, Gesù disse: «Io sono il buon pastore. Il buon pastore dà la propria vita per le pecore. Il mercenario – che non è pastore e al quale le pecore non appartengono – vede venire il lupo, abbandona le pecore e fugge, e il lupo le rapisce e le disperde; perché è un mercenario e non gli importa delle pecore. Io sono il buon pastore, conosco le mie pecore e le mie pecore conoscono me, così come il Padre conosce me e io conosco il Padre, e do la mia vita per le pecore. E ho altre pecore che non provengono da questo recinto: anche quelle io devo guidare. Ascolteranno la mia voce e diventeranno un solo gregge, un solo pastore. Per questo il Padre mi ama: perché io do la mia vita, per poi riprenderla di nuovo. Nessuno me la toglie: io la do da me stesso. Ho il potere di darla e il potere di riprenderla di nuovo. Questo è il comando che ho ricevuto dal Padre mio». Giovanni 10,11-18

Non è facile per noi oggi, soprattutto per i giovani e i bambini, cogliere il significato di termini come pastore, pecora, gregge, agnello, sacrificio. Sono parole legate al mondo contadino e talvolta possono avere un significato positivo, ma altre volte anche negativo. La pecora può essere il simbolo della mansuetudine, ma se ti dicono che sei una pecora può anche voler dire che ti lasci trascinare. Il gregge può significare una massa anonima, ma oggi “immunità di gregge” vuol anche dire che abbiamo sconfitto il Coronavirus.

Nella tradizione biblica il pastore per eccellenza è Dio, colui che protegge. Nell’antichità il Pastore simboleggiava il Re, la guida del popolo. Anche Gesù si propone come pastore, ma aggiunge un particolare, si presenta come il “Buon Pastore”. Infatti si può essere pastori in modi diversi. C’è il pastore che sfrutta, che usa e che abbandona le pecore. Il “buon pastore” invece è colui che “dà la vita” per le pecore.

C’è una parola che sta al centro di tutta questa parabola: “la vita”. «Io sono venuto perché abbiano la vita e l’abbiano in abbondanza». Ma che cosa vuol dire per Gesù “dare la vita”? Il “dare la vita” non indica soltanto il “morire per …”. Vuol dire anche “generare vita” come fa una madre. Come sottolinea la parabola vuol dire soprattutto “prendersi cura delle pecore”.

Infatti più volte Gesù ribadisce che è venuto per insegnarci e aiutarci a vivere. E questo lo ha dimostrato concretamente aiutando i malati a guarire, difendendo i diritti delle persone più deboli ed emarginate. A chi ha sbagliato, sa dare sempre fiducia aiutandolo a ri-cominciare. Il Buon Pastore, dice Gesù, conosce le sue pecore, le custodisce, le difende, le chiama per nome.

È bello quando qualcuno ti chiama per nome. È segno di una amicizia profonda, di una vera relazione. Non dice che le sue pecore gli obbediscono. Dice invece che lo seguono. Lo decidono liberamente. Gesù è un pastore buono che non impone, ma propone. Non pretende, ma offre.

Abbiamo sempre identificato “i pastori” con i preti, con i vescovi. Tutti invece siamo chiamati ad essere pastori gli uni degli altri. Perché anche a noi è consegnato un piccolo gregge. La famiglia, i figli, gli amici, le amiche. Tutti dobbiamo imparare a guarire, ad ascoltare, ad accogliere, a seminare speranza!

Per dimostrare che si è cristiani non servono autocertificazioni. Non occorre dichiararlo. Basta la vita. È sufficiente l’esempio.

Don Roberto Vinco
Domenica 25 aprile 2021

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Don Roberto Vinco è parroco a San Nicolò all'Arena (Verona). roberto.vinco@tin.it

1 Comment

1 Comment

  1. ODC

    28/04/2021 at 19:38

    . E ho altre pecore che non provengono da questo recinto: anche quelle io devo guidare. Ascolteranno la mia voce e diventeranno un solo gregge, un solo pastore.
    Credo non ci sia altro da dire.

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