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Manifestazione in piazza Bra per il Parco allo Scalo, il 22 ottobre 2016.

Lettere

Il Parco allo Scalo e le promesse elettorali non mantenute

Purtroppo un dissennato ed irregolare abuso della cosiddetta “monetizzazione” ha portato all’attuale situazione.

Dal Comitato Verona Sud riceviamo e pubblichiamo.

Molte, troppe amministrazioni del Comune di Verona si sono in diversi modi prese gioco degli ignari cittadini. Vedasi, ad esempio, la vicenda tranvia/filobus iniziata tre amministrazioni fa e arrivata al capolinea del nulla dopo che sono state devastate strade e tagliati inutilmente centinaia di alberi lasciando inascoltati gli appelli dei cittadini che, fin dall’inizio, avevano indicato alle giunte che si sono succedute diverse e meno impattanti soluzioni. Vorremmo ora riflettere sulla situazione urbanistica di Verona e sul progetto del Parco allo Scalo

Partiamo dalla considerazione che gli amministratori ricevono il mandato dai cittadini ed è a questi che essi dovrebbero fare riferimento quando fanno le scelte per la loro città, non agli sponsor più influenti del momento. Le leggi vi sono, ed esiste anche il troppo spesso vituperato “buon senso”, così come l’altrettanto trascurato criterio del “buon padre di famiglia”: forme antiche, ma quanto mai valide, a testimoniare che non bastano le sole leggi per governare ed agire correttamente.

Com’è possibile, ad esempio, che a Verona Sud vi sia un credito di verde di circa 800.000 mq? Com’è possibile che sulla città di Verona i metri quadri di verde mancante (certificati dal Comune stesso) siano oltre 2 milioni? La risposta è che quei metri quadri di verde di mitigazione sono stati, negli anni, ingiustamente ed arbitrariamente sottratti alla collettività grazie a norme tecniche operative (le famose NTO per gli addetti ai lavori), ben poco limpide, redatte dall’Amministrazione comunale stessa. Tali regolamenti avrebbero dovuto fornire i criteri operativi per garantire la buona e coerente applicazione di sani principi, dettati dalle superiori norme urbanistiche, per garantire uno sviluppo sostenibile ed un tessuto urbano vivibile.

Purtroppo, un dissennato ed irregolare abuso della cosiddetta “monetizzazione” ha portato all’attuale situazione. Ciò che è veramente grave ed imperdonabile è che questo abuso perduri tutt’ora. Come sarebbe possibile diversamente che in una città con un credito di verde certificato di 2 milioni di mq si possa concepire che l’ultima area libera disponibile, ovvero l’area dell’ ex Scalo Merci, possa essere utilizzata per altra cementificazione speculativa? Quand’è che qualche attento Procuratore della Repubblica entrerà nel merito di tali perversi meccanismi per imporre la giusta tutela dell’interesse collettivo che, auspicabilmente, dovrebbe sempre precedere quello privato?

Su questa importante ed emblematica questione vorremmo sentire anche la voce del preposto Dipartimento di Prevenzione per la salute pubblica dell’ULSS di Verona: a che serve che i cittadini sostengano con le loro tasse questi organismi se gli stessi (magari per condizionamenti politici) non intervengono anche pubblicamente ed in modo chiaro sul merito di decisioni strategiche che potrebbero impattare negativamente ed in modo irreversibile sulla salute pubblica? A che serve limitarsi a reiterare, nelle annuali relazioni sanitarie, l’invito a realizzare il verde necessario alla salubrità della città, se poi non si ha il coraggio di intervenire anche pubblicamente in ragione proprio dell’alta implicita missione legata al ruolo istituzionale ricoperto?

Com’è possibile che ancora in questi giorni il comune di Verona si accinga a concedere licenze edilizie per grandi ed impattanti complessi (ex Manifattura Tabacchi, ex Safem, ed altre) con zero mq di reale verde compensativo di mitigazione? Com’è possibile che assessori e dirigenti comunali, che dovrebbero essere competenti in materia, si arroghino il diritto di permettere ancora che l’interesse privato crei sottrazione di diritti fondamentali alla collettività? E ciò, incredibilmente, avviene anche se vi è una giurisprudenza superiore (quella del Consiglio di Stato) che ha chiarito che non è lecito per Comune e privati prendersi i “commoda” (monetizzazione degli oneri urbanistici primari e secondari per il comune e licenza edilizia per i costruttori), lasciando gli “incommoda” (ovvero deterioramento del tessuto urbano locale con traffico, inquinamento e peggioramento della qualità di vita) sulle spalle dei cittadini.

Lo dicono anche le norme che non si possono monetizzare gli oneri di urbanizzazione in un ATO (Area Territoriale Omogenea) se tale area è già carente delle dovute opere di urbanizzazione, tra cui il verde di mitigazione. Come si possono quindi rilasciare licenze per ulteriore consumo di suolo in queste aree? 

Vogliamo poi parlare di come vengono monetizzati tali oneri? Il Comune anziché farsi pagare gli importi necessari per reperire l’area da destinare a verde comprensiva del costo degli alberi, concede allegramente ai richiedenti (sulla pelle dei cittadini) di versare il solo costo delle opere di piantumazione inventandosi poi qualche soluzione su dove piantare tali alberi (dato che non vi sono le necessarie aree pubbliche su cui piantarli): dichiarando così di piantumare aree già verdi del Comune, o proponendo addirittura ai privati di piantarli nei propri giardini.

Alla luce anche di quanto sopra accennato, ripetiamo la domanda: come si fa ad autorizzare la cementificazione dell’area dell’ex Scalo Merci, ovvero l’ultima area disponibile a Verona potenzialmente in grado di restituire almeno una parte del verde sottratto ai cittadini? Il verde non manca per sfortunate ed imprevedibili circostanze esterne alla volontà delle amministrazioni comunali; purtroppo manca per miopia, incapacità e non vorremmo anche per complicità con interessi che non sono certamente la salute e la vivibilità dei cittadini veronesi. E ancor più grave è la responsabilità di una Amministrazione comunale se questa nelle proprie dichiarazioni e documenti programmatici elettorali aveva dichiarato la ferma volontà di convertire a verde il 100% dell’area dell’ex Scalo Merci per realizzarvi il grande Parco allo Scalo.

Il Comitato Verona Sud

 

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