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L'ancora della Valiant in piazza Pradavalle a Verona
L'ancora della Valiant in piazza Pradavalle a Verona

Territorio

A Verona l’àncora di Filippo, marinaio in guerra con l’Italia

Il duca di Edimburgo morto a 99 anni fu ventenne alla battaglia di Capo Matapan. Una strage per la flotta italiana: 2.331 morti.

Sabato 17 aprile viene sepolto a Windsor, castello della vedova regina Elisabetta, il duca di Edimburgo (Philip Mountbatten, 1921-2021). L’erede al trono Carlo e i nipoti non metteranno la divisa: per non mettere in imbarazzo quel figlio di Diana che ha lasciato i doveri di casa reale per vivere in America con la moglie Megan, così perdendo anche i gradi. In funerali militari, sarebbe stato l’unico a sfilare senza galloni.

Possiamo risarcire in qualche modo Filippo, perché un cimelio della sua storia di marinaio nella Royal Navy sarebbe conservato qui a Verona: l’àncora della corazzata HMS Valiant, su cui l’allora ventenne principe di Grecia ebbe il suo battesimo del fuoco. Una possente àncora, “110 tonnellate d’acciaio”, dice Salvatore Bisighin, ex presidente veronese dell’Associazione marinai d’Italia, è nei giardini di Pradavalle, nel monumento ai Caduti del mare.

La regina Elisabetta con il marito Filippo di Edinburgo

La regina Elisabetta con il marito Filippo di Edinburgo

L’àncora è lì dal 23 settembre 1979, quando fu inaugurata l’opera di Lorenza Pagano Bonvicini, che pensò di unire al reperto bellico due delfini che le danzano ai piedi, nell’acqua della vasca. «Mi fu detto», rievoca la scultrice, «che l’àncora proveniva da una nave protagonista di importanti vicende militari» e Bisighin conferma: «I miei predecessori nell’Associazione marinai, promotori del monumento e da tempo scomparsi, andarono a prendersela all’arsenale militare della Spezia: un’impresa, con quel peso! E, sì, dicevano proprio che era della Valiant».

Possibile, visto che la nave fu demolita nel 1948. «Ah, ce l’avete voi a Verona!” si incuriosisce Gianluca Pini al Museo navale della Spezia. «Dovrei controllare l’inventario storico del museo, per vedere se l’avevamo repertata prima del 1979. Ma può darsi che i veronesi siano venuti a prendersela direttamente dai depositi militari: sono amministrazioni diverse».

La corazzata Valiant

La corazzata Valiant

Le sigle fuse nel metallo dell’àncora non svelano l’arcano a occhi profani, «ma anche gli esperti faticano”, conclude Pini. «Pensi che qui davanti al museo della Spezia ne abbiamo due, di àncore storiche, e ancora non siamo capaci di stabilire da che navi provengano». La cronaca veronese dell’inaugurazione in Pradavalle, sul Nuovo Adige, parla di “un’àncora da corazzata che – anche se ufficialmente viene smentito – si collega ad una delle navi messe fuori combattimento dai mezzi d’assalto della Regia Marina e successivamente demolita».

La Valiant, dunque. È nella storia navale per due episodi della seconda guerra mondiale: la battaglia di Capo Matapan (Mar Ionio, 27-29 maggio 1941), primo episodio, quando la corazzata britannica affondò i due incrociatori italiani Zara e Fiume (anche un terzo, il Pola, fu distrutto: 2.331 i morti italiani in tutta la battaglia, secondo Wikipedia). Secondo episodio famoso – una prodezza della Regia Marina tuttora celebrato – quando la grande nave fu affondata nel porto egiziano di Alessandria dal siluro a lenta corsa (“maiale”, nel gergo dei marinai) pilotato in immersione da Luigi Durand de la Penne (1914-1992). Il comandante italiano fu scoperto dagli inglesi e catturato, quando già aveva sistemato la carica esplosiva sotto la nave. Fu imprigionato nella sentina della nave, ma rivelò solo all’ultimo momento dell’imminente scoppio, consentendo così di salvare l’equipaggio: con la chiglia squarciata, la corazzata si adagiò sul fondo.

Filippo di Edimburgo non parlava mai del suo passato militare. Piuttosto era diventato famoso per le sue gaffes, nei 73 anni a fianco della regina d’Inghilterra (anzi: sempre un passo indietro). Agli studenti inglesi in Cina: “Attenti a non farvi venire gli occhi a mandorla!” Ai sudditi maori: “Lanciate i vostri gridi gutturali anche quando siete a tavola in casa vostra?” Raccontò della sanguinosa notte sulla Valiant a Capo Matapan solo da novantenne, quando uscì il libro Dark Seas: The Battle of Cape Matapan.

L'ancora della Valiant in piazza Pradavalle a Verona

L’ancora della Valiant in piazza Pradavalle a Verona

Filippo era a bordo della corazzata con il grado di guardiamarina, incaricato dei proiettori: la flotta britannica era addestrata per il combattimento notturno, contrariamente a quella italiana. Oltre che sui potenti fari, poteva contare sui radar e sul Colossus, il protocomputer che in Inghilterra decifrava i messaggi in codice nemici: a Capo Matapan gli inglesi sapevano dove trovare le navi italiane. “Sono fatti di settant’anni fa e i ricordi cominciano a farsi lontani”, rievocò Filippo. “Mi pare di ricordare che avvisai di avere un bersaglio in vista. Fu ordinato di aprire il fuoco e tutti i nostri cannoni colpirono un incrociatore, che scomparve in un’esplosione e in una nuvola di fumo.

Mi fu ordinato di continuare a cercare con i riflettori a sinistra e apparve un altro incrociatore italiano, a cui fu riservato lo stesso trattamento”. Il duca aggiunse all’intervistatore: “La mattina dopo le nostre navi tornarono sulla scena della battaglia, provando a soccorrere i superstiti in mare. Ma l’operazione fu bruscamente interrotta da un attacco di bombardieri tedeschi”. L’ammiraglio Cunningham avvisò però gli italiani con un messaggio radio, fornendo le coordinate dei naufraghi in mare. Il capo di stato maggiore Riccardi ringraziò per il gesto cavalleresco e mandò in zona la nave ospedale Gradisca, che trovò migliaia di cadaveri a galleggiare nei giubbotti di salvataggio e potè recuperare solo poche decine di superstiti.

Valiant

L’ancora del Valiant, particolare

Affondare la Valiant, con la missione ardita dei “maiali” nella notte del 18-19 dicembre di quello stesso 1941, fu poi un’impresa che non cambiò il corso della guerra. Ma i marinai italiani l’hanno sempre ricordata a prova di coraggio e determinazione, onorati anche dagli ex nemici: dopo l’8 settembre 1943, quando l’Italia cambiò fronte, l’affondatore Durand de la Penne ricevette la medaglia d’oro al valor militare proprio dal commodoro sir Charles Morgan, ex comandante della Valiant.

Anche per queste memorie, la sezione veronese dell’associazione Marinai d’Italia ha voluto il cimelio nel suo monumento ai Caduti. Della Valiant, non fosse il reperto, resta comunque la leggenda degli uomini in guerra, di cui oggi con Filippo si seppellisce l’ultimo. Ebbe anche l’occasione, lo scomparso duca di Edimburgo, di incontrare il nostro Durand de la Penne. Lo raccontò su La Repubblica Paolo Vagheggi. Fu al Quirinale, durante un suo viaggio, e Filippo trovò un altro marinaio alla sua altezza, anche per le battute. “Lo sa che io ero imbarcato sopra la Valiant?” chiese il duca. “Io ero sotto”, rispose Durand de la Penne.

Giuseppe Anti

Il Valiant è stato messo fuori servizio nel 1948, venduto il 19 marzo 1948 e demolito l’11 agosto 1948 a Cairnryan, Scozia.

Written By

Giuseppe Anti è nato a Verona il 28 agosto 1955. Giornalista, si è occupato di editoria per ragazzi e storia contemporanea; ha curato fino al giugno 2015 gli inserti "Volti veronesi" e le pagine culturali del giornale L'Arena. giuseppe.anti@libero.it

3 Comments

3 Comments

  1. Giuseppe Braga

    17/04/2021 at 07:33

    Quel 23 settembre 1979 ero presente alla innaugurazione del Monumento ai Marinai d’Italia, in Pazza Pradaval. Affiancavo l’allora Porta Gagliardetto, Luciano Mosconi, componente dell’Organizzazione che rappresentava i Marinai in congedo, con la loro sede in Veronetta. Ricordo che il discorso ufficiale venne fatto lall’Onorevole Gastone Savio, che intervenne in veste di Sottosegretario al Ministero della Difesa. Purtroppo, come per tante altre situazioni simili il tempo non aiuta a ricordare i tragici fatti successi durante i vari conflitti, fra i quali, oltre a quelli ricordati da Giuseppe Anti in questo articolo, l’eccidio avvenuto l’8 settembre 1943 nelle isole Greche di Cefalonia e Corfù, del quale non esiste ancora un numero esatto dei marinai uccisi e delle vittime, stimate fra le 1900 ed addiritura quasi 9400. Quell’8 settembre veniva firmato in Italia l’armistizio di Cassibile. A chi competeva informare i comandi militari e le truppe sparse in giro per l’Europa, che il conflitto era concluso?

  2. ODC

    17/04/2021 at 23:11

    Solo una aggiunta al bel articolo: il compagno di viaggio di Durand de La Penne era Emilio Bianchi . Un cognome troppo comune per essere onorato con una medaglia d’oro.

  3. Giuseppe Braga

    18/04/2021 at 18:29

    Vorrei aggiungere una nota “tecnica”. Nell’articolo Giuseppe Anti, richiamando l’ex presidente della Associazione Marinai d’Italia, Sezione di Verona, Salvatore Bisighin, scrive che la “possente ancora” sarebbe di “110 tonnellate d’acciaio”, cioè 1.100 quintali. Creddo che questo dato sia riferito a qualcosa d’altro. Non me né voglia, lo stimato Giuseppe Anti.

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