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Vaccino antinfluenzale
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Il punto sulla campagna di vaccinazione e il caso AstraZeneca

Serve un piano comunicativo allo scopo di collocare il rischio vaccino all’interno del paniere dei rischi che ogni giorno accettiamo.

Si è tenuta venerdì 9 aprile la conferenza stampa del Direttore Generale della Azienda ULSS Scaligera Pietro Girardi alla presenza del Sindaco di Verona Federico Sboarina e di altri esponenti della sanità pubblica e delle amministrazioni locali per fare il punto sulla campagna di vaccinazione.

L’impressione complessiva è che la macchina organizzativa funzioni, in quanto lo scarto tra obiettivo e azione necessaria per conseguirlo dipenderebbe esclusivamente dalla scarsa disponibilità di vaccini rispetto alla potenzialità di somministrazione.

Fondamentale l’intervento dei medici di famiglia per raggiungere a domicilio soprattutto le categorie fragili come gli invalidi. In ogni caso, qualora si dovesse correre più del previsto sono allo studio drive in al parcheggio stadio.

Non sembra invece destare preoccupazione, a mia domanda, l’impatto, forse anche tardivo, di quello che si può definire il “disastro comunicativo” del caso AstraZeneca. Le risposte hanno ribadito il ruolo fondamentale che i medici di famiglia avrebbero nel supportare i diffidenti e gli indecisi, nient’altro in cantiere.

Con tutto il rispetto per la categoria, dubito tuttavia che i medici di famiglia, considerati anche i numerosi oneri burocratici cui sono sottoposti e che loro stessi lamentano, abbiano sufficiente tempo e capacità persuasiva nei confronti di tutti i loro assistiti, soprattutto nelle fasce d’età meno avanzate.

Inoltre l’ipotesi che l’innesco della coagulazione e delle piastrinopenia, i responsabili più probabili dei rarissimi eventi avversi sub-iudice, coinvolga gli altri tipi di vaccini che si avvalgono analogamente di vettori virali (come Johnson&Johnson e lo stesso Sputnik), potrebbe allargare l’apprensione di fasce di età più giovani che per ovvie ragioni hanno una minore frequentazione e fidelizzazione psicologica verso i medici di famiglia.

Per questo riterrei utile che fin d’ora si prendesse l’occasione nel promuovere la campagna vaccinale di studiare un piano comunicativo, concepito come vero e proprio progetto di sanità pubblica, che coinvolga quindi più attori, in grado di raggiungere più target di popolazione, allo scopo di collocare il rischio vaccino all’interno del paniere dei rischi, ben maggiori, che tranquillamente ogni giorno accettiamo. O meglio più che accettare, processo intellettivo che implica valutazione, di fatto rimoviamo, meccanismo di difesa dell’io assolutamente inconsapevole, ma che, proprio in quanto tale, può emergere alla coscienza in forma del tutto incontrollata e generare panico.

Gli antichi utilizzavano due parole per definire il concetto di paura. Il timor che rappresenta la paura razionale di fronte al pericolo, e che sollecita proficuamente tutte le nostre difese psico-fisiche per fronteggiarlo, contrapposto al pavor, cioè la paura irrazionale, appunto il panico, che invece ci paralizza o ci fa prendere decisioni controproducenti, addirittura più pericolose del pericolo che ci ha sorpreso inermi.

L’esempio del rifiuto o del ritardo nell’assunzione del vaccino cade a pennello: accolgo il rischio di gran lunga maggiore di morire di Covid piuttosto che quello estremamente remoto, e soprattutto non dimostrato in termini di causa-effetto, di morire in conseguenza di un effetto collaterale.

La dimostrazione del nesso di causa-effetto implica che la frequenza accertata dell’effetto nefasto del vaccino sia chiaramente più alta nei vaccinati rispetto ai non vaccinati, a parità di ogni variabile che potrebbe interferire nell’osservazione, quali età, sesso, patologie in atto, utilizzo di farmaci, ecc.

Questo non si è evidenziato nella più ampia casistica del Regno Unito, mentre è segnalato in casistiche minori in cui i piccoli numeri non possono andare oltre una suggestione meritevole certamente di approfondimento e di elevarsi ad indicazione per la sanità pubblica. Inoltre, manca ancora la cosiddetta “plausibilità biologica”, cioè la conoscenza piena del meccanismo d’azione che costituisce la catena degli eventi intermedi che legano la causa all’effetto.

Questa la ragione fondamentale per cui l’EMA non si è espressa con determinazione in un senso o nell’altro, lasciando alle strategie vaccinali di ogni Paese la decisione di modulare l’uso di questo vaccino. Come sempre, e come diversamente non potrebbe essere in una economia globale di mercato, interessi di natura non sanitaria esercitano sempre un peso. Ingenuo sarebbe negarlo o pretenderne l’assenza di fronte al bene della salute tradotto inevitabilmente in merce al pari degli altri.

Ma, a parte ciò, rimane il problema di una cultura diffusa sempre più lontana da un metodo scientifico che invece diventa sempre più raffinato. Rimango convinto che la sanità pubblica, in alleanza con i media che non rincorrano scoop ad ogni costo (e ce ne sono), dovrebbe impegnarsi in una campagna educativa rivolta ad acquisire quanto meno un minimo di dimestichezza con il concetto di “probabilità” che governa l’intero universo.

Paolo Ricci



Written By

Paolo Ricci, nato e residente a Verona, docente per quindici anni in materie di Sanità Pubblica all’Università Ca’ Foscari di Venezia, è attualmente direttore dell’Osservatorio Epidemiologico presso l’Agenzia Tutela della Salute delle province di Mantova e Cremona. Collabora con l’Istituto Superiore di Sanità per lo studio dei Siti inquinati d’Interesse Nazionale (SIN), con particolare riferimento al rischio cancerogeno e degli eventi avversi della riproduzione. Svolge consulenze tecniche per la magistratura penale. Numerose le sue pubblicazioni su riviste scientifiche anche di rilevanza internazionale. corinna.paolo@tin.it

1 Comment

1 Comment

  1. Marcello Toffalini

    11/04/2021 at 12:11

    Un piano comunicativo certamente più semplice sarebbe stato dare priorità ai sanitari e parasanitari in servizio effettivo tra i pazienti, e poi ai più fragili, con particolare riferimento agli over 75. Buone ultime le altre età e le categorie. Che ne pensa?

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