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Dall’Università idee su come spendere i soldi del Next Generation EU

Investire su digitalizzazione e transizione ecologica per generare occupazione e appianare le disuguaglianze che la pandemia ha aggravato

Università di Verona
Università di Verona

Come investire i fondi del Next Generation EU? Questo l’interrogativo che ha animato l’evento online Recovery Italia? Riflessioni sull’economia che verrà e sul ruolo dell’informazione, tenutosi martedì 6 aprile per il ciclo Diffusioni: l’Università incontra la città, promosso dall’ateneo di Verona.

La domanda è stata posta a diversi esponenti del mondo accademico, finanziario, imprenditoriale e dell’informazione, che hanno dibattuto di fronte ad una platea virtuale composta prevalentemente da giornalisti, evidenziando priorità e criticità su cui il PNRR (Piano Nazionale di ripresa e Resilienza) dovrebbe intervenire.

Roberto Renò, presidente del Corso di Laurea Magistrale in Banca e Finanza a Verona, ha inaugurato l’incontro presentando alcuni dati propedeutici al confronto, relativi alle problematiche che affliggono l’Italia: il PIL in calo negli ultimi dieci anni, le differenze tra Nord e Sud, l’eccessivo divario tra ricchi e poveri e le disuguaglianze in ambito lavorativo. «I tassi di occupazione femminile italiani sono scandalosamente bassi e i giovani sono esclusi dal mondo del lavoro» ha sottolineato Renò.

«Investire con forza su digitalizzazione e transizione ecologica, per generare occupazione di qualità ed appianare le disuguaglianze che la pandemia ha aggravato», è la possibile soluzione individuata dal giornalista del Il Sole 24 Ore Alberto Magnani, che ha poi concluso sul tema dell’informazione: «In ottica Next Generation Eu è necessaria una copertura giornalistica costante, perché nulla si concluderà con l’approvazione del PNRR: il debito che ne deriva verrà ripagato nel 2058 e dovrà essere monitorata con attenzione anche la sua fase di attuazione».

Sul fronte dell’imprenditoria, la presidente di FederManager Verona Monica Bertoldi ha esposto i risultati di un sondaggio svolto dall’osservatorio 4Manager, che ha interpellato circa 2000 dirigenti sugli aspetti prioritari da finanziare con il Recovery Fund. «Oltre il 70% degli intervistati ritiene indispensabile la digitalizzazione avanzata della pubblica amministrazione e dei servizi, il 61% auspica provvedimenti per ridurre le emissioni e contrastare il cambiamento climatico – ha specificato – mentre solo il 42% mette in risalto il problema della corretta gestione della risorsa idrica, nonostante da questo punto vista la situazione sia imbarazzante: in media, il 50% delle reti idriche italiane perde, causando ingenti sprechi. Probabilmente manca una corretta informazione sul tema».

L’intervento di Beniamino Piccone, private banker e docente della LIUC (Università Carlo Cattaneo), è stato invece innescato da una considerazione di natura etimologica: «Parlare di “Recovery” è sbagliato, visto che dobbiamo fare meglio rispetto al passato. È dunque più opportuno chiamarlo “Next Generation”, iniziando qualsiasi discorso proprio dalle nuove generazioni. La natalità è in declino e la principale disuguaglianza italiana si evidenza tra giovani e vecchi: chi è andato in pensione ora sta bene, ma chi lavorerà? Bisogna modificare la struttura dell’economia italiana, generando occupazione giovanile e femminile e creando nuove infrastrutture digitali, piuttosto che grandi opere ferroviarie, come la Salerno – Reggio Calabria, che magari nessuno utilizzerà. Servono un’analisi seria – cosa Draghi sta facendo, specificando anche costi e benefici degli obiettivi che il PNRR Conte non indicava – e una stampa che non abbia paura di criticare i governanti».

A chiudere la serie dei relatori è Monica Billio, docente di Economia all’Università di Venezia. «Per il futuro delle nuove generazioni è centrale la sostenibilità, sia dal punto di vista ambientale che economico. Il PNRR diventa allora un’occasione irripetibile per costruire un mondo migliore rispetto a quello in cui viviamo, purché non si commetta l’errore di sfruttarlo in un’ottica di sollievo temporaneo. Gli sforzi – ha precisato – devono essere finalizzati ad un rilancio, e non ad una ricostruzione del passato, e a questo dovrebbe contribuire anche l’informazione, mantenendo costante nel tempo il consenso sul documento che il presidente del Consiglio Mario Draghi sta per presentare ma che avrà ricadute di gran lunga successive al suo governo».

Gregorio Maroso

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Gregorio Maroso è laureato in Filosofia, Editoria e giornalismo all'Università di Verona. Da sempre si interroga sulla vita e spera che indagare e raccontare i suoi aspetti nascosti possa fornirgli le risposte che cerca. gregoriomaroso@gmail.com

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