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Interviste

«Competenze e progetti condivisi. Solo così Verona potrà crescere»

INTERVISTA – Della Bella (Apindustria) elenca le palle al piede che frenano l’economia scaligera e propone soluzioni da leader politico

Renato Della Bella
Renato Della Bella

INTERVISTA – Apindustria Confimi Verona è un’associazione che dal 1962 sostiene e tutela le piccole e medie imprese del territorio scaligero. Sono circa 800 le aziende associate, appartenenti ai comparti più incisivi della manifattura locale (metalmeccanico, ma anche edile, tessile, agroalimentare, del legno e del marmo), a cui vengono offerti sostegno sindacale, consulenze di vario genere e proposte di formazione.

Anche grazie ai servizi offerti, Apindustria si evidenzia tra le realtà più rilevanti dell’economia di Verona anche nel periodo di crisi pandemica, acquisendo uno spazio autorevole nel dibattito sulle opportunità di crescita che la fase di ripresa presenterà al nostro territorio.

Per comprendere meglio l’applicabilità di queste prospettive, abbiamo intervistato il presidente Renato Della Bella.

– Della Bella, quali obiettivi di sviluppo deve porsi Verona per il post pandemia?

Della Bella. «Verona ha grandi prospettive di crescita, ma devono essere alimentate da scelte precise, soprattutto dal punto di vista infrastrutturale. Creare collegamenti aeroportuali all’avanguardia consentirebbe di allargare l’offerta turistica limitata al lago, ridefinendo la ricettività cittadina troppo legata all’Arena, e di dare impulso alla manifattura, sulla quale il nostro territorio non sta investendo. La Fiera deve trovare la sua collocazione a livello internazionale, mentre il Quadrante Europa deve essere aggiornato attraverso nuove connessioni, con Isola della Scala per esempio. Ma per essere competitiva Verona ha bisogno anche di aggregare altre realtà circostanti con cui fare strategia comune».

– Quali realtà?

Della Bella. «Brescia, Trento, Mantova, Vicenza, Modena… una strategia condivisa con queste province potrebbe originare un’area metropolitana in grado di competere con quella milanese o bolognese. Solo così Verona può avere un grande futuro, ma ci vuole una visione strategica che non mi sembra le appartenga».

– Come dovrebbe agire la politica per sfruttare le risorse che la città possiede?

Della Bella. «Dovrebbe analizzare cosa non ha funzionato nel recente passato e pianificare il futuro prossimo, operando scelte condivise con cittadini ed associazioni datoriali. Tuttavia, se Verona non ha performato negli ultimi 15 anni, la responsabilità non è solo della politica, ma della classe dirigente in generale: non abbiamo agito in maniera unita e coesa per la difesa delle eccellenze del nostro territorio. Solo invertendo questa tendenza, potremo avere un grande futuro».

– Manca una visione comune…

Della Bella. «Ognuno ha la propria visione, ma è necessario trovare delle modalità per condividerle, in modo che tutti spingano per concretizzare gli obiettivi fondamentali comuni. Ci vuole una mentalità imprenditoriale: fissare dei target e fare il massimo per raggiungerli».

– Perché Verona non riesce ad avere una visione comune?

Della Bella. «Ci sono troppe divisioni all’interno della classe dirigente, motivo per cui mancano confronti costruttivi sugli interessi comuni. Vedo polemiche sulle persone, ma non dibattiti sulle idee: abbiamo bisogno di leader che vengano scelti in base al loro background, e non a logiche politiche, e di aprire a tutti il confronto senza quei retropensieri che impediscono a Verona di costruire una visione d’insieme in cui calare i singoli progetti».

Renato Della Bella

Renato Della Bella

– Ci sono dei margini nel post pandemia per realizzare questi presupposti?

Della Bella. «In questo momento ci sono sul tavolo strategie per rimettere in gioco i nostri asset fondamentali: mi riferisco a Cariverona per esempio, che sarebbe disposta a concedere dei finanziamenti all’aeroporto. Ma i margini ci sono se si fa autocritica sulle gestioni passate e si decide di supportare le visioni emergenti in un contesto unitario, oppure se si avanzano progetti alternativi concreti a queste nuove proposte».

– In questo senso, una spinta può arrivare dall’Europa?

Della Bella. «Il Recovery Plan è una grande opportunità, anche se a Verona le risorse ci sono a prescindere. L’aiuto europeo può essere decisivo per la realizzazione di nuove infrastrutture, se invece viene sfruttato per far sopravvivere realtà prive di pianificazione, che già non performavano prima del Covid, nel 2022 siamo ancora al punto di partenza. È necessario rilanciare prima le visioni ed i progetti industriali, altrimenti c’è il rischio di sprecare i soldi che potrebbero arrivare».

– Voi, come esponenti delle piccole e medie imprese, vi sentite coinvolti su questo fronte?

Della Bella. «In generale, ciò che ci interessa di più è l’impatto che le migliorie infrastrutturali realizzabili con i fondi europei potranno avere sul territorio in cui operiamo, visto che le nostre aziende non aspettano soldi per sopravvivere. Se poi queste risorse possono essere impiegate per far acquisire alle imprese le competenze manageriali richieste dal contesto attuale, allora si può avviare un discorso che ci porti a crescere in dimensioni, know how e capacità di investimento. Ma devono essere aiuti che ci accompagnino in un percorso orientato, solo così saranno soldi ben spesi».

– Che contributo possono dare le Piccole e Medie Imprese (PMI) in queste prospettive future?

Della Bella. «Le nostre PMI devono essere pronte ad intercettare le nuove sfide, per intraprendere un percorso di crescita e per continuare a dare quel sostegno fondamentale che forniscono da sempre all’economia italiana. Bisogna però investire su queste realtà, perché la grande industria è sempre più marginale e senza di noi l’Italia va incontro a grossi problemi».

– La crisi pandemica ha implementato il fenomeno dell’infiltrazioni mafiose nelle PMI?

Della Bella. «In questo momento l’inquinamento malavitoso non è evidente, ma è una problematica presente. Il rischio c’è: anche se la manifattura veronese ha retto l’urto della crisi, il fenomeno è in incremento. Averne però la tempestiva consapevolezza ci permette di arginarlo, prima di tutto ammettendo che il problema esiste e poi adoperandoci per informare gli imprenditori su queste situazioni non chiare».

– Potrebbe ostacolare la ripresa di Verona?

Della Bella. «No, conoscere la situazione e parlare di inquinamento malavitoso è già il primo passo per affrontarlo. Il nostro territorio ripartirà dalla consapevolezza di quello che è stato e di quello che deve essere migliorato: questo deve valere in generale».

Gregorio Maroso

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Gregorio Maroso è laureato in Filosofia, Editoria e giornalismo all'Università di Verona. Da sempre si interroga sulla vita e spera che indagare e raccontare i suoi aspetti nascosti possa fornirgli le risposte che cerca. gregoriomaroso@gmail.com

3 Comments

3 Comments

  1. Enrico

    08/04/2021 at 13:48

    Vi sono delle osservazioni condivisibili in quanto dichiarato da Della Bella, ma fondamentalmente mi pare siano assai pertinenti le osservazioni presenti nel commento del sig. Toffalini. Inutile questa frenesia di nuove ipotetiche “infrastrutture” quando poi da questo territorio permettiamo viceversa che siano fatte sparire realtà economiche/finanziarie di altissimo profilo e di antico e sano radicamento nel territorio come Cariverona, Banco Popolare e più Recentemente Cattolica Assicurazioni!
    Dov’era la politica veronese? Ma dov’era anche l’imprenditoria legata al suo territorio? Abbiamo a suo tempo affossato un “Polo Finanziario” per far posto ai parcheggi della fiera quando è evidentissimo da decenni che la scelta giusta era portare la fiera fuori dalla città (magari ben collegata e con ampi parcheggi)…purtroppo 20 anni fa Comune, Camera di Commercio e rappresentanti di albergatori e ristoratori hanno scelto che era meglio (secondo loro) che la fiera restasse lì (per non perdere l’indotto)…
    È questo misero “cabotaggio” che rende povera e poco credibile l’azione politica veronese.
    E quando poi si parla di condivisione con i cittadini siamo davvero consapevoli della distanza che vi è, rispetto la realtà, nell’affermare ciò? Migliaia di cittadini (oltre al buon senso e le leggi urbanistiche stesse) reclamano più verde e vivibilità, il comune promette di realizzare finalmente un grande parco urbano (che riqualificherebbe l’intera città oltre che restituire almeno un quarto di quei 2 milioni di mq di verde sottratti negli anni) promettendo di condividere con i cittadini l’iter necessario per giungere all’obiettivo, ma poi si siede privatamente a tavolino con FS e concede tutto ciò che viene chiesto in termini di possibilità speculative dimentichi delle formali promesse fatte ai propri elettori!
    Nulla cambierà realmente e migliorerà se non si inizierà a far prevalere realmente il bene e l’interesse collettivo ai giochi politici ed affaristici.

  2. Marcello Toffalini

    03/04/2021 at 15:59

    Giusto l’impegno contro l’inquinamento malavitoso, che a Verona è fin troppo esteso, purtroppo, ma di INFRASTRUTTURE non ce ne sono già abbastanza? Possiamo pensare ad un veloce collegamento ferroviario con il Catullo, sì, non altro mi pare. Vediamo piuttosto di servire i quartieri della città dall’invasione del cemento. Grazie.

  3. ODC

    02/04/2021 at 15:51

    Finalmente un protagonista della vita veronese che parla chiaro e si fa capire.

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