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Territorio

Bene il riuso ma con quale idea di città? Le incognite della Variante 29

Il progetto si basa sul recupero dell’esistente evitando il consumo di suolo. Una sfida che a Verona riaccende lo scontro tra pubblico e privato

Variante 29, mappa
Variante 29, mappa

Una data come meta finale, il 2030. E gli obiettivi da perseguire scritti in grande sulla pagina di presentazione, nel sito istituzionale del comune di Verona. Obiettivi ambiziosi: “contenimento del consumo di suolo, rigenerazione e riqualificazione dei tessuti della città esistente”. Due facce della stessa medaglia, assicura lo stesso comune di Verona, presentando la cosiddetta Variante 29, ovvero “Pianificazione strategica ed operativa 2020-2022”. Tradotto, si tratta dello strumento urbanistico, attualmente ancora in fase di stesura, che disegna lo sviluppo della città per i prossimi anni, e che si fonda sul recupero dell’esistente senza consumo di nuovo suolo. Una sfida che riaccende in città lo scontro tra pubblico e privato, tra due visioni del futuro, soprattutto dopo che l’amministrazione comunale ha deciso di riaprire il bando fino al 3 aprile.

Il bando per la presentazione delle manifestazioni di interesse sarebbe infatti scaduto il 30 dicembre scorso. Entro quella data sono state in tutto 145 le manifestazioni arrivate agli uffici dell’Urbanistica di palazzo Barbieri. Le richieste degli operatori privati e pubblici arrivate e accettate sono per il 45% a servizi (scuole, case di riposo, impianti sportivi); per il 16% residenziale; per il 14% commerciale; per il 13% terziario-direzionale; per l’8% turistico-ricettivo; e per il 3% produttivo; quasi zero la percentuale destinata al settore primario. Di queste, 78 proposte appartengono alle aree degradate o inutilizzate da rigenerare e riconvertire. Le rimanenti riguardano le aree soggette a degrado ambientale, il riuso temporaneo di edifici dismessi o inutilizzati, le segnalazioni dirette dei cittadini.

Tra le 78 proposte di riqualificazione delle aree degradate le principali riguardano l’ex carcere Campone, dove troverebbero spazio negozi e uffici per il vicino Tribunale; e poi Villa Pullè, l’ex Couver, la sede della Croce Verde di via del Capitel, l’ex camera di commercio Domus Mercatorum, l’ex caserma Riva di Villasanta dell’Azienda ospedaliera, la storica fabbrica Isap nell’ansa dell’Adige, l’ex Sapel di Montorio, le cartiere Fedrigoni, al Nassar l’area del Paqe, l’ex Galtarossa, una parte dell’ex Tieberghien, l’ex Croce Rossa Italiana, l’ex Bendazzoli in Borgo Venezia, l’ex Centrale del latte. E tanti altri capannoni dismessi.

Area ex Couver a Chievo, Verona

Area ex Couver a Chievo, Verona

Sono state invece 11 le proposte di riqualificazione ambientale, quasi tutte per capannoni dismessi, industriali o agricoli, anche fuori dal contesto cittadino. Tre le manifestazioni d’interesse di immobili esistenti: una per la galleria d’arte Deiorio, un’altra per trasformare un capannone della Zai in birreria e palestra verticale, la terza per un lotto in zona produttiva alla Bassona. Infine 53 privati cittadini hanno segnalato fenomeni di degrado.

Anche i comitati cittadini hanno presentato delle manifestazioni: il comitato fossi di Montorio per l’ex Sapel e per la chiesetta di Santa Maria della Rotonda e il comitato Un parco per la città per una proposta sull’ex cava Speziala.

Un’infornata di progetti che ha portato nelle scorse settimane sindaco Federico Sboarina e assessore Ilaria Segala in tour per la città, con tanto di tappe ideate e disegnate proprio per coprire tutte le aree interessate: «Solo sul posto ci si può rendere conto delle reali potenzialità di ciascuna area e delle opportunità che la rigenerazione offre».

Ma queste 145 manifestazioni di interesse non devono essere sembrate sufficienti per l’amministrazione comunale, che ha infatti deciso di prorogare fino al 3 aprile la possibilità di aderire al bando. Al momento sono una quindicina le manifestazioni arrivate dopo la prima scadenza del 30 dicembre, come ad esempio l’ex cinema Ariston a Porta Vescovo, per il quale la proprietà chiede la trasformazione dell’edificio in nuove abitazioni, mentre in Basso Acquar si prospetta la realizzazione di una residenza per anziani, e nuove abitazioni sono previste per i quartieri di Borgo Roma e Madonna di Dossobuono recuperando aree ora abbandonate.

Cemento in ZAI

Cemento in ZAI

Per provare a fare chiarezza sul sito del Comune, nelle pagine del Sigi (Sistema informativo geografico integrato) è disponibile la specifica mappa dedicata alla fase istruttoria della Variante 29, in cui sono inserite tutte le manifestazioni pervenute e le relative destinazioni richieste dai proprietari.

«L’interesse verso la Variante 29 e le opportunità di sviluppo ad essa legate è davvero tanto – afferma l’assessore all’Urbanistica Ilaria Segala –. Lo dimostra il numero di proposte che continuano ad arrivare. Perciò abbiamo predisposto questa nuova mappa, uno strumento facile e consultabile da tutti. Quanto ai tempi, l’arrivo di nuove proposte non modifica la nostra tabella di marcia – precisa l’assessore –. Gli uffici stanno andando avanti con l’istruttoria di tutte le pratiche, nei prossimi giorni inizieremo i confronti via call con privati e progettisti, il nostro obiettivo è quello di approvare in giunta la Variante 29 entro maggio, per proseguire subito dopo con l’esame del documento in commissione Quarta e poi in consiglio comunale». Il che significherebbe, se tutto va liscio, avvio dei primi cantieri ad inizio 2022.

Tutto bene dunque? No, a quanto pare. Michele Bertucco, di Sinistra in Comune, parte all’attacco: «L’assessore Segala continua a magnificare le proposte arrivate per la Variante 29, ma in realtà le manifestazioni di interesse sono in buona parte vecchie proposte del Piano degli Interventi decadute da tempo e ora riproposte. Come la Campagnetta, che ora chiede 10 mila metri quadrati di produttivo accanto a 5 mila di commerciale e 5 mila di direzionale; il Nassar, in cui i proponenti vorrebbero, in area agricola, alzare i palazzi, già bocciati, da 11 a 18 metri per un totale di 54 mila mq di residenziale, 9 mila di direzionale e 9 mila di commerciale, sempre sulle sponde dell’Adige; l’ex Sapel di Montorio, altro mega progetto già decaduto in passato, per un totale di 12 mila di residenziale, 5.500 di uffici e 2 mila di commerciale. Non è riaprendo i termini per la Variante 29 che si riqualifica una città. Quello che manca a questa amministrazione è l’idea della Verona del futuro».

16 gennaio 2021, parte il tour per conoscere la Variante 29

16 gennaio 2021, parte il tour per conoscere la Variante 29

Netto dissenso arriva anche dal Pd: «Che Verona fosse una città economicamente dinamica e piena di iniziativa privata lo sapevamo già – è il commento dei tre consiglieri dem Federico Benini, Elisa La Paglia e Stefano Vallani –. Non serviva che il sindaco e l’assessore all’Urbanistica prendessero in prestito un autobus per scarrozzare i consiglieri comunali a conoscere le manifestazioni di interesse fatte dai privati su aree private. Quello che continua a mancare anche in questa Variante 29 è il ruolo del pubblico chiamato a trasformare le iniziative dei privati in una idea e una visione di città, per uno sviluppo il più armonico possibile che non distingua tra quartieri di serie A e quartieri di serie B e che non lasci indietro nessuno. Preoccuparsi del verde, della mobilità e della vivibilità dei quartieri non è un compito dei privati ma degli amministratori pubblici. Da una amministrazione seria ci aspetteremmo prima di tutto una seria valutazione dei bisogni della città».

Ancora più netto il parere di Flavio Tosi: «Sboarina – dichiara l’ex sindaco – vende ai cittadini una variante urbanistica, la 29, ancora da approvare. Si comporta come se fosse sindaco da un giorno e non da quasi quattro anni; fa i sopralluoghi di opere non solo di cui non c’è nemmeno il progetto e la copertura economica, ma contenute in una variante urbanistica nemmeno approvata, quindi con l’iter amministrativo ancora al palo. Sboarina organizza il suo tour come se avesse ancora un intero mandato davanti. Ma non è così».

Carlo Garzotti



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Giornalista professionista, collabora con giornali, riviste e testate web di Verona e nazionali. In città ha coordinato la redazione del settimanale L'Adige di Verona, ed è tra i fondatori della testata all news VeronaSera, della quale è stato anche direttore responsabile. Scrive di politica, attualità, economia, sport, e di tanto altro ancora. carlo.garzotti@gmail.com

1 Comment

1 Comment

  1. Alberto Ballestriero

    25/03/2021 at 19:24

    Cosa c’è di riqualificante nel coprire di cemento una delle ultime aree agricole in rapporto con l’Adige come al Nassar? Le parole hanno perso ogni rapporto con la realtà e vengono usate dai politici di turno per far credere qualsiasi cosa faccia loro comodo.

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