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Interviste

Lavoro post laurea? «A Verona ci vorrebbe un patto tra istituzioni»

INTERVISTA – Diego Begalli, Univr: «Ognuno procede con le sue iniziative che avrebbero maggiore efficacia se fossero coordinate e condivise»

INTERVISTA – Nel 2019, a un anno dalla laurea, 2768 su 4818 giovani usciti dall’Università di Verona risultano occupati, di cui 621 a tempo indeterminato e 1214 con contratti precari. I dati sono contenuti nel Rapporto 2020 su profilo e condizione occupazionale dei laureati pubblicato da Almalaurea.

L’Università di Verona, a sostegno di questi giovani, ha attivato da tempo dei servizi per i laureati come incontri di orientamento in uscita, una bacheca di annunci lavorativi selezionati, incontri con aziende ed enti, un sistema web di gestione delle offerte di stage. A seguire l’orientamento in uscita per l’Università di Verona è il professore Diego Begalli, delegato del rettore al trasferimento della conoscenza e rapporti con il territorio. Lo abbiamo intervistato.

Diego Begalli

– Come commenta i dati pubblicati da Almalaurea riferiti a Verona?

Diego Begalli. «I dati del report sono positivi. Avere un contratto a tempo indeterminato ad un anno dalla laurea è raro. Avrebbe maggior senso commentare questi dati sui 5 anni per comprendere meglio il fenomeno. Le difficoltà nelle assunzioni dipendono dalla tipologia delle aziende che reclutano: abbiamo dei settori come quello digitale in cui i laureati “vanno a ruba” prima ancora della laurea, mentre in settori “normali” c’è un periodo di contratti determinati, solitamente della durata di 3 anni, prima di poter ottenere una posizione stabile».

– Dove finiscono i giovani laureati veronesi? Trovano lavoro a Verona? Sembrano mancare dati e analisi al riguardo…

Diego Begalli. «I dati ci sono ma sono parziali: alcune Facoltà hanno delle associazioni che permettono ai laureati di rimanere in contatto e annualmente vengono fatte delle indagini su dove siano occupati. Un esempio è Assoenologi con cui l’Università di Verona ha un accordo per la raccolta di dati in tal senso. È vero che questa attività di ricerca andrebbe organizzata meglio per avere i dati complessivi di tutto l’ateneo e di tutti i laureati veronesi. A tal proposito sto lavorando al progetto di una comunità Alumni, strumento principe per poter svolgere queste analisi».

– Quale importanza dà a questi dati l’Ateneo veronese e che sensibilità si percepisce a riguardo da parte dell’Amministrazione comunale?

Diego Begalli. «Il Rettore ed io siamo convinti che l’attrattività dell’ateneo dipenda proprio da questi dati. Se l’università performa bene in termini di occupabilità dei suoi laureati si ha un maggior potere attrattivo. Una matricola, in fase di iscrizione, ovviamente cerca di capire quale ateneo ha un maggior numero di laureati occupati sul territorio. L’ateneo deve investire su questo e per tale motivo io ho spinto e sto spingendo sulla comunità Alumni».

– L’Università di Verona offre strumenti per l’orientamento in uscita e il job placement. Come fa l’Università a capire se sono strumenti efficaci?

Diego Begalli. «A medio termine lo si capisce guardando al tasso di occupazione dei nostri laureati. A breve termine registriamo i risultati in base alla partecipazione degli studenti. Nell’ambito del Recruiting day, ad esempio, sappiamo quante sono le candidature presentate dagli studenti e le offerte delle aziende. Infine abbiamo anche dei questionari sul gradimento da parte delle aziende rispetto a questi eventi».

– I dati dei questionari sono stati pubblicati?

Diego Begalli. «Non pubblichiamo i questionari. Pubblicare però i dati raccolti con questo strumento potrebbe essere un’idea… I risultati del Recruiting day 2020 sono stati positivi sia per studenti che per le aziende».

– Che rapporti ha oggi l’ateneo veronese con il territorio e le aziende?

Diego Begalli. «Innanzitutto stiamo costruendo e avviando un corso di laurea professionalizzante per tecnici alimentari, il suo sviluppo sta avvenendo con un team accademico e un gruppo di aziende che ha mostrato grande sensibilità. Stiamo dialogando con il mondo del lavoro per portare in aula le loro esperienze e per costruire stage ad hoc per i nostri studenti. Fra i partner abbiamo molte aziende veronesi ma anche dell’area lombardo-veneta, come la Virgilio di Mantova e la Cameo di Brescia».

– Come commenta le politiche giovanili veronesi e nazionali relative ai laureati?

Diego Begalli. «Verona avrebbe necessità di un patto fra istituzioni. Siamo una città con un tessuto lavorativo ricchissimo, penso ad esempio alle tante iniziative del terzo settore, ma da molti anni si fa fatica a valorizzare e a mettere a sistema questa ricchezza».

– A gennaio 2020 però è stato firmato un patto di collaborazione fra Università e Comune. Non è sufficiente?

Diego Begalli. «Si tratta di un accordo quadro bilaterale sui temi di ricerca e formazione. L’accordo quadro è un programma condiviso tra istituzioni e nel nostro caso serve per coordinare la gestione dei finanziamenti dei progetti svolti dall’Ateneo e dal comune. Attualmente l’accordo si sta arricchendo di molteplici progetti, uno di questi riguarda ad esempio l’apprendistato di alta formazione. Il patto di cui parlavo dovrebbe coinvolgere invece più istituzioni ed essere concentrato sulla tematica del job placement, attività che non può essere svolta esclusivamente da Università di Verona e Comune».

– C’è poco interesse da parte di alcune istituzioni o manca uno spazio di dialogo?

Diego Begalli. «Gli sforzi e l’interesse di aziende e istituzioni ci sono. A mancare è la struttura, uno spazio, che riunisca gli sforzi di Università, Comune, mondo del lavoro, sindacato e in generale tutte quelle istituzioni e associazioni che si spendono sul tema dell’occupazione giovanile. Ognuno procede con le proprie iniziative ma se fossero coordinate e condivise avrebbero un’efficacia e un peso maggiori».

Michael Campo

Written By

Michael Campo è nato a Verona nel 1994. Diplomato all'Istituto d'Arte "N.Nani" e laureato in Scienze della Comunicazione all'Università di Verona. Da sempre sono affascinato dal mondo dell'arte e della cultura in ogni sua forma e mi piace parlarne per avvicinare quante più persone a questi ambiti. Le mie passioni "nascoste" sono i videogiochi e il lavoro che sta dietro alla loro realizzazione, dalla programmazione alla realizzazione artistica. Sono fortemente convinto che il giornalismo debba avere valenza sociale e aiutare le comunità a mettersi in discussione per migliorarsi, senza mai scadere in critiche gratuite, e dovrebbe aiutare i lettori a decifrare il complesso flusso di informazioni a cui siamo esposti ogni giorno. Attualmente partecipo all'iniziativa "Reporter di quartiere" di Verona In per la zona di Borgo Roma. michaelfield9419@gmail.com

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