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Federico Sboarina, Alessandro Mazzucco, Marino Folin
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Territorio

Il Piano Folin inciampa sul mega hotel 5 stelle superior

Confcommercio e Federalberghi hanno detto un no chiaro e tondo al progetto di Cariverona: «In città posti letto in esubero».

Sembrava cosa fatta, un percorso cominciato poco più di due anni fa e destinato a paracadutare nel pieno centro di Verona, nel quadrilatero ex Unicredit, a due passi dal quartiere Carega, un mega hotel 5 stelle superior con tanto di sala congressi ad uso e consumo di una clientela extra lusso.

L’hotel è previsto dal piano Folin, dal nome dell’architetto e urbanista Marino Folin, già rettore dello Iuav di Venezia, e ideatore del masterplan che doveva cambiare volto a una parte significativa di centro storico. Un super albergo firmato Marriott, catena alberghiera statunitense con 180 hotel di lusso nel mondo, il cui progetto è stato presentato negli uffici di palazzo Barbieri lo scorso novembre: piano di investimenti da 80 milioni di euro, 140 camere da minimo 500 euro a notte, 300 nuovi posti di lavoro, con ristorazione, centro congressi e wellness. Da realizzare grazie al decreto Sblocca Italia, quindi con un iter agevolato e più veloce.

«Verona si conferma città capace di attrarre investitori anche in tempo di Covid, che riconoscono non solo la vocazione internazionale della città – erano state le parole del sindaco Federico Sboarina nel presentare il progetto dell’hotel, affiancato dall’assessore alla Pianificazione urbanistica Ilaria Segala –, ma anche una vivacità economica che è pronta a ripartire non appena terminata l’emergenza. In secondo luogo, stiamo parlando di una struttura ricettiva senza precedenti per Verona, con una clientela nuova e un indotto che avrà ricadute positive su più ambiti».

Ma ora, due anni dopo la presentazione del piano Folin, dopo qualche scontro tra Comune e Fondazione Cariverona, e qualche mese dopo l’annuncio del progetto del mega hotel Marriott, è arrivata una mazzata che potrebbe essere decisiva. Ed è arrivata da Confcommercio Verona e Federalberghi-Confcommercio Verona, che nel corso di un incontro con l’amministrazione comunale hanno detto un no chiaro e tondo alla realizzazione di nuovi alberghi in centro senza una preventiva pianificazione.

Tutto questo poche settimane dopo un’altra bocciatura, quella della Prima circoscrizione, che a gennaio di quest’anno si è espressa a maggioranza contro il permesso a costruire. Un no secco a quello che Patrizia Real Estate Investment Management, la società incaricata di sviluppare il progetto, definisce “Valorizzazione comparto immobiliare denominato Garibaldi 1 – sito in Verona – via Garibaldi, via Sant’Egidio, via Emilei e via San Mamaso”.

E adesso? Adesso il piano Folin torna prepotentemente al centro del dibattito. Ufficialmente, lo “Studio sulla valorizzazione economica e sociale di alcuni immobili situati nel centro storico di Verona” era stato presentato dopo un paio d’anni di ricerche e analisi da Fondazione Cariverona e Comune di Verona nel dicembre del 2018, presidente Alessandro Mazzucco e sindaco Federico Sboarina in testa.

Come descritto dallo stesso architetto Folin, il piano avrebbe dovuto procedere per 4 step: “Il City Hub di via Garibaldi, composto di Centro congressi e spazio enogastronomico, per qualificare la città come grande polo congressuale, facendo rete con la Gran Guardia e la Fiera; Lab Urbs, luogo di cultura per visitatori e cittadini, con esposizioni permanenti e temporanee sulla storia, il presente e il futuro di Verona, un museo laboratorio della città collocato a palazzo del Capitanio e a Castel San Pietro; Palazzo Forti come spazio di alta formazione culturale; il Monte di Pietà luogo di ricerca e innovazione aperto alle imprese creative”. Questi gli obiettivi dell’ideatore del piano, che quindi avrebbe dovuto sconvolgere come primo step proprio il quadrilatero del centro storico ex Unicredit.

Il no di Confcommercio sull’ipotesi di realizzare un albergo cinque stelle superior in via Garibaldi sembra netto, anche perché secondo il presidente di Confcommercio Paolo Arena, il direttore generale Nicola Dal Dosso e il presidente degli albergatori Giulio Cavara gli obiettivi originari sarebbero superati dai tempi: “L’idea non regge rispetto a un’offerta congressuale già dimensionata in città e nella cintura di Verona: basti pensare a Fiera, Gran Guardia, Cattolica center, e che lo è ancora di più alla luce degli effetti deflagranti dell’emergenza Covid. Ulteriore elemento negativo di un centro congressuale nel sito ex Unicredit, inoltre, è rappresentato dal fatto che è privo di posti auto e molto distante da tutti i parcheggi pubblici, del tutto inadeguato sul piano logistico”.

Teoria che sarebbe confortata anche dai numeri forniti dalla stessa Confcommercio: “Il centro storico di Verona è saturo di alberghi: anche volendo considerare solo quelli sopra la linea dell’Adigetto, sono almeno 15, più del doppio di quelli considerati nello studio Folin. E 3 di questi alberghi (per un totale di quasi 200 camere) sono 5 stelle. Lo studio, inoltre, non riporta la situazione dell’extra alberghiero in centro storico, che conta circa 2.600 appartamenti (Fonte: Airbnb, Booking.com). I 69 alberghi attualmente esistenti a Verona corrispondono a un totale di circa 3.600 camere; gli alberghi del centro da soli sommano circa 1.000 camere; a questi si affiancano oltre 2.600 appartamenti in locazione turistica cui si aggiungono ancora Bed & Breakfast e alloggi turistici”.

In base ai dati rilevati da Confcommercio Verona e Federalberghi Verona, “l’occupazione media è del 79% in centro e del 62% fuori dal centro; e soprattutto, essa non raggiunge mai il 100% nemmeno nei picchi massimi di altissima stagione. E questo, si badi, attenendosi ai dati del 2019, quindi del mercato pre-covid”.

Risultato? “In assenza di una logica di arricchimento funzionale del centro storico, un nuovo albergo potrebbe rivelarsi un errore”. Quello che serve dunque, sono le conclusioni di Confcommercio, è “un disegno generale, il che può avvenire solo mettendo mano a un nuovo Pat (Piano di assetto del territorio) e conseguentemente ad un nuovo PI (Piano degli interventi), escludendo singoli interventi in deroga estemporanei ed in ordine sparso come avverrebbe invece con la scorciatoia dello Sblocca Italia”.

La risposta del sindaco Sboarina non si è fatta attendere: “Sul piano Folin sarà il consiglio comunale a esprimersi facendolo sulla base dei documenti e dei progetti concreti. Parallelamente – ha concluso il sindaco – c’è il tempo per il confronto con chi vuole fare squadra per lo sviluppo di Verona”. Quanto allo Sblocca Italia, per Sboarina “favorisce la crescita, al contrario del Pat che avrebbe tempi burocratici biblici. Non a caso il legislatore ha creato lo Sblocca Italia perché il mondo va veloce e i vari anni necessari per una variante urbanistica tolgono competitività alle città”.

Nel frattempo però il no di Confcommercio sta già raccogliendo consensi a palazzo Barbieri. Come quello di Tommaso Ferrari della lista Traguardi: “Non possiamo che condividere le perplessità rispetto al piano Folin espresse da Federalberghi e Confcommercio – sostiene Ferrari –. Anche perché è inaccettabile subire passivamente un progetto che oltre a mettere a repentaglio il delicato equilibrio e la vivibilità di una parte della città antica, in questo momento costituirebbe anche un grave danno al settore dell’ospitalità cittadino, già in ginocchio per il Covid”.

Sulla stessa lunghezza d’onda anche Michele Bertucco di Verona e Sinistra in Comune: “Anche gli associati di Confcommercio si sono resi conto di quanto noi diciamo da tempo, ovvero che è da pazzi pensare di piantare un mega albergo di lusso da 140 camere nel cuore del centro storico in deroga all’attuale pianificazione urbanistica – dice Bertucco –. Altra cosa incomprensibile del piano Folin è che è stato annunciato come un piano che avrebbe dovuto rivoluzionare la città storica sotto l’aspetto edilizio e storico-monumentale a partire da Castel San Pietro passando per Palazzo Forti e l’ex Monte di Pietà, ma l’unica cosa che finora viene avanti è il mega albergo di lusso all’ex direzione generale Unicredit”.

Carlo Garzotti

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Giornalista professionista, collabora con giornali, riviste e testate web di Verona e nazionali. In città ha coordinato la redazione del settimanale L'Adige di Verona, ed è tra i fondatori della testata all news VeronaSera, della quale è stato anche direttore responsabile. Scrive di politica, attualità, economia, sport, e di tanto altro ancora. carlo.garzotti@gmail.com

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