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Vangelo

Credenti non si nasce, ma si diventa. Come? Amando

Siamo chiamati non a «convertire» le persone, ma ad amarle. Solo così si parla di Dio e si vive il Cristianesimo

L'adorazione dei magi, tempera e oro su tavola, Gentile da Fabriano, 1423 (Galleria degli Uffizi, Firenze)
L'adorazione dei magi, tempera e oro su tavola, Gentile da Fabriano, 1423 (Galleria degli Uffizi, Firenze)

Dal Vangelo di Giovanni
In quel tempo, Gesù disse a Nicodemo: «Come Mosè innalzò il serpente nel deserto, così bisogna che sia innalzato il Figlio dell’uomo, perché chiunque crede in lui abbia la vita eterna. Dio infatti ha tanto amato il mondo da dare il suo Figlio unigenito, perché chiunque crede in lui non muoia, ma abbia la vita eterna. Dio non ha mandato il Figlio nel mondo per giudicare il mondo, ma perché il mondo si salvi per mezzo di lui. Chi crede in lui non è condannato; ma chi non crede è già stato condannato, perché non ha creduto nel nome dell’unigenito Figlio di Dio. E il giudizio è questo: la luce è venuta nel mondo, ma gli uomini hanno preferito le tenebre alla luce, perché le loro opere erano malvagie. Chiunque infatti fa il male, odia la luce e non viene alla luce perché non siano svelate le sue opere. Ma chi opera la verità viene alla luce, perché appaia chiaramente che le sue opere sono state fatte in Dio. Giovanni 3, 14-21.

Uno dei primi preti operai francesi Paul Xardel, diceva: «Noi non siamo cristiani perché amiamo Dio. Siamo cristiani perché crediamo che Dio ci ama». É questo il messaggio dell’incontro tra Gesù e Nicodemo.

Avere fede non vuol dire dimostrare con la ragione che Dio esiste, ma significa imparare a lasciarsi amare da Qualcuno. Il primo passo da fare nel cammino di ricerca di una fede adulta è rendersi conto che tutto è “dono”:  la vita, le persone, la natura, i fiori, le montagne…Dio. Quando stiamo bene? Quando ci sentiamo amati. É in quel momento che anche noi diventiamo capaci di amare. Noi, in fondo, non siamo altro che quello che abbiamo ricevuto.

Chi era Nicodemo? Per Giovanni Nicodemo è il simbolo dell’uomo in ricerca. Rappresenta ognuno di noi. Nicodemo era un fariseo. Oggi diremmo faceva parte della “casta”. Tuttavia è anche uno che conserva la sua libertà di pensare, il suo coraggio di cercare senza pregiudizi.

Di fronte alle novità di Gesù non si chiude nelle sue certezze e chiede a Gesù di poterlo incontrare di notte, per paura dei giudizi degli altri. Gesù ammira la sua ricerca e lo invita a “rinascere dall’alto”, a cambiare il modo di pensare Dio. Gli ricorda una cosa fondamentale: «Dio non ha mandato il Figlio per giudicare il mondo, ma per salvarlo».

Dio vuole una cosa soltanto: che tutti possano essere felici. Dio non fa preferenze di popoli o di culture. E nemmeno di religioni. Non devono esistere privilegi. Nessuno deve sentirsi discriminato.

Giovanni ci ricorda spesso nel suo vangelo che “credere” non è un fatto di “conoscenza”, ma una scelta di vita, una esperienza vissuta. Gesù prima di dire che “Dio è amore” lo ha dimostrato con i fatti, con la sua vita. Sono i suoi gesti, il guarire, il servire, il lavare i piedi, lo stare con gli ultimi, che ci dimostrano che “Dio è amore”.

Noi siamo chiamati, non a “convertire” le persone al cristianesimo, ma ad amarle. É amando che parli di Dio. Un sorriso conquista più di molte parole.

Il grande teologo Bonhoeffer, quando era giovane studente di teologia, aveva sintetizzato il suo programma di vita con una frase: «Vorrei imparare a credere». Potrebbe essere il programma di ognuno di noi. Credenti non si nasce, ma si diventa. Ogni giorno.

Don Roberto Vinco
Domenica 14 marzo 2021

Ogni giorno anche tu puoi salvare il mondo
«Un uomo che coltiva il suo giardino.
Chi è contento che sulla terra esista la musica.
Il ceramista che immagina un colore e una forma.
Chi accarezza un animale addormentato.
Chi giustifica o vuole giustificare un male che gli hanno fatto.
Chi preferisce che abbiano ragione gli altri.
Queste persone, che si ignorano, stanno salvando il mondo».
Jorge Luis Borges (1899 – 1986 ) dalla poesia “I giusti”.

 

 

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Don Roberto Vinco, docente di filosofia allo Studio Teologico San Zeno e all'Istituto Superiore di Scienze Religiose San Pietro Martire di Verona, è collaboratore nella parrocchia di Novaglie. roberto.vinco@tin.it

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