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Vangelo

Scendiamo dal monte e sporchiamoci le mani nella vita quotidiana

Possiamo scegliere di vivere il Coronavirus con il coraggio di chi sa «trasfigurare» una situazione di grave crisi in una opportunità

L'adorazione dei magi, tempera e oro su tavola, Gentile da Fabriano, 1423 (Galleria degli Uffizi, Firenze)
L'adorazione dei magi, tempera e oro su tavola, Gentile da Fabriano, 1423 (Galleria degli Uffizi, Firenze)

Dal Vangelo di Marco
In quel tempo, Gesù prese con sé Pietro, Giacomo e Giovanni e li condusse su un alto monte, in disparte, loro soli. Fu trasfigurato davanti a loro e le sue vesti divennero splendenti, bianchissime: nessun lavandaio sulla terra potrebbe renderle così bianche. E apparve loro Elia con Mosè e conversavano con Gesù. Prendendo la parola, Pietro disse a Gesù: «Rabbì, è bello per noi essere qui; facciamo tre capanne, una per te, una per Mosè e una per Elia». Non sapeva infatti che cosa dire, perché erano spaventati. Venne una nube che li coprì con la sua ombra e dalla nube uscì una voce: «Questi è il Figlio mio, l’amato: ascoltatelo!». E improvvisamente, guardandosi attor-no, non videro più nessuno, se non Gesù solo, con loro. Mentre scendevano dal monte, ordinò loro di non raccontare ad alcuno ciò che avevano visto, se non dopo che il Figlio dell’uomo fosse risorto dai morti. Ed essi tennero fra loro la cosa, chiedendosi che cosa volesse dire risorgere dai morti. Marco  9, 2-10

Per i discepoli di Gesù, l’esperienza della trasfigurazione, è stata un fatto talmente importante che lo ritroviamo in tutti e tre i Vangeli Sinottici e addirittura è posta al centro di tutti i Vangeli. Chiaramente non è una cronaca dei fatti, ma un “racconto teologico” dove ritroviamo molta simbologia ebraica: il monte, la tenda, le vesti candide, la nube. La figura di Mosè è il simbolo della Legge ed Elia il simbolo dei profeti.

Per i primi discepoli l’incontro con Gesù ha cambiato la loro vita. Che cosa vuol dire allora per noi oggi riconoscerci come discepoli del Cristo e del suo Vangelo? Vuol dire accettare un processo di cambiamento, cioè imparare a trasfigurare la nostra vita.

La Quaresima non è un tempo di penitenza e di sacrificio. É un tempo per fermarsi, per meditare, per interrogarsi sul senso della vita. Credere nella proposta di vita di Gesù, vuol dire di fronte ad un mondo dilaniato dall’odio, dalle divisioni, dai nazionalismi, dagli egoismi, dall’indifferenza, incamminarsi verso la costruzione di una società dove i primi valori sono la fraternità, la sobrietà, la condivisione, la gratuità.

Avere fede vuol dire comprendere quanto è straordinario poter amare, stare insieme, donare, ricevere. Credere è scegliere di vivere con lo stupore e la meraviglia di chi sa cogliere il divino nell’umano. E di chi sa trasformare ciò che è umano in divino.

Il teologo Teilhard de Chardin diceva: «nel fondo di ogni essere traspare il divino». Quindi non solo nell’uomo, ma in tutto il creato, nel cosmo. «Anche un sasso, diceva, mi parla di Dio». Ma per intuire il mistero della vita, bisogna fare la fatica di “salire”. Bisogna uscire da noi stessi. Uscire dal caos della quotidianità. Non rassegnarsi mai. Imparare a contemplare la natura. Fare silenzio. Leggere. Pensare. Ritirarsi nel deserto. E questo non è sempre facile.

Nella vita, tutti abbiamo avuto dei momenti particolari di serenità e di felicità (sono il nostro Tabor). Ma purtroppo ci sono anche tanti momenti difficili. Spesso occorre il coraggio di “scendere” dal monte. Di sporcarsi le mani nelle vicende della vita quotidiana.

Stiamo tutti vivendo un periodo non facile segnato dal dramma del “Coronavirus”. Possiamo lasciarci prendere oltre che dalla paura e dal panico, anche dalla stanchezza e dalla irresponsabilità. Ma possiamo anche scegliere di vivere questo momento con il coraggio di chi sa “trasfigurare” una situazione di grave crisi in una opportunità.

Sono molti anche i nostri “monti-Tabor”, cioè le esperienze e le occasioni della vita che possono aiutarci a crescere. Bisogna saperli vedere, scoprire, inventare, gustare.

Don Roberto Vinco
Domenica 28 febbraio 2021 

Siate gentili! Sempre!
«Siate gentili con tutte le persone che incontrate. Sempre. Ognuno sta combattendo una sua battaglia personale. Credete in voi, in quello che potete essere. E non abbiate ribrezzo di quello che siete e di come siete. Conoscersi, riconoscersi, è il primo bivio da imboccare con cura». Giulio Cavalli, Disperanza, Fandango 2020

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Don Roberto Vinco, docente di filosofia allo Studio Teologico San Zeno e all'Istituto Superiore di Scienze Religiose San Pietro Martire di Verona, è collaboratore nella parrocchia di Novaglie. roberto.vinco@tin.it

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