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Maurizio Facincani
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Opinioni

Le risorse dall’Europa? Soldi che arrivano grazie al PD

«Altri, oggi convertiti all’europeismo, erano troppo occupati a lucrare consensi flirtando con i peggiori governi illiberali»

Secondo il rapporto Prometeia del 9 febbraio l’industria manifatturiera italiana chiuderà il 2020 con un calo tendenziale del giro d’affari del 10.2%, una contrazione consistente, comunque in linea con quanto accaduto anche in Francia, Germania e Spagna e che tuttavia è quasi la metà di quella subita ai tempi della grande recessione del 2009 (-8.8%). Nel periodo agosto-novembre, pur in presenza di rilevanti differenze tra settori, il fatturato manifatturiero si è riposizionato sui livelli pre-Covid (-0.4%)

Si dirà: possibile che il Coronavirus abbia causato meno danni della bolla immobiliare e dei mutui subprime? Sì, ma solo relativamente: all’appello manca naturalmente tutta la variegata e ampia componente dei servizi, che risente di più dell’industria del perdurare delle restrizioni anti Covid, della scarsa reperibilità dei vaccini e della ancora flebile domanda sia interna che estera: fattori che inducono il centro studi di Confindustria a posticipare a metà 2021 l’inizio della ripresa economica per l’Italia.

Diverso, soprattutto, è stato l’approccio alla crisi: la sospensione di quella sorta di darwinismo sociale che si verificava ad ogni crisi economica ha portato, almeno in Europa, a schierare un montante di risorse senza precedenti per arginare gli effetti sociali del Covid: in dieci mesi, dal marzo 2020 ad oggi, sulla base delle disposizioni di Governo, l’Inps ha erogato 33,5 miliardi di euro a supporto delle attività economiche e delle famiglie con sostegni che hanno interessato circa 15 milioni di beneficiari. Per il rilancio e la conversione dell’economia l’Europa ha messo a disposizione 750 miliardi di euro.

Non tutti si sono salvati: nel corso del 2020 la povertà assoluta, cioè le persone che non riescono a mettere insieme il pranzo con la cena, è crescita di quasi il 50% passando da 4,6 milioni di poveri assoluti nel 2019 (di cui 1,1 milioni bambini) a 6,6 milioni a fine 2020. Il debito pubblico è schizzato di 25 punti; l’occupazione è calata soprattutto per effetto dell’uscita dal mercato del lavoro di donne e giovani. L’agenzia regionale Veneto Lavoro stima che ai circa 140 mila disoccupati che fisiologicamente si registrano ogni anno in regione, nel 2021 i servizi per l’impiego veneti dovranno far fronte alla domanda di supporto di circa 60 mila persone in più, per un totale di 200 mila disoccupati, 40 mila dei quali derivano dai posti persi nel 2020 in confronto con il 2019 e altri 20 mila come conseguenza stimabile dello sblocco dei licenziamenti.

Il “bazooka” schierato nel 2020 dal governo italiano è dunque riuscito a contenere il Covid ma la guerra ha lasciato molte vittime sul campo. Non fingere di dimenticarsi di loro, recuperare, ad una vita dignitosa e alla speranza di un futuro migliore milioni di persone colpite dalla crisi, soprattutto donne e giovani, è una missione che il nuovo governo si avvia ad affrontare e che di tecnico non ha proprio nulla.

Significa dare un nuovo e più efficace assetto agli ammortizzatori sociali prima di togliere il blocco dei licenziamenti; significa scegliere di non continuare a riversare nel settore residuale dei “servizi”, poco o per nulla regolato, gli esuberi delle ristrutturazioni aziendali, significa lavorare affinché si verifichi finalmente la transizione verso un lavoro di qualità e un’economia più rispettosa dell’ambiente di cui si parla da decenni.

Per questo c’è l’altro bazooka del Recovery Plan, che faciliterà il cammino del governo Draghi e la concretizzazione di queste scelte. Diciamolo però una buona volta. Sono soldi che l’Italia ha ottenuto grazie alla filiera tra Roma e Bruxelles costruita dal Pd in anni di azione politica seria e responsabile, che ha finito per cambiare di segno al progetto europeo e guadagnare all’Italia una nuova credibilità. Altri, che solo oggi si convertono all’europeismo, erano troppo occupati a lucrare consensi demonizzando l’Europa e flirtare con i peggiori governi illiberali.

Maurizio Facincani
Segretario Provinciale Pd Verona

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3 Comments

3 Comments

  1. ODC

    14/02/2021 at 23:29

    Da dove cominciamo? Le ultimi analisi riguardavano le elezioni americane, assalto a Capitol Hill e avvento di Biden. Analisi che hanno trovata vasta eco a San Michele e alle Golosine. Ora il segretario del PD ci parla del nuovo che avanza in Italia grazie a un partito, privo di un leader, senza una linea politica definita, reduce in Veneto da una batosta elettorale assai severa che ha portato a Verona il suo partito ai risultati ottenuti dal solo PSI negli anni Settanta. Eravamo sull’orlo del baratro: abbiamo fatto un passo in avanti.

  2. Marcello Toffalini

    15/02/2021 at 10:37

    Finalmente uno che conta s’è degnato di rispondere. Ma che ne è della coalizione di centro-sinistra con M5s e Leu? E a Verona … non è tempo di organizzare incontri tra le forze politiche progressiste ed ambientali, in vista delle prossime elezioni (e magari senza pretendere liedership e nome di lista)?

  3. ODC

    17/02/2021 at 13:07

    Come sai Marcello il tempo in politica è sempre un fattore decisivo.
    A Verona si và col sole.

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