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Opinioni

Trasporto pubblico a Verona, siamo ancora fermi al capolinea

I tentativi del passato di affrontare il tema si sono rilevati inadeguati. Servono strategie di lungo periodo e con una visione di sistema.

Out of my office, vale a dire, i cantieri partiranno, ma solo quando sarà il prossimo Sindaco di Verona a doverne spiegare alla gente l’utilità. È questa la sintesi della ormai quasi ventennale storia dei progetti veronesi sul trasporto pubblico di massa.

La Giunta Zanotto (2002-2007) scelse alla fine il progetto della tramvia ma, anche a causa di contese interne alla maggioranza,  stabilì l’avvio dei lavori solo dopo… le elezioni del 2007, quando le giunte presiedute dall’ex Sindaco Flavio Tosi decisero che la tramvia non andava bene. Ci voleva il filobus, che (in una prima progettazione) era alimentato a gasolio in tutto il centro cittadino: l’esatto contrario della mobilità sostenibile. In dieci anni di Amministrazione Tosi non si è riusciti ad avviare in concreto i cantieri. L’avvio era infatti previsto dopo… le elezioni del 2017.

Nulla è in concreto accaduto nemmeno dopo il 2017. L’Amministrazione Sboarina ha introdotto alcune varianti al progetto. Non è al momento chiaro se si tratti di un dietrofront completo oppure no, anche perché sono in corso trattative con le imprese interessate. L’unica cosa certa è l’annuncio in pompa magna la chiusura di cantieri che non sono mai stati aperti, se non per opere sostanzialmente preparatorie. Dei lavori si parlerà solo… con il Sindaco che uscirà dalle elezioni del 2022.

In tutte le città europee di dimensioni e caratteristiche simili a Verona un moderno sistema di trasporto pubblico è divenuto parte del modo di vivere dei cittadini e del modo di muoversi dei turisti. A Verona, invece, nessuna Amministrazione ha avuto il coraggio, l’intelligenza, la maturità per dire la verità ai cittadini. E cioè che Verona ha assoluta necessità di un moderno sistema di trasporto pubblico. Che questo è indispensabile ai veronesi e per non allontanare i turisti dalla città. Che, infine, i lavori provocheranno anche, per un periodo transitorio, inevitabili e importanti disagi.

Tutto questo semplicemente non è serio. Perché “I cittadini cui sono affidate funzioni pubbliche – come dice l’articolo 54 della Costituzione – hanno il dovere di adempierle con disciplina ed onore”. E questo comporta necessariamente onestà e trasparenza verso i cittadini.

Cosa servirebbe oggi davvero per il trasporto pubblico veronese? Sotto il profilo del governo del territorio e della pianificazione delle infrastrutture e della mobilità il potenziale inespresso rimane alto ed è per questo che Verona, in questo storico momento, ha un’occasione più unica che rara per ridisegnare il proprio futuro, per diventare  una città più verde, accogliente e ricca di nuove opportunità. Si tratta di un’occasione che non può essere persa e che deve portare a individuare una soluzione all’attuale modello di trasporto – ancora prevalentemente su gomma e individuale – attraverso una nuova strategie di lungo periodo e con una visione di sistema. I tentativi del passato di affrontare il tema si sono rilevati chiaramente inadeguati.

Mobilità, pianificazione territoriale e, soprattutto, rigenerazione urbana, sono fortemente integrate tra loro e debbono presentare politiche comuni, finalizzate a contenere e modificare strutturalmente la domanda di mobilità.

Come conferma il PUMS di Verona (Piano Urbano della Mobilità Sostenibile) in fase di approvazione), il bisogno di spostarsi delle persone è determinato principalmente da motivi di lavoro (e studio) e il mezzo più utilizzato resta l’automobile con più del 60% degli spostamenti complessivi (in costante crescita) mentre la mobilità su mezzo di trasporto pubblico è ferma al 23% e quella su bicicletta ad un misero 5%.

Gli interventi volti a favorire l’uso ciclo-pedonale delle strade in piena sicurezza sono oggi uno dei temi fondamentali che deve affrontare il PUMS. Non si possono però ridurre a misure improvvisate fra loro sconnesse: ztl, zone 30 e altre forme di limitazione del traffico sono parte integrante di programmi di rigenerazione urbana che rappresentano esempi di successo solo se integrati a serie politiche urbane di ridisegno complessivo della città consolidata.

In questo contesto, Verona ha una grande opportunità davanti a sé. È una città che conta una popolazione di oltre 400.000 abitanti, caratterizzata da una rete ferroviaria capillare, ma sottoutilizzata sotto il profilo degli spostamenti sub-urbani. La riconversione di questa rete, da Verona verso San Bonifacio, Peschiera, Domegliara, Legnago assieme all’implementazione di nuove fermate in linea al collegamento con l’aeroporto, diventerebbe il nuovo elemento ordinatore su cui basare le future previsioni di sviluppo e di rigenerazione della città e del suo contesto metropolitano.

In parallelo al progetto in fase di cantierizzazione del TAV (Treno ad Alta Velocità) potrebbe essere questo il progetto di ricostruzione di Verona città metropolitana. Gli interventi infrastrutturali dovrebbero riguardare principalmente la riqualificazione complessiva della stazione di Porta Vescovo per integrarla maggiormente alla città e al suo polo universitario, la realizzazione di nuove stazioni in linea (da quelle di San Michele / piscine Monte Bianco, a quella di Borgo Milano / Croce Bianca, San Massimo / Payanini center, Parona e Settimo / Valpolicella), l’elettrificazione della linea Isola della Scala / Legnago. Di grande importanza, poi, è, senza dubbio il progetto di collegamento ferroviario con l’aeroporto Catullo, opera che potrebbe alimentare nuove prospettive di sviluppo della Marangona in chiave metropolitana, nell’ottica di realizzare una nuova stazione, capace di intercettare sia la linea in direzione Mantova che la line in direzione Legnago / Bologna.

Gli obiettivi che potrebbero essere raggiunti con questo sistema, da integrare poi con il trasporto pubblico urbano (metro-tramvia?) sono i seguenti: 1. governare il territorio con il fine di indirizzare la domanda di mobilità (esistente e futura) verso un sistema di trasporto più sostenibile; 2. valorizzare il ruolo centrale del trasporto pubblico, affinché soddisfi in modo sostenibile le esigenze e la domanda di mobilità del territorio. In particolare l’’alleanza bicicletta / treno è una delle chiavi per rendere il sistema più competitivo; 3. creare le condizioni per promuovere la rigenerazione urbana e la vivibilità dei quartieri;

Oggi il nuovo panorama offerto dal Mit (Ministero delle Infrastrutture e dei Trasporti) per il finanziamento della progettazione di fattibilità degli interventi previsti dai PUMS, ma anche dalle nuove opportunità derivati dal Recovery plan (solo per la mobilità sostenibile si parla di investimenti superiori ai 27 miliardi di euro) deve spingerci con determinazione per concretizzare le strategie che possiamo mettere in campo.

Luciano Butti
Docente diritto ambientale
Giulio Saturni
Urbanista 

Luciano Butti
Written By

Luciano si è sempre occupato, per lavoro, dei rapporti fra leggi, scienza e ambiente. Insegna diritto internazionale dell'ambiente all'Università di Padova. Recentemente, ha svolto un lungo periodo di ricerca presso l'Università di Cambridge, dove ha studiato i problemi che avremo nel disciplinare per legge le applicazioni dell'intelligenza artificiale (in particolare, le auto elettriche a guida autonoma). Ama la bicicletta, le attività all'aria aperta e la meditazione. luciano.butti1@gmail.com

3 Comments

3 Comments

  1. Marcello Toffalini

    Marcello Toffalini

    13/02/2021 at 16:23

    Per le elezioni del 2022 … non sarebbe male un uomo del calibro di Luciano Butti. Grazie Luciano di questa tua ricostruzione che, insieme a quella di Massignan e di Saturni, aiuta a pensare non solo ad una nuova mobilità ma ad un nuovo modo di vivere la città.

  2. Avatar

    Claudio Bonino

    13/02/2021 at 17:13

    ma pensare come Brescia, no???? Visto che loro hanno una metropolitana, perché non pensarci??? E non tiriamo fuori i reperti archeologici…perché si possono sistemare …basta la volontà ….Una città che vuole essere europea, ma che ha una mentalità provinciale….

  3. Avatar

    ODC

    13/02/2021 at 23:28

    Conosco Luciano da troppo tempo per non sapere la statura del personaggio.
    Un gigante sulle spalle di nani.

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