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A quale Verona pensano? Alcuni progetti che non convincono

Quattro punti critici: i Magazzini della cultura, Il Central park di Verona, la lottizzazione al Nassar di Parona e il Il sistema del filobus

Gli amministratori comunali, guidati dal sindaco Federico Sboarina, da tempo sono in tour elettorale per illustrare, con disegni e rendering, la città che stanno progettando. Leggendo queste proposte, ora visibili solo su carta o schermo, non posso evitare di porre loro alcune domande.

I Magazzini della cultura. Perché si è deciso di realizzare i Magazzini della cultura nell’area del Forte Santa Caterina al Pestrino? È vero che è stato il progetto bandiera per il concorso per la Capitale della cultura italiana? Se così fosse, si spiegherebbe uno dei motivi per cui la nostra città è stata esclusa dalle prime dieci finaliste. Chi ha maturato l’idea di costruire una serie di edifici a forma di L, proprio di fronte al forte, di cui uno alto 9 metri, su una superficie di 16.000 mq? Perché non si è considerato l’impatto paesaggistico e ambientale, che impedirà il recupero naturalistico e storico dell’area? Perché non si è valutata la carenza di infrastrutture stradali a servizio della zona del Pestrino? Forse si intende spendere un sacco di soldi per realizzarle, causando un notevole impatto ambientale?

L’idea di una struttura dove poter esporre a rotazione il patrimonio artistico, chiuso nei depositi dei musei cittadini è molto buona, ma non in quell’area, paesaggisticamente fragile e naturalisticamente molto importante. La zona andrebbe bonificata di tutti i residui edilizi recenti e rinaturalizzata.  La vicinanza al fiume ed al parco dell’ Adige, dovrebbero preservarla da nuove costruzioni.

I Magazzini della cultura, possono trovare spazi adeguati ad accoglierli in altre zone, urbanisticamente e paesaggisticamente più idonee. Per esempio, perché non collocarli all’Arsenale? La vicinanza al museo di Castelvecchio lo rende il luogo ideale per ospitarli, assieme a tutte le biblioteche dei musei pubblici.

Inoltre, si concluderebbe così un interessante itinerario culturale-museale che, partendo dalla Tomba di Giulietta con il Museo degli affreschi proseguirebbe con la Gran Guardia, quale sede congressuale e di esposizioni estemporanee; continuerebbe con il Museo lapidario Maffeiano in piazza Bra; quindi con il Museo di Castelvecchio, ampliato anche negli spazi ora occupati dal Circolo ufficiali; e si concluderebbe all’Arsenale. Perché nessun amministratore ha valutato questo itinerario museale di grande interesse e importanza?

Il Central park di Verona. Un secondo esempio, riguarda il promesso Central park di Verona, nei 450.000 mq dell’area dello Scalo merci della Ferrovia. Il rendering del progetto che ci è stato illustrato non è certamente quello di un parco alberato, che contribuisca a mitigare la bolla termica della città e a contrastare l’inquinamento atmosferico. Una grande area verde in quella zona servirebbe come ricucitura urbanistica tra i quartieri a sud e quelli ad ovest di Verona. Sarebbe il fulcro di un sistema del verde cittadino, composto da una fascia verde di collegamento dei forti austriaci (primo campo trincerato), dal grande Parco allo Scalo merci della Ferrovia, dal Parco della Spianà, dal Parco delle mura, dal Parco dell’Adige e dal Parco della collina, collegati da “freccie” verdi e percorsi ciclabili e pedonali.

Vengono spontanee alcune domande che rivolgiamo ai nostri amministratori: perché, anziché realizzare un parco piantumato, si è preferito relegare le macchie di alberi ai margini e riempire la parte centrale di attrezzature varie, che poco hanno a che spartire con un vero parco? Perché non si è considerato che il nostro territorio ha 2 milioni di mq di verde in meno, rispetto alle norme urbanistiche, dei quali 800.000 mq solo a Verona sud e che il verde, nell’ex Scalo Merci ferroviario, ne ridurrebbe, parzialmente, la carenza? Perché si è deciso di permettere alla FS ed al gruppo privato che vincerà il bando di concorso di gestire sia la prassi progettuale che quella realizzativa? Perché non si è voluto approvare la Deliberazione n. 14 del 9 marzo 2019, proposta dal consigliere Michele Bertucco, che proponeva: “L’intera area occupata dall’ex Scalo merci della stazione di Porta Nuova, indicata all’art. 14 come ‘C3 comparto del nuovo scalo merci’, deve essere destinata ad area verde – parco urbano della città di Verona …”? Sarebbe stata utile nelle contrattazioni tra il Comune e le FS.

Pur condividendo la necessità di risolvere il problema dei finanziamenti, non è accettabile il rischio di privare Verona di una tale opportunità. In un parco, realizzare strutture a carattere turistico-ricettivo e attrezzature di interesse collettivo e sportivo, a scopo di reddito, non ha alcun senso, e rischia di compromettere la realizzazione stessa del parco.

La lottizzazione al Nassar di Parona. Il terzo esempio riguarda un piano di lottizzazione, su un terreno ora coltivato, in riva all’Adige al Nassar di Parona. La società proprietaria dell’area, aveva chiesto una proroga per altri cinque anni del PUA (Piano urbanistico attuativo), ma la Giunta comunale non ha accolto la richiesta e, per il momento, ha bloccato il contestato piano di lottizzazione. Ora, è stata presentata un’ulteriore richiesta per una lottizzazione di 72.000 mq, di cui 54.000 di residenziale, 9.000 di direzionale e 9.000 di commerciale, con edifici alti sino a 18 metri.

L’area interessata è rimasta ancora a verde perché si trova a pochi metri dal fiume, parzialmente in zona di esondazione e per la presenza di un SIC (Sito di Interesse Europeo). In realtà, entrambi i vincoli non rappresenterebbe un vero freno all’edificazione, purtroppo. Sarebbe servito un vincolo urbanistico, che venne posto con il Progetto Preliminare di Piano o Piano di Salvaguardia nel 1993, dove l’intera area era stata messa sotto tutela, proprio per le sue caratteristiche ambientali. Purtroppo, quel piano è stato lasciato decadere durante la giunta Sironi e non più rinnovato. La domanda che mi pongo è: in un periodo sottoposto ad alluvioni ed a frane, causa il cambiamento climatico, il disboscamento e la cementificazione del suolo, la Giunta comunale accetterà la richiesta di costruire in una area che nel passato è stata più volte invasa dalle acque dell’Adige?

Il sistema del filobus. Il quarto ed ultimo esempio rappresenta un boccone avvelenato che la Giunta Tosi ha lasciato alla Giunta Sboarina: il progetto del filobus, un sistema di mobilità pubblica superato e che, da più parti, era ritenuto poco adatto a risolvere i problemi della mobilità a Verona. La sua conferma mi porta a fare alcune domande al nostro sindaco: perché, nonostante non fossero ancora terminati gli studi e le relative conclusioni del PUMS (Piano urbano della mobilità sostenibile), si sono iniziati i lavori? Perché non si è considerato che, per le dimensioni dei mezzi e per le infrastrutture tecniche di cui necessitavano, si sarebbero avute una serie di pesanti inconvenienti alle strutture urbane esistenti? Il collo di bottiglia di via San Paolo ne è un esempio, ma non il solo. Perché il nostro sindaco non ha valutato che sarebbe stato più conveniente per la città trattare con le aziende e con lo Stato per sostituire il sistema del filobus con altre soluzioni, complessivamente più efficienti e meno impattanti? Perché non si è considerato di sostituire l’attuale parco automezzi con alcuni maxibus elettrici di nuova generazione, di 12 e 18 metri, che possono percorrere fino a 300 km con una sola ricarica? Perché si è accettato il taglio di centinaia di alberi e la cantierizzazione di gran parte della città? Perché il 4 giugno, il sindaco Sboarina, ha chiesto una profonda revisione al progetto filobus e poco tempo dopo è tornato sui suoi passi, facendo riprendere i lavori?

Mi piacerebbe ricevere delle risposte che mi convincano della validità delle scelte che la Giunta sta prendendo per il futuro della nostra città. Temo che questi ultimi decenni siano ricordati come gli anni in cui gli amministratori hanno privato la collettività di parecchi palazzi ed edifici pubblici, avuti in eredità, senza cogliere le opportunità di dotare Verona dei sistemi culturali-museali, del verde e del trasporto pubblico, che avrebbero permesso alla città di trasformarsi e di migliorare la qualità urbana.

Giorgio Massignan
VeronaPolis

Giorgio Massignan
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Giorgio Massignan è nato a Verona nel 1952. Nel 1977 si è laureato in Architettura e Urbanistica allo IUAV. È stato segretario del Consiglio regionale di Italia Nostra e per molti anni presidente della sezione veronese. A Verona ha svolto gli incarichi di assessore alla Pianificazione e di presidente dell’Ordine degli Architetti. È il responsabile dell’Osservatorio VeronaPolis e autore di studi sulla pianificazione territoriale in Italia e in altri paesi europei ed extraeuropei. Ha scritto quattro romanzi a tema ambientale: "Il Respiro del bosco", "La luna e la memoria", "Anche stanotte torneranno le stelle" e "I fantasmi della memoria". Altri volumi pubblicati: "La gestione del territorio e dell’ambiente a Verona", "La Verona che vorrei", "Verona, il sogno di una città" e "L’Adige racconta Verona". giorgio.massignan@massignan.com

1 Comment

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    ODC

    13/02/2021 at 23:40

    Vedi Giorgio, una volta per tutte… Qua non è finita perché sono arrivati nani e ballerine. Nani e ballerine sono arrivati perché è finita. Alcuni esempi tratti dal decalogo di tutti i se-dicenti partiti o organismi sociali: Conoscevi BPM, Cassa di Risparmio, Cattolica, aereoporto? Devo dirti cosa succederà a AGSM e Fiera. Questi si sono svenduti tutto. È finita Giorgio. Le prossime amministrative sono l’ultima chiamata: guarda in serenità cosa stanno facendo i satrapi di destra e sinistra. Mi spiace Giorgio.

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