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Cultura

Poliziotti eroi che impedirono la deportazione degli ebrei

Mentre i militari dei Carabinieri e della Guardia di finanza hanno visto riconosciuto il loro eroismo ciò non è avvenuto per la Polizia.

«Adesso c’è un altro irpino tra i giusti delle Nazioni». Così, sul Quotidiano del Sud di domenica 7 febbraio, Michele Vespasiano ha voluto citare, insieme al questore Giovanni Palatucci, il vicebrigadiere Felice Sena, le cui vicende sono state ricostruite da Olinto Domenichini nel suo Le ricerche hanno dato esito negativo. I giusti della Questura e le persecuzioni razziali a Verona, 1943 – 1945, appena edito per i tipi della CiErre.

Il testo, già presentato da Giuseppe Anti su questo giornale, ricorda come gli ebrei residenti nella provincia scaligera deportati e uccisi nei campi di sterminio furono 34, cioè un decimo di quelli per i quali la Questura aveva aperto dei fascicoli nominativi. E nessuno dei 34 uccisi fu segnalato da quei poliziotti che avrebbero dovuto tenerli d’occhio e consegnarli ai nazifascisti. Contribuirono a ciò diversi poliziotti in forza alla Questura scaligera, dal vicequestore Filippo Cosenza (che, nel riportare sulla copertina dei fascicoli intestati ai 26 ebrei di minore età, annotazioni come «È ragazzo!», faceva trapelare la sua poca simpatia per una legislazione che coinvolgeva i minorenni, benché nel novembre del 1943 la RSI (Repubblica Sociale Italiana) avesse dichiarato appartenenti a “nazionalità nemica” tutti gli ebrei italiani), al commissario capo Guido Masiero, dal commissario aggiunto Antonino Gagliani Candela al vicecommissario aggiunto Giuseppe Costantino, arrivando al vicebrigadiere Felice Sena.

Il volume di Domenichini è un lavoro importante, che si spera prodromico ad altre ricerche sul comportamento tenuto dalla Pubblica sicurezza italiana dal 1938 al 1945. Mentre infatti l’Arma dei carabinieri e la Guardia di finanza, grazie al loro status militare, hanno potuto vedere il loro contributo di eroismo e di sangue riconosciuto (non si parla solo delle 776 ricompense al valor militare concesse ai singoli appartenenti alla Benemerita ed alle Fiamme gialle, oppure del sacrificio dl vicebrigadiere Salvo d’Acquisto, ma pure, per fare solo un esempio, dell’occupazione, da parte dei finanzieri del colonnello Alfredo Malgeri, della Prefettura di Milano nella notte tra il 25 ed il 26 aprile 1945), la stessa cosa non è avvenuta per la polizia, forza civile sino alla militarizzazione del 31 luglio 1943.

Domenichi, a proposito della persecuzione antiebraica, scrive di comportamenti diversificati, dalla piena collaborazione con i nazifascisti ad «interventi e gesti di umana solidarietà». Eppure, partendo da Hannah Arendt che ne La banalità del male ricorda come all’arresto degli ottomila ebrei di Roma «avrebbero provveduto reggimenti di polizia tedesca dato che sulla polizia italiana non di poteva fare affidamento» anche «a causa della scarsa disponibilità di gran parte dei funzionari italiani dei gradi inferiori a pensare in maniera “dura”», si dovrebbero seriamente incentivare studi come quello di Domenichini sull’atteggiamento tenuto dalle forze dell’ordine italiane a partire dall’introduzione delle leggi razziali nel 1938. Non dimenticando che oltre a Giovanni Palatucci, a Salvo D’Acquisto, a Felice Sena, ci sono stati pure poliziotti come Giuseppe Dosi, uno dei padri fondatori dell’Interpol, che nella mattina del 4 giugno 1944 si precipitò in via Tasso per cercare di salvare dalle fiamme i documenti attestanti le atrocità commesse dalla SicherheitsPolizei del tenente colonnello Herbert Kappler.

Dosi non ha salvato vite umane, ma ha contribuito a scongiurare il rischio cui ci rimanda un passo di un’opera dello scrittore irlandese George Bernard Shaw. In Caesar and Cleopatra, un soldato annuncia che la biblioteca di Alessandria, una delle 7 meraviglie del mondo, è in fiamme e, per scuotere l’imperatore che non sembra particolarmente impressionato, aggiunge: «sta lì bruciando l’intera memoria del genere umano!» Al che Cesare risponde: «Vergognosa memoria. Lasciatela bruciare».

Antonio Mazzei

Written By

Antonio Mazzei è nato a Taranto il 27 marzo 1961. Laureato in Storia e in Scienze Politiche, giornalista pubblicista è autore di numerose pubblicazioni sul tema della sicurezza. antonio.mazzei@interno.it

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