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Lettere

Candidati e programmi, prima il venditore o prima la merce?

Le due cose possono anche stare insieme a patto che non si venda fumo per non deludere le aspettative degli elettori.

Dal mio piccolo, sempre più inutile e ormai solo virtuale scranno di consigliere di circoscrizione, per giunta di minoranza in un Comune (Verona) governato da forze opposte alla mia (per obiettivi, sensibilità, priorità, visione del mondo), non ho mai voluto cedere alla “morte della politica” e di uno dei suoi fondamenti, il “programma”. Perché il programma è non solo la “promessa” che fai alla tua città – e quindi agli elettori – ma è anche tavolo di confronto, per costruire coalizioni stabili ed efficaci; e metro di misura della tua azione nel corso del mandato; e tanto altro….

Ma essendo una persona abbastanza pragmatica, mi rendo anche conto che è sempre più esigua quella parte di elettorato che si orienta grazie ai programmi, e a Verona tanto meno.
Soprattutto quando questi programmi rischiano di essere scritti all’ultimo, in termini così generici che potrebbero valere per qualsiasi città. Non tutti sono così, ma quali, quanti cittadini hanno la voglia e il tempo di analizzarli e confrontarli? Questo pensiero l’ho condiviso internamente alla nostra formazione civica, e anche con forze con cui abbiamo lavorato insieme in questi quasi quattro anni di mandato.

Provo a semplificare al massimo il mio ragionamento, con qualche licenza che viene essenzialmente dalla mia esperienza professionale. Paragoniamo ipoteticamente una coalizione (nel nostro caso progressista, usando un termine vetusto) ad un’azienda, e il programma al suo prodotto. Per venderlo ai clienti (gli elettori) devi avere un buon prodotto, frutto del tuo know-how, e un bravo venditore (il candidato): il quale magari può avere un know-how diverso o più limitato di quello aziendale, ma una reputazione sul mercato, non di venditore di fumo ma di commerciale che accompagna il cliente in una relazione stabile, che deve essere proficua per entrambi.

In una realtà come Verona e per una coalizione progressista, temo che sia il venditore a fare la grande differenza, perché i programmi in campagna elettorale ormai sono trattati alla stregua di commodities. E parlo di differenza per rischiare di vincere, non certo per sperare di arrivare al ballottaggio; perché certamente siamo realisti e pragmatici, ma una partita del genere la si inizia per vincerla, non per perdere bene.

Ecco perché pur condividendo appieno il fatto che prima vengono le idee poi i candidati, personalmente credo che nel nostro caso sarà utilissimo che i due ragionamenti crescano insieme, e non troppo in ritardo. Ovviamente, alle spalle deve esserci un’azienda. Ovvero una coalizione.

Francesco Premi

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5 Comments

5 Comments

  1. martino franceschi

    31/01/2021 at 17:54

    per usare una metafora calcistica il centrocampo puo’ produrre anche bel gioco ma se non ha un attaccante che la butta dentro è dura..un candidato che dia visibilità ed allarghi il perimetro elettorale (Tommasi? se realmente accetterà di correre) è fondamentale in quella che resta una corsa in salita per l’area progressista a Verona..

  2. ODC

    02/02/2021 at 10:21

    Questa lettera mi dà l’opportunità di spiegare meglio concetti che ripeto da poco dopo la sconfitta del centro sinistra alle comunali.
    Il primo punto è che nè il programma , nè i candidati vengono prima: prima viene la società civile .
    I partiti non rispondono se non a se stessi; sono un un coacervo di auto referenziati che non rappresentano più molto.
    Quindi il primo passo è cercare di riformare quella cinghia di trasmissione che il sindacato, l’associazionismo , garantivano in termini di idee e di persone. E’ la Elite che ha perso la base e che deve ritrovarla .
    Secondo punto : il Comune nelle sue articolazioni è una macchina complessa . Serve certo un gran pilota ma servono meccanici , gommisti , tecnici della galleria del vento , ingegneri ,addetti stampa.
    Leclerc è forte ma non vince mai . Hamilton è forte ma ha una squadra straordinaria e vince sempre.
    Un buon candidato o un buon programma non garantiscono nulla.

  3. Francesco Premi

    02/02/2021 at 12:49

    Gentile ODC, in altro commento di seguito al suo in un altro articolo ho condiviso alcune ulteriori considerazioni.
    Ma guardi (guarda) che non siamo così distanti: leggo le ultime tue tre righe: “Leclerc è forte ma non vince mai . Hamilton è forte ma ha una squadra straordinaria e vince sempre. Un buon candidato o un buon programma non garantiscono nulla”.
    Rileggo l’ultima mia riga “Ovviamente, alle spalle deve esserci un’azienda. Ovvero una coalizione”.
    Non stiamo dicendo la stessa cosa, alla fine, seppur accenti diversi sull’uno o sull’altro oggetto? Ovvero che pilota, auto e scuderia (venditore, prodotto e azienda; candidato, programma e coalizione) servono tutte e tre, dall’inizio e allo stesso modo?

  4. ODC

    04/02/2021 at 11:12

    Si Francesco ma è il metodo diverso , partire dal Pilota è partire dal tetto . Partire dal programma senza confronto con la società civile è semplicemente inutile. Ci sono volumi di programmi nel corso degli anni tutti uguali. E soprattutto nessuno vuol rendersi conto che il Comune è una macchina pericolosa se non si conoscono i meccanismi che la muovono.
    Grazie

  5. ODC

    04/02/2021 at 22:08

    Ricordati Francesco: un venditore non vende il trapano, ma il buco nel muro.

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