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Arsenale, Verona (foto Verona In)
Arsenale, Verona (foto Verona In)

Opinioni

Progetto Arsenale, ma con quale visione di insieme?

C’è una pianificazione per l’utilizzo degli edifici storico-monumentali? Forse era quello il luogo per i Magazzini della cultura.

Non è la prima volta che Palazzo Barbieri, con squilli di trombe, annuncia l’inizio dei lavori per il recupero dell’Arsenale. Il complesso austriaco fu costruito fra il 1854 e il 1861, su progetto dell’architetto Conrad Petrasch, che lo presentò nel 1852; dopo che il maresciallo Radetzky aveva deciso di collocarlo alla Campagnola.

Nel 1995 la struttura militare austriaca passò dal Demanio militare al Comune di Verona. Qualche anno più tardi, l’Amministrazione comunale, indisse un concorso di progettazione internazionale per il restauro e la nuova destinazione, dell’ex complesso militare austriaco.

Nel lontano 1999, l’architetto David Chipperfield si aggiudicò il concorso per la riqualificazione delle strutture asburgiche. Prevedeva la ristrutturazione degli edifici storici, la costruzione di due spettacolari e costosissimi elementi di architettura contemporanea, per contenere il Museo di Storia naturale, che si sarebbe dovuto trasferire dalla sede storica di Palazzo Pompei e la demolizione delle palazzine aggiunte negli anni ’90. L’Arsenale, così ristrutturato, avrebbe dovuto ospitare, oltre al Museo di Storia naturale, la Città dei bambini, la biblioteca e le collezioni di armi e monete antiche del Museo di Castelvecchio, alcune attività commerciali e un parcheggio sotterraneo da 500 posti.

Il masterplan di Chipperfield fu terminato nella primavera del 2002, al termine dell’Amministrazione Sironi. Ma, con la nuova Giunta Zanotto, non si iniziarono mai i lavori e l’Arsenale andò sempre più in degrado. Nel 2006, sempre l’Amministrazione Zanotto, che sino a quel momento aveva tergiversato per gli alti costi, lo riapprovò con alcune modifiche, che prevedevano ancora il Museo di Storia naturale, ma anche negozi, la sede staccata del Museo di Castelvecchio, la Città dei Bambini e spazi per le associazioni.

Con l’Amministrazione Tosi, il progetto Chipperfield venne definitivamente accantonato. Il Museo di Storia naturale fu destinato a Castel San Pietro, previa vendita del sanmicheliano Palazzo Pompei.

Il nuovo progetto dell’Amministrazione Tosi si sarebbe dovuto realizzare in project financing, con gli operatori privati che avrebbero gestito, per 99 anni circa due terzi dei volumi.

Il nuovo piano prevedeva, nella Palazzina di comando la localizzazione di spazi museali, di attività congressuali ed espositive, di un auditorium da circa 450 posti, di un bookshop e di una caffetteria-ristorante; negli edifici della Corte Est, una scuola materna ed un asilo nido; in quelli della Corte Ovest, locali per la Seconda Circoscrizione, per le attività sociali e per servizi direzionali; infine nella Corte Centrale, coperta da una struttura in vetro, gli spazi per esposizioni di arte contemporanea ed eventi culturali, durante tutto l’anno.

Ora ci viene illustrato il terzo progetto, quello della Giunta Sboarina. Come era previsto anche nei precedenti, si inizia con la demolizione delle palazzine più recenti, non soggette a vincoli architettonici; quindi si procederà con il rifacimento dei tetti ed alla ristrutturazione degli edifici storici.

La Corte Ovest, ospiterà l’Accademia delle Belle Arti, che abbandonerà la storica sede di Palazzo Verità Montanari, posto in vendita per 10 milioni di euro. La Corte Est, sarà destinata ad un mercato alimentare coperto; mentre la palazzina antistante ospiterà eventi di varia natura. La Corte Centrale, sarà dedicata ai servizi per i giovani, per gli anziani e per le famiglie. Si presume, da quanto si evince dal comunicato del Comune, che gli spazi coperti, ospiteranno attività per l’innovazione, la tecnologia, l’arte, la creatività, la sostenibilità e l’ambiente. La Palazzina di Comando, diverrà il luogo destinato alla cultura. Il collegamento con il Museo di Castelvecchio, potrebbe rappresentare una comoda soluzione per ospitare gli archivi ed i laboratori. 

Dopo 26 anni dalla cessione al Comune di Verona dell’Arsenale, finalmente si sta procedendo ai primi lavori di recupero. Mi auguro che si proceda solamente al recupero fedele della vecchia struttura militare austriaca, senza costruire nuovi edifici e/o coperture delle corti.

A questo punto, mi pongo alcune domande: 1) È proprio necessario coprire la Corte Est per un mercato coperto, rischiando di danneggiare il disegno architettonico del complesso asburgico, oltre al verde? 2) Le destinazioni d’uso, sono frutto di attente analisi sui bisogni della città e su come intervenire o su altro? Esiste una pianificazione degli edifici storici di proprietà pubblica, da inserire organicamente nel PAT? 3) Si sono studiati dei percorsi culturali e/o museali in cui l’Arsenale potrebbe rappresentare un idoneo punto di partenza o di arrivo? 4) Si è mai pensato che: a) la Tomba di Giulietta, con il museo degli affreschi; b) la Gran Guardia quale sede congressuale e di esposizioni estemporanee; c) il Museo lapidario Maffeiano in piazza Bra; d) il museo di Castelvecchio, ampliato anche degli spazi ora occupati dal Circolo ufficiali; e) ed infine l’Arsenale, quale sede di museo, potrebbero costituire un itinerario museale di grande interesse e importanza? Probabilmente no, oppure si è valutato e deciso che era meglio soprassedere.

A mio parere, come nel progetto della Giunta Tosi, ci troviamo di fronte ad una macedonia di destinazioni d’uso, eterogenee tra di loro, quasi che quegli spazi storici, al centro della nostra città, fossero considerati come sgabuzzini dove depositare quello che non si sa dove mettere.

Proprio in questi giorni, i nostri amministratori ci hanno fatto sapere che, in un’area paesaggisticamente fragile e naturalisticamente e storicamente molto importante, come quella di Forte Caterina al Pestrino, sulle rive dell’Adige e vicina al Parco fluviale, verranno costruiti i cosiddetti Magazzini della Cultura, una serie di edifici a forma di L, proprio di fronte al forte austriaco, di cui uno alto 9 metri, su una superficie di 16.000 mq, per poter esporre, a rotazione, anche il patrimonio artistico, chiuso nei depositi dei musei cittadini.

Oltre a non capire che senso abbia portare le opere d’arte in una zona con una viabilità insufficiente (e che andrebbe valorizzata naturalisticamente e non cementificata), non comprendo neppure il motivo per cui i nostri urbanisti pubblici non abbiano considerato, per quella funzione, gli spazi dell’Arsenale. A mio modesto avviso, sarebbe il luogo più adatto per ospitare i Magazzini della Cultura e completare così il percorso museale della nostra città.

Giorgio Massignan
VeronaPolis

Giorgio Massignan
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Giorgio Massignan è nato a Verona nel 1952. Nel 1977 si è laureato in Architettura e Urbanistica allo IUAV. È stato segretario del Consiglio regionale di Italia Nostra e per molti anni presidente della sezione veronese. A Verona ha svolto gli incarichi di assessore alla Pianificazione e di presidente dell’Ordine degli Architetti. È il responsabile dell’Osservatorio VeronaPolis e autore di studi sulla pianificazione territoriale in Italia e in altri paesi europei ed extraeuropei. Ha scritto quattro romanzi a tema ambientale: "Il Respiro del bosco", "La luna e la memoria", "Anche stanotte torneranno le stelle" e "I fantasmi della memoria". Altri volumi pubblicati: "La gestione del territorio e dell’ambiente a Verona", "La Verona che vorrei", "Verona, il sogno di una città" e "L’Adige racconta Verona". giorgio.massignan@massignan.com

2 Comments

2 Comments

  1. Avatar

    Paolo Querini

    30/01/2021 at 14:30

    Fa un po’ rabbrividire l’idea che ci passavamo accanto con le biciclettine e avevamo nove anni. In pratica è più facile che vediamo sorgere il sol dell’avvenire prima che qualcuno metta mano all’Arsenale.

    P.S. C’è un posto dove si possono acquistare i suoi libri su Verona? Sui soliti canali non risultano disponibili

  2. Giorgio Massignan

    Giorgio Massignan

    31/01/2021 at 11:20

    Tutti i miei libri sono alla libreria Il Gelso, in via Zambelli n. 4 a Verona.

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