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Matteo Renzi, Giuseppe Conte
Matteo Renzi, Giuseppe Conte

Opinioni

Tra demagogia e ambizione nemmeno il Covid li ferma

La vita politica degli ultimi 20 anni, da Berlusconi a Conte e poi la pandemia. Servirebbero più spirito di servizio e responsabilità.

Altro che votazioni! Secondo la Costituzione della Repubblica Italiana la durata di una legislatura è fissata in cinque anni consecutivi. Questa importante norma entrò in vigore il 26 giugno 1946 con la Presidenza del Consiglio dei ministri affidata ad Alcide De Gaspari.

Nel corso degli ormai 75 anni dalla nascita della Repubblica si sarebbero dovuti eleggere in Italia 15 governi, durante le altrettante legislature. E invece i governi che si sono insediato e succeduti con le varie elezioni e rimpasti sono stati addirittura 64, con una durata media di circa 14 mesi.

Ciò è avvenuto anche in periodi più recenti, vale a dire per i governi delle legislature XVI, XVII e XVIII, cioè dal 2008 al 2021, che hanno visto alternarsi in circa 12 anni ben 7 Presidenti del Consiglio: Silvio Berlusconi, Mario Monti, Enrico Letta, Matteo Renzi, Paolo Gentiloni, Giuseppe Conte 1 e Giuseppe Conte 2.

Questi ultimi Governi hanno rappresentato le più disparate coalizioni ma anche formule fantasiose e contraddittorie, fra le quali: un governo di centro destra, (Berlusconi), un governo tecnico, (Monti) tre governi di centro sinistra (Letta, Renzi, Gentiloni), nonché l’ultimo Governo ancora in carica affidato dal Presidente Sergio Mattarella ad un Presidente del Consiglio sconosciuto, l’avvocato Giuseppe Conte.

Perché è successo tutto questo? Non è semplice trovare una risposta convincente perché qualsiasi risposta dovrebbe tenere conto di un dato, da tutti sottovalutato se non addirittura nascosto: il pesantissimo debito pubblico esistente in Italia.

Prendiamo a riferimento, ad esempio, un fatto relativamente recente: la lettera del Governatore della BCE Mario Draghi inviata il 5 agosto 2011 al Governo Italiano, allora presieduto da Berlusconi, con la quale veniva chiesto all’Italia di rientrare dal debito entro i limiti stabiliti con l’Unione Europea. Quella lettera richiamava il governo affinché fossero presi i dovuti provvedimenti, soprattutto perché lo spread era arrivato a registrare un differenziale di 389 punti, con impennate sino ad oltre i 560. Quella situazione aveva costretto Berlusconi a cedere il passo, anche in relazione allo spaventoso importo del debito pubblico italiano che aveva raggiunto e superato i 2.350 miliardi di euro.

Dopo “quel passo di lato” l’incarico a guidare il Governo fu affidato dal Presidente della Repubblica Giorgio Napolitano a un tecnico, Mario Monti, il quale fu costretto a prendere drastici provvedimenti sul piano del contenimento della spesa, con una riforma impopolare sulle pensioni che porta il nome della ministra Elsa Fornero.

Le cause maggiori del dissesto in cui era arrivato a trovarsi il nostro sistema previdenziale si trovano nel documento Il Contratto con gli Italiani, firmato da Berlusconi davanti a milioni di telespettatori nel corso della trasmissione televisiva Porta a Porta andata in onda l’8 maggio 2001, cinque giorni prima delle elezioni politiche.

Ricordo brevemente che questo “contratto” prevedeva, tra l’altro, di elevare le pensioni minime “ad un milione” delle vecchie lire, anche per coloro che non avevano mai versato un centesimo di contributi previdenziali all’INPS.

Il mondo politico continuò imperterrito a fingere di non comprendere la gravità della situazione economico-finanziaria del Paese. Ciò costrinse il premier Monti a passare la mano ad altri. Il Presidente Napolitano decise così di affidare l’incarico per un nuovo governo ad Enrico Letta, che resistette in quella carica per circa dieci mesi, sino a quando il 22 febbraio 2014 arrivò al suo posto Matteo Renzi, non ancora quarantenne.

Renzi, prima di questo incarico era stato Presidente della Provincia di Firenze (2004-2009), poi Sindaco di quella città (2009-2014) e dal luglio a dicembre dello stesso anno aveva assunto pure la Presidenza del Consiglio dell’Unione Europea. Dal dicembre 2013 al febbraio 2017 fu anche Segretario del Partito Democratico. Durante questo incarico, in occasione delle elezioni del Parlamento Europeo del 25 maggio 2014, portò il PD ad ottenere il risultato più consistente mai raggiunto in Italia da un partito della sinistra: il 40,81% dei voti.

Una leadership che fu però messa pesantemente in discussione dal Jobs Act (4 marzo 2015), il Decreto legislativo da Renzi ritenuto indispensabile per realizzare nuove relazioni fra le parti sociali, finalizzato a stimolare le imprese in termini di assunzioni di lavoratori, per ridurre la disoccupazione ed in particolare quella giovanile che arrivava, in alcune regioni a superare il 40%.

Ciò rappresentò per Renzi l’inizio di una fase critica, con l’esplosione di evidenti dissensi nei suoi confronti, fratture nei vari schieramenti della sinistra e persino fra le diverse organizzazioni sindacali. Ma il colpo di grazia alla sua leadership, spesso esercitata con spavalderia, sono i risultati negativi del Referendum Costituzionale del 4 dicembre 2016 che mirava al superamento di talune regole e modalità di gestione della vita politica.

Dopo Renzi il Governo passò a Paolo Gentiloni, sino alla crisi che portò il Paese a nuove elezioni politiche il 4 marzo 2018, dalle quali emerse una nuova formazione, il Movimento 5 Stelle, che ottenne alla Camera un vasto consenso: il 32,7%. Gli altri schieramenti maggiori registrarono invece questi risultati: PD 18,7% Lega 17,40%, Forza Italia 14,03, FdI 4,35.

Non c’è dubbio che il successo del Movimento 5 Stelle derivi da una campagna piena di promesse economiche, come il Reddito di Cittadinanza, e carica di altri aspetti demagogici, come fu per Berlusconi nel 2001, con la promessa dell’aumento della pensione sino al milione di lire.

Nacque così nel 2018 un Governo inedito, formato da esponenti sconosciuti e privi di esperienza che, grazie al patto con la Lega di Matteo Salvini, ottenne una risicata maggioranza, andata in crisi dopo solo 14 mesi, anche per dissensi interni alla compagine governativa e alla pretesa del leader Leghista di assumere esso stesso il comando del Governo.

Il 5 settembre 2019 il Presidente Conte riuscì a sparigliare la precedente coalizione e a concordare con gli esponenti dell’opposizione, il PD e Italia Viva, il nuovo Partito che Renzi nel frattempo aveva messo in piedi, una nuova maggioranza, con tutte le incertezze e difficoltà vecchie e nuove esistenti.

Infine, ad aggravare i già difficili rapporti sia interni che con le istituzioni europee, ecco arrivare nel novembre 2019 anche la Pandemia del Covid 19, purtroppo ancora in atto.

Vista la storia di questi ultimi 20 anni e considerando i gravi problemi che ci troviamo ad affrontare oggi, vasti e diversificati, credo inopportuni i tentativi di cambiare la guida del Paese. Servirebbe invece un’assunzione di responsabilità da parte di tutti gli attori che rivestono incarichi e ruoli nei vari ambiti e non guasterebbe neppure un maggior spirito di servizio.

Giuseppe Braga

Giuseppe Braga
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Giuseppe Braga è nato a Verona il 12 giugno del 1943. Ha lavorato alle Officine e Fonderie Leopoldo Biasi di Verona. È stato dirigente e membro della segreteria FIMCISL di Verona; dirigente e Segretario generale Federchimici CISL di Verona; Segretario generale SICET CISL di Verona e Responsabile organizzativo Confederazione; consigliere di terza Circoscrizione in Borgo Milano. Durante l’attività sindacale ha ricoperto varie cariche. giuseppe.braga@gmail.com

4 Comments

4 Comments

  1. Marcello Toffalini

    Marcello Toffalini

    20/01/2021 at 18:19

    Certo, non guasterebbe un maggior spirito di servizio. Comunque è bene chiarire che Italia Viva non ha partecipato come partito alla nascita del Conte2, essendo questo nato il 10/9/2019 e quella fondata da Renzi solo il 18/9. Renzi insomma avrebbe ricevuto 3 posti di governo senza esserseli guadagnati nella trattativa ma a nome del PD. Furbetto l’uomo.

  2. Giuseppe Braga

    Giuseppe Braga

    20/01/2021 at 19:10

    Quindi Renzi avrebbe tradito due volte. La prima uscendo dal PD, partito del quale era stato persino Segretario (come lo furono stati D’Alema e Bersani prima della formazione di LEU), la seconda millantando nei confronti di Conte una rappresentanza “teorica”, di una compagine politica ancora tutta da costituire. Pensa te! Senza partito e’ riuscito ad ottenere ben due ministeri ed un sottosegretariato: sulla …..parola

    • Redazione2

      Redazione2

      21/01/2021 at 10:43

      Mi pare ce ne sia abbastanza per revisionare le regole. Trovo inconcepibile che si entri al Governo come espressione di un partito (PD) per poi rimanere nell’esecutivo dopo aver cambiato pelle (Italia Viva). Assomiglia molto al cavallo di Troia. Il seguito è ancora molto discutibile: rimanere nel Governo facendo opposizione allo stesso. Renzi cerca margini di movimento e di potere nelle pieghe dei palazzi piuttosto che nel consenso del popolo sovrano. g.m.

  3. Avatar

    ODC

    21/01/2021 at 17:53

    Vorrei ritornare alla cronaca di tutti i giorni a proposito della presa di responsabilità chiesta nell’articolo.
    La cronaca più spicciola , forse banale di fronte alla catastrofe del paese( l’Europa ci darebbe 200 miliardi 200 con , da una parte i sovranisti e dall’altra parte degli imbelli).
    Un piccolo esempio nella nostra Verona : piccolo piccolo ma che parla di senso della responsabilità: Cattolica è stata letteralmente spolpata ( cosi certifica Ivass) nel silenzio assoluto .
    Destra , Sinistra, poteri forti e deboli, Chiesa, istituzioni .Tutti con una sine cura che fa rabbrividire .

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