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La proroga per gli Euro 4 fa male ai veronesi e bene al Covid

Sboarina si è battuto per consentire la circolazione di mezzi inquinanti dimenticando che la salute è il primo bene da difendere.

Il primo mese dell’anno ha visto l’amministrazione della città di Verona, nella persona del  Sindaco Federico Sboarina, alle prese con l’inquinamento dell’aria e con il Covid. Si tratta di fenomeni molto meno scollegati tra loro di quanto si possa immaginare, sia per la causa prima che li genera che per gli effetti sulla salute che gli stessi producono. A monte di entrambi sta infatti una potente antropizzazione del Pianeta, tale da impedire il reintegro delle risorse consumate e dei rifiuti accumulati, nonché in grado di liberare da aree geografiche ancora vergini svariati microrganismi, sconosciuti o resistenti al nostro sistema immunitario e quindi con possibilità di diffondersi a livello globale.

Insomma, di questa ed altre pandemie non sono e saranno responsabili il destino, il caso o il dio biblico. Molto suggestivo il fatto che Coronavirus e polveri sottili condividano sostanzialmente lo stesso meccanismo d’azione, cioè la capacità di indurre processi infiammatori a livello sistemico con una elezione particolare per apparato respiratorio, cardiocircolatorio e sistema nervoso. Non si tratta però di cadere nelle braccia del fatalismo immobilista, con gli speculari radicalismi del “si salvi chi può” o del “chi se ne frega”, ma di assumersi le proprie responsabilità per adottare progressivamente misure di contenimento dei danni e politiche economiche che includano l’ambiente nel computo delle risorse disponibili e da salvaguardare.

Tutto questo sembra essere totalmente ignorato dal Sindaco Sboarina che si è battuto affinché venisse rimandato il blocco dei veicoli Euro 4 diesel – notoriamente molto inquinanti soprattutto per le polveri sottili – con la motivazione che la crisi economica non consente a tutti di cambiare il mezzo –. Ma ciò che appare sconcertante è l’assenza di ogni suo riferimento al rischio per la salute che supporta il provvedimento interdittivo, quasi si trattasse invece di un incentivo alla rottamazione di vecchi veicoli per favorire il rilancio dell’industria automobilistica.

E, come non bastasse, la sua affermazione che i livelli di PM registrati sono nella norma. Se per “norma” si intende la persistenza dell’inquinamento peggiore d’Europa, si conviene che non si tratta di una situazione eccezionale, ma ordinaria, appunto “normale”. Viceversa, se il riferimento è alla norma di legge, o meglio alla soglia di sicurezza sanitaria, il numero dei picchi sopra soglia e la media annuale delle concentrazioni di PM anche a Verona dicono esattamente il contrario, come sistematicamente indicano tutti i rapporti scientifici e istituzionali.

Continuare a monitorare, senza che ciò determini azione correttiva alcuna, diventa paradossalmente uno spreco. Ignorare da parte del primo cittadino, per ruolo diretto responsabile della salute pubblica, che l’inquinamento da PM produce un effetto sinergico con il Covid sulla biologia cellulare, concorrendo così all’incremento della letalità, non può trovare attenuante alcuna. Insomma, si poteva richiamare almeno il difficile equilibrio tra salute e lavoro per offrire una più accettabile comunicazione, invece no, unico riferimento quello alla seconda istanza. I motori della sua miope base elettorale ruggiscono dietro le porte del lookdown ed aspettano soltanto il “via” per ripartire più veloci che mai, senza intravedere il precipizio che li aspetta a fine corsa. Emblematico al proposito il pilatesco atteggiamento delle istituzioni locali e delle associazioni di categoria di fronte al violento assalto dei negazionisti sferrato in piazza delle Erbe lo scorso ottobre.

Controprova di questa indifferenza per le sorti dell’ambiente, che poi sono anche quelle della salute, l’ottusità con cui ad ogni piè sospinto non si perde occasione per aprire la ZTL della città ed allentare contestualmente ogni forma di controllo sulle violazioni del codice della strada, incuranti di ogni impatto da traffico sulla salute: festività, elezioni, lavori in corso, epidemia. “Tutto fa brodo”, come declamava una vecchia pubblicità. Le motivazioni del Sindaco al proposito sono patetiche, come quella di favorire l’acquisto del cibo d’asporto. Ma come compensare l’aumento del traffico indotto nel centro storico? Semplice, trasformare in un bel parcheggio per residenti piazzetta Pescheria, luogo natale di Berto Barbarani che nel 2015 fu scelto come palcoscenico naturale per omaggiarne il 70° anniversario dalla morte.

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Insomma, il rimedio oggi per contenere la crisi e domani per recuperare il tempo perduto è soltanto uno: sfruttare al massimo ogni superficie utile. Parcheggi o plateatici, da qua non si scappa mai. Al binomio “bello-buono” dei classici si sostituisce quello più redditizio di “brutto-cattivo”. Sì cattivo, oltre che brutto, perché i 60 mila decessi che vengono attribuiti alle polveri sottili ogni anno, di cui 2/3 nel Nord Italia, non trovano udienza. Non sono infatti immediatamente identificabili con un tampone rivelatore al pari del Covid e non saturano le terapie intensive.

Bisognerebbe però ricordare che l’infezione da Covid si manifesta come sindemìa, cioè una epidemia che agisce per lo più aggravando un’altra sottostante epidemia, quella rappresentata dalle patologie croniche che colpiscono prevalentemente i soggetti di età medio-avanzata risparmiando maggiormente i più giovani, penalizzati però sul fronte dell’istruzione e della socialità. E quando una causa si allea con un’altra che agisce sul medesimo bersaglio, amplificandone l’effetto lesivo come fa l’inquinamento da PM, la salute pubblica subisce proprio un duro colpo.

Consiglieri di minoranza della prima Circoscrizione hanno redatto un vibrato appello per l’immediata chiusura della ZTL nell’intento di evitare assembramenti responsabili del rischio di contagio da Covid, così come illustri personalità del mondo della cultura e delle professioni hanno invocato di ripensare il piano di riconversione degli ex uffici Unicredit del centro storico, noto come “piano Folin”, dal nome dell’architetto che ne porta la firma. La sacrosanta preoccupazione è per lo stravolgimento del tessuto della città antica e per l’impatto sulla mobilità urbana. Attenzione però, non si sottovaluti come tutto questo comporterebbe anche un apprezzabile danno per la salute.

La riconversione dell’economia in attività eco-sostenibili è al centro delle politiche europee ed ora anche degli stessi Stati Uniti che hanno chiuso con la fosca epoca Trump. Ma anche altre grandi potenze del mondo, prima disattente se non apertamente ostili a questa istanza, cominciamo non solo a prendere consapevolezza di un problema che non può più oltre essere eluso, ma anche a ri-orientare i propri investimenti in tecnologia e ricerca. Ma noi no, chiusi nel sogno infantile di un ritorno al “come prima più di prima”.

Paolo Ricci

 

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Written By

Paolo Ricci, nato e residente a Verona, è un medico epidemiologo già direttore dell’Osservatorio Epidemiologico dell’Agenzia di Tutela della Salute delle province di Mantova e Cremona e già professore a contratto presso l’Università Ca’ Foscari di Venezia in materie di sanità pubblica. Suo interesse particolare lo studio dei rischi ambientali per la salute negli ambienti di vita e di lavoro, con specifico riferimento alle patologie oncologiche, croniche ed agli eventi avversi della riproduzione. E’ autore/coautore di numerose pubblicazioni scientifiche anche su autorevoli riviste internazionali. Attualmente continua a collaborare con l’Istituto Superiore di Sanità per il Progetto pluriennale Sentieri che monitora lo stato di salute dei siti contaminati d’interesse nazionale (SIN) e, in qualità di consulente tecnico, con alcune Procure Generali della Repubblica in tema di amianto e tumori. corinna.paolo@gmail.com

5 Comments

5 Comments

  1. Marcello Toffalini

    19/01/2021 at 11:45

    Grazie Ricci per questa motivata denuncia sul particolato presente nell’aria, a Verona, e nella Pianura padana. Se, come sostieni, coronavirus e polveri sottili condividono sostanzialmente lo stesso meccanismo d’azione (quello di causare processi infiammatori) e producono sulla persona effetti negativi che si sommano, non resta che augurarci una comune battaglia in nome della salute collettiva. La cosa pare non interessare abbastanza alla giunta comunale di Verona, che ha scelto di posporre la messa in mora delle vetture diesel euro4.

  2. Cecilia

    18/01/2021 at 23:16

    Grazie. Soprattutto perché si preoccupa di argomentare ogni affermazione. Purtroppo il male silenzioso colpisce tutti senza lasciare indietro nessuno. Oltre al problema dell’inquinamento dell’acqua, con cui qualcuno ha dovuto fare i conti prima – abitanti di Verona Est – e qualcuno se ne renderà conto poi, oltre al problema dei pesticidi gettati sui vigneti e sui frutteti in generale, e in Valpolicella qualcuno se ne è accorto, rieccoci qui a subire un’altra delle scelte di chi non conosce il concetto di bene comune e preferisce un facile consenso alla prospettiva della lunga durata.c.b.

    • ANTONIOLI SIMONE

      19/01/2021 at 11:24

      Soluzione, diamo soldi per noleggiare la macchina a chi ha Euro 4 e Isee basso.

  3. Redazione2

    18/01/2021 at 16:04

    Si è discusso molto sulla correlazione tra inquinamento e diffusione del Coronavirus, poi illustri scienziati ci hanno spiegato che no, questa correlazione non può basarsi su solide basi scientifiche. Ma Paolo Ricci cambia la prospettiva: un organismo indebolito dall’inquinamento ha meno possibilità di resistere al Covid-19, e questo è acclarato: muoiono le persone più deboli. Quindi esiste una correlazione tra le patologie causate dall’inquinamento e le morti per Covid-19. Forse il dibattito a riguardo avrebbe dovuto fin da subito basarsi su questo dato inconfutabile. g.m.

    • paolo ricci

      18/01/2021 at 17:31

      Mi permetto di provare a chiarire un equivoco.
      Quello che non è a tutt’oggi dimostrato è la capacità delle pm di fungere da veicolo per diffondere virus biologicamente attivi e con carica adeguata. Quindi di provocare un aumento dell’incidenza, cioè nuovi casi di malattia.
      Quello che invece è acclarato è la capacità di aggravare la malattia quando preesistente (per la condivisione del meccanismo d’azione tra virus e pm) e quindi di incrementare la letalità, cioè il numero dei decessi sul totale dei malati,da non confondere con la mortalità, cioè il numero dei decessi sul totale della popolazione (sani più malati).
      Sono tuttavia in corso molti studi multicentrici, in Italia coordinati dallo ISS, finalizzati a perfezionare sotto tutti i profili la conoscenza della correlazione covid/inquinamento atmosferico.

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