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Opinioni

Tempo di pandemie, ce ne sono altre per le quali serve un vaccino

Ci sono altri virus che dilagano da tempo e che occorre cercare di debellare: portano disuguaglianze sociali, povertà e discriminazioni.

Mai come quest’anno si è attesa con tanta trepidazione l’apertura di un nuovo anno, un anno che in cuor nostro scacciasse definitivamente il precedente con tutto quel carico di démoni che, sotto le sembianze di un virus, ce lo avevano reso tormentoso, insopportabile. Un effluvio di auguri, di gioia, di rinascita, di fortuna, accompagnati da un tripudio di video che con danze, concerti, poesie, surriscalda e scarica da giorni i cellulari, agita gli animi desiderosi di nuovi scenari.

In un tempo sospeso tra la fine e il principio, un anelito insopprimibile di vita riesce a rimuovere i dati non confortanti che ci bloccano ancora in casa, ad allontanare i lugubri presagi di malattia e morte. Quando il cuore non ne può più, perché colpito è anche l’amico, il familiare o il vicino di casa, la parola che corre e tiene uniti è “speranza”.

Ricorderemo il 2020 come l’anno di una catastrofe umanitaria ed economica estesa a tutto il pianeta. Il percepirsi tutti sulla stessa barca, esposti per effetto della globalizzazione agli stessi rischi, la constatazione che il virus non conosce confini e differenze sociali perché raggiunge tutti indistintamente, sollecita i governanti di ogni livello ad abbandonare il particulare, manifestatamente inadeguato ed insufficiente, per ragionare ed agire in una dimensione più ampia, globale, perché in gioco è il destino dell’umanità tutta e nessuno può salvarsi da solo, come ha ricordato Papa Francesco.

Occorre agire tempestivamente. È infatti tale la catastrofe, in termini di mutazione dell’habitat naturale, provocata da un’industrializzazione in grado di appiattire ogni differenza con l’agricoltura quasi ad unificare i due settori dell’economia classica, che altre epidemie si profilano all’orizzonte. È già scientificamente pacifico come altri virus, che solitamente albergano nell’animale non necessariamente ammalando l’ospite, mutino a loro volta per le forzose e radicali condizioni ambientali prodotte. Compiendo il salto di specie, possono ora aggredire e ammalare l’uomo che, non dotato del medesimo apparato immunitario dell’animale, si mostra completamente indifeso verso i nuovi nemici. Proprio per le repentine alterazioni causate all’ecosistema, si prevede già che le pandemie rappresenteranno le nuove future emergenze sanitarie.

Ma un’altra pandemia da tempo dilaga tra noi. È quella legata alle disuguaglianze sociali che in ogni parte del Pianeta conduce all’impoverimento d’intere popolazioni costrette da un neo-capitalismo selvaggio, e da guerre che spesso ne sono conseguenza, ad abbandonare per fame e violenze le loro terre e migrare verso Paesi occidentali sempre più ostili all’accoglienza che innalzano muri non solo virtuali. Terrificanti le immagini di migliaia di persone rimaste intrappolate nel gelo proprio qui nella vicina Bosnia, dopo che un incendio aveva distrutto il campo profughi. La migrazione rappresenta un’emergenza sociale che da tempo affligge l’Europa e che stenta a trovare soluzioni proprio perché paradossalmente incapace di applicare quei propri principi e valori umanitari che ne hanno segnato il percorso storico di civiltà.

Pandemica, da ultimo, è la condizione della donna. Basti pensare che nei ricchi e avanzati Stati Uniti il congedo di maternità non è ancora retribuito ed in Arabia Saudita, dove attiviste per i diritti umani sono in carcere, la donna ha guadagnato solo recentemente la facoltà legale di guidare l’auto. Senza contare le violenze e i femminicidi che giornalmente occupano la cronaca italiana. Violentata e ammazzata a martellate proprio in queste feste Agitu, la pastora-imprenditrice della Val dei Mocheni simbolo d’integrazione. Ma anche la politica nostrana sulla questione femminile non brilla certo di perspicacia. È fresca la notizia che la rinnovata Giunta Musumeci della Regione Siciliana, liberatasi dell’unica donna, vanti ora il primato della rimozione di genere: 12 assessori tutti maschi. Non resta dunque sperare che qualcosa cambi nel 2021; del presente non c’è molto da rimpiangere.

Corinna Albolino

 

Corinna Albolino
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Originaria di Mantova, vive e lavora a Verona. Laureata in Filosofia all’Università Ca’ Foscari di Venezia, si è poi specializzata in scrittura autobiografica con un corso triennale presso la Libera Università dell’Autobiografia di Anghiari (Arezzo). In continuità con questa formazione conduce da tempo laboratori di scrittura di sé, gruppi di lettura e conversazioni filosofiche nella città. Dal 2009 collabora con il giornale Verona In. corinna.paolo@tin.it

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