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Il Vangelo

Finisce un anno drammatico mentre inizia l’anno della speranza

La pandemia ci ha fatto capire che noi siamo parte, non padroni della natura. Per cui dobbiamo rispettare e coltivare la bellezza del creato.

Dal Vangelo di Luca
In quel tempo, i pastori andarono, senza indugio, e trovarono Maria e Giuseppe e il bambino, adagiato nella mangiatoia. E dopo averlo visto, riferirono ciò che del bambino era stato detto loro. Tutti quelli che udivano si stupirono delle cose dette loro dai pastori. Maria, da parte sua, custodiva tutte queste cose, meditandole nel suo cuore. I pastori se ne tornarono, glorificando e lodando Dio per tutto quello che avevano udito e visto, com’era stato detto loro. Quando furono compiuti gli otto giorni prescritti per la circoncisione, gli fu messo nome Gesù, come era stato chiamato dall’angelo prima di essere concepito nel grembo.
Luca 2,16-21

Sono tanti i motivi che ci invitano a riflettere in questo primo giorno dell’anno. È la festa di Maria, madre di Dio (theotokos). Una delle feste mariane più antiche. È stata proclamata dal Concilio di Efeso nel 431.

Quest’anno è la 54ª Giornata mondiale della pace. Un anno che finisce e un nuovo anno che inizia: il 2021. Finisce un anno drammatico. Inizia l’anno della speranza. Sogniamo tutti di poter tornare al più presto a riabbracciarci e a stare assieme senza paura e senza mascherine. Per assurdo, quello che stiamo vivendo, può diventare un momento storico importante per tutta l’umanità. Stiamo vivendo una svolta epocale a tutti i livelli. Non solo l’uomo sta cambiando. È il mondo intero nella sua complessità che sta cambiando.

Tutti ci chiediamo: come sarà il nostro futuro? Che cosa bisognerebbe fare? Come ci può aiutare la nostra fede, il Vangelo, la Parola di Dio? Nessuno ha la ricetta magica. È pericoloso affidarsi alla retorica dell’andrà tutto bene. L’importante è rendersi conto che nulla sarà come prima.

La pandemia può diventare una grande occasione. È un po’ come il Natale: una nuova ri-nascita. Ma è anche come la Pasqua: un momento di “passaggio”, dalla morte alla vita. Bisogna inventare un nuovo modo di stare al mondo. Ma come? Ancora una volta papa Francesco ci suggerisce un cammino. In occasione della 54ª Giornata mondiale della pace invita tutti a mettere al centro: “La cultura della cura, come percorso di pace”.

Se vogliamo cambiare vita e cambiare il mondo, dobbiamo iniziare a prendersi cura, innanzitutto di noi stessi e poi degli altri, del creato, di Dio. Infatti, è da un anno che un piccolo virus, ci ha costretti a mettere al centro delle nostre riflessioni la parola “cura”.

È bello che i giornali di questi giorni ringrazino i 275 medici morti perché si sono presi cura degli ammalati. Noi aggiungiamo il nostro grazie ai tanti infermieri/e volontari/e, preti che hanno donato la loro vita per prendersi cura degli altri.

Prendersi cura vuol dire innanzitutto: imparare a volersi bene. A regalarsi momenti per fermarsi, per pensare, per coltivare i propri affetti, per leggere qualche bel libro, per ascoltare un po’ di musica.

La pandemia ci ha fatto capire che noi siamo parte, non padroni della natura. Per cui dobbiamo rispettare e coltivare la bellezza del creato.

È necessaria una profonda svolta. Uno stile di vita ispirato alla sobrietà. Un ritmo di vita meno frenetico. Una nuova solidarietà. Dobbiamo imparare ad accontentarci di ciò che è necessario per vivere.

In questi giorni ci scambiamo tutti gli auguri. È un po’ un rito, ma se lo riempiamo di umanità è un gesto che esprime il nostro prenderci cura reciprocamente. Gli auguri che oggi ci scambiamo, gli sguardi che ci regaliamo, siano il nostro dirci: “Tu sei una benedizione per me, voglio essere anch’io una benedizione per te”. Anche Dio oggi ci bene-dice. Si prende cura di noi. Impariamo anche noi a benedirci, ogni giorno, gli uni gli altri.

Don Roberto Vinco
Venerdì 1 gennaio 2021 

Roberto Vinco
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Don Roberto Vinco è parroco a San Nicolò all'Arena (Verona). roberto.vinco@tin.it

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