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Opinioni

Per Verona è giunto il tempo di programmare un nuovo rinascimento

Dopo la bulimia per i centri commerciali dell’Amministrazione Tosi oggi stiamo vivendo quella per le attività ricettive della Giunta Sboarina.

In questi ultimi decenni, Verona si è fermata ed ha vissuto di rendita sulle opere realizzate nel passato; non ha saputo progettare il suo futuro. Si sono perdute importanti opportunità, quali il Polo dell’Innovazione alla Marangona; lo sviluppo dell’aeroporto Catullo; la realizzazione di un efficiente sistema di trasporto pubblico; la progettazione di una porzione di città alla ZAI, dotata di servizi, anziché riempirla di centri commerciali, direzionali e ricettivi; la trasformazione della Rotonda dei Magazzini generali in un auditorium e la creazione di una cittadella della cultura negli altri edifici adiacenti, come era nei piani iniziali; l’attuazione dei parchi delle Mura e della Collina, e la creazione di un sistema di parchi urbani; l’elaborazione di un piano regolatore organico al territorio, di tutti gli edifici storici inutilizzati del demanio militare e dei palazzi monumentali di proprietà pubblica; la realizzazione di un grande campus universitario, con un adiacente parco, causa la costruzione di edifici di edilizia residenziale negli spazi dell’ex Caserma Passalacqua; la redazione di un piano urbanistico che non consumi suolo; ed altri casi ancora.

In questi ultimi anni, coloro che hanno amministrato la città, hanno preferito fare cassa, vendendo alla Fondazione Cariverona la maggior parte dei palazzi storici, che il Comune aveva avuto in eredità. Fondazione che, con il Piano Folin, si sta proponendo come il reale soggetto che pianifica le scelte d’uso urbanistiche dei grandi complessi storici di sua proprietà, togliendo alla Pubblica Amministrazione, democraticamente eletta, il diritto–dovere di programmare il proprio territorio. Del resto, Castel San Pietro e il Palazzo del Capitanio, ceduti alla Fondazione, da troppi anni erano abbandonati a loro stessi. L’Arsenale, rimasto di proprietà pubblica, risulta essere in condizioni tragiche. Ora, si vocifera la cessione ai privati dell’intero palazzo Montanari, che invece potrebbe ospitare il naturale sviluppo della facoltà di Giurisprudenza.

Dopo la bulimia per i centri commerciali del periodo tosiano, stiamo vivendo quello per le attività ricettive, della Giunta attuale; ne stanno approvando e sorgendo in ogni dove. Forse, sarà questa la sorte anche di palazzo Montanari.

Gli abitanti di Verona Sud manifestano per il verde

22 ottobre 2016, gli abitanti di Verona Sud manifestano per il verde

Se Verona vorrà avere un futuro, sarà necessario modificare radicalmente il meccanismo di gestione della nostra città, non solo da parte degli amministratori eletti, ma di tutte le organizzazioni che detengono gli strumenti economici, didattici, culturali e sociali.

Non dovranno essere gli operatori privati che, sulla loro possibilità di investire, decidono le scelte sul territorio, ma la Pubblica Amministrazione, attraverso forme di vera urbanistica partecipata.

Verona non può essere rappresentata dalle corse delle automobili con forme di formaggio al posto delle gomme, in piazza Bra; dai numerosi banchetti che, per lunghi periodi, occupano le piazze storicamente più importanti della città; dalle proposte di copertura dell’Arena, di un cimitero verticale, di una ruota panoramica in centro storico e di altre simili estemporaneità.

È tempo di programmare un nuovo Rinascimento per la nostra città, che coinvolga tutte le energie culturali, economiche, sociali e amministrative, in un progetto di totale rinnovamento.

Giorgio Massignan
VeronaPolis

Giorgio Massignan
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Giorgio Massignan è nato a Verona nel 1952. Nel 1977 si è laureato in Architettura e Urbanistica allo IUAV. È stato segretario del Consiglio regionale di Italia Nostra e per molti anni presidente della sezione veronese. A Verona ha svolto gli incarichi di assessore alla Pianificazione e di presidente dell’Ordine degli Architetti. È il responsabile dell’Osservatorio VeronaPolis e autore di studi sulla pianificazione territoriale in Italia e in altri paesi europei ed extraeuropei. Ha scritto quattro romanzi a tema ambientale: "Il Respiro del bosco", "La luna e la memoria", "Anche stanotte torneranno le stelle" e "I fantasmi della memoria". Altri volumi pubblicati: "La gestione del territorio e dell’ambiente a Verona", "La Verona che vorrei", "Verona, il sogno di una città" e "L’Adige racconta Verona". giorgio.massignan@massignan.com

2 Comments

2 Comments

  1. Giuseppe Braga

    Giuseppe Braga

    01/01/2021 at 21:03

    Carissimo Giorgio, concordo quasi totalmente con le opinioni e proposte espresse in queste tue note. Per realizzarle, però,serve una cosa determinante: vincere le prossime elezioni amministrative, previste per il 2022, evitando per quanto possibile gli errori del giugno 2017, quando ben quattro liste di “certa sinistra” sono arrivate al terzo posto, battute da ben due liste di destra: quella destra che sta oggi governando la città. E, visti i recenti risultati delle elezioni regionali, nelle quali la destra di Zaia e leghista hanno fatto il pienone (42 consiglieri in regione su 51), la vedo dura. Che fare? E’difficile coinvolgere le forze sane della società civile, compreso gli schieramenti della sinistra tradizionale ed ipotizzare uno schieamento unitario in grado di scalfire in modo significativo l’attuale blocco della destra veronese? Io credo di sì! Ciò richiede, però che diversi esponenti la smettano di pensare di essere gli unici riferimenti del centro sonistra, perché ho conosciuto tanti soggetti che la pensavano in questo modo ed oggi non sono in grado di superare il 3%. Questi sono credo, scomodi e perdenti compagni di viaggio, da lasciarli (con u sorriso) al loro destino!

  2. Giorgio Massignan

    Giorgio Massignan

    02/01/2021 at 16:34

    Caro Giuseppe, faccio fatica a togliere le responsabilità della continua disfatta elettorale, a qualche partito della sinistra e del centro sinistra. Mi sto convincendo che, in una regione e in una città conservatrici e fondamentalmente di destra, la sinistra ed il centro sinistra, dando per scontata la sconfitta, abbiano abbandonato l’idea di formare una coalizione finalizzata a vincere, per soddisfare le ambizioni e gli interessi dei singoli capi bastone.

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