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Editoriale

Le nebbie di Verona, nel 2021 gettiamo le basi per una città aperta

Nuovi movimenti politici: storie già viste o nuove primavere? Servono soggetti che guardino al futuro senza rigettare il meglio del passato.

Si è chiuso un anno difficile per Verona. Sforzandoci di vedere le ripercussioni positive della pandemia c’è da dire che, come accade nei momenti critici, vengono messi in discussione vecchi schemi e questo dovrebbe servire a mettere le basi per un futuro migliore. A saperlo e volerlo fare, ovviamente.

Invece, a livello locale il 2020 si chiude con alcuni episodi che ci danno il polso di una città che non reagisce. Tra questi: la mancata elezione di Verona a capitale della cultura; la triste vicenda della revoca da parte del Consiglio comunale della cittadinanza onoraria allo scrittore Roberto Saviano; i rigurgiti fascisti espressi ad ottobre nella manifestazione in Piazza Erbe contro i provvedimenti governativi per contenere il contagio.

I tre episodi, di cui l’ultimo evidenzia una preoccupante complicità delle categorie economiche (non si trova da parte loro una condanna di quanto è accaduto), esprimono una impietosa fotografia della nostra città che neppure le sempre più lunghe e ripetitive veline dell’Ufficio stampa del Comune riescono a mitigare. Le esternazioni di alcuni consiglieri comunali, a commento di alcuni episodi sopra elencati, danno poi la misura di una preoccupante decadenza.

A sentire il Sindaco Federico Sboarina viviamo in un periodo descritto con un enfasi che neppure Ramsete II avrebbe osato: «Nell’anno “orribile” – si legge nei comunicati stampa del Comune – sono stati raggiunti obiettivi epocali, di alcuni progetti si parlava da decenni, l’Amministrazione li ha concretizzati in meno di tre anni».

Sarà, ma ci fidiamo più della polaroid che fotografa una realtà assai diversa, fatta di centri commerciali, piani per la svendita del centro storico ai potentati economici, mortificazione dell’identità cittadina con l’allontanamento dei residenti, potenziali parchi oggetto di speculazioni commerciali, cervelli in fuga anche per la mancata realizzazione di un polo tecnologico. Fattori che a lungo andare avranno pesanti ripercussioni sull’economia della città: cosa succederà quando i turisti scopriranno che per andare allo street restaurant non servirà prendere l’areo ma basterà scendere le scale di casa?

C’è un pensiero vecchio a Verona, ammuffito, appena mitigato da alcune realtà giovanili, movimenti che tentano un approccio diverso puntando sulle grandi sfide del futuro: più ambiente, più cultura, meno ideologie e più fatti che intercettino la sensibilità del tempo, quella che buona parte della sinistra comodamente seduta non sa e non vuole vedere e che giustamente diventa appannaggio di altri.

Storie già viste o nuove primavere? Dipenderà dall’intelligenza dei soggetti coinvolti, della loro capacità di fare rete per costruire un’identità inclusiva che guardi al futuro senza rigettare a priori il passato. Non è un difetto solo l’essere incapaci, ignoranti o peggio corrotti: anche l’arroganza fa i suoi danni.

g.m.

Redazione2
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2 Comments

2 Comments

  1. Avatar

    ODC

    31/12/2020 at 16:38

    Grazie a Verona In di tutto.
    Strumento prezioso.
    Buon anno.

  2. Avatar

    Filippo Cassetta

    01/01/2021 at 22:35

    Se alla fine dell’anno ti scopri essere il sindaco della città che con la pandemia si trova nella peggiore situazione di ogni altra in Italia, la città con RSA con più del 10% di OSPITI MORTI a causa del COVID… ecco, forse un po’ di autocritica e meno trionfalismi potrebbero restituirti quel minimo di credibilità essenziale per governare una città e progettarne il futuro.

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