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Museo Lapidario Maffeiano (foto Giorgio Montolli)
Museo Lapidario Maffeiano (foto Giorgio Montolli)

Opinioni

Come fare di Verona una capitale della cultura? Lo spiega la storia

Autonomia delle istituzioni culturali, valorizzazione dei primati, lotta alla trascuratezza e alla cultura dei “schei” i punti di partenza

L’epidemia di Covid, che ha ripreso la sua marcia in questo fine anno e non sembra arrestare la sua nefasta onda venefica, ha posto in risalto nel mondo la fragilità dell’essere umano non solo a livello fisico ma soprattutto psicologico. Siamo tutti colpiti e indifesi, chi più impaurito di altri, ma soprattutto sconcertati dai provvedimenti legislativi che imprigionano la nostra libertà di circolazione, scambi affettivi, iniziative e desideri, oltreché la direzione verso il futuro delle giovani generazioni private addirittura del loro diritto all’istruzione.

Uno degli aspetti delle limitazioni restrittive della nostra libertà che colpisce di più, e che è stato denunciato a gran voce da molti intellettuali, è la chiusura dei musei, luoghi della cultura dove è raro trovare assembramenti e dove l’anima può vivere serenamente momenti di bellezza e di estasi. Più comprensibili le chiusure dei teatri e dei cinema, ma i musei… Si vuol cogliere qui allora l’occasione per una riflessione generale sull’importanza della cultura per il nostro ben vivere e in particolare sulla prospettiva della cultura a Verona.

Possiamo vantare a Verona musei d’eccellenza e un primato possedendo, il primo museo al mondo, che è il Lapidario Maffeiano voluto da Scipione Maffei: tra il 1719 e il 1724, infatti, fece edificare un muro che divideva l’attuale via Roma dal cortile del pronao, detto “muro delle lapidi”, dove trovarono sistemazione circa 230 iscrizioni e frammenti scultorei in modo che fossero visibili su ambo i lati. Per primo trasformò la sua wunderkammer con le collezioni delle sue iscrizioni in latino e greco e di tutto il restante materiale archeologico da lui collezionato nel primo museo a cielo aperto, che fu meta di moltissimi studiosi, tra cui anche Wolfgang Goethe, durante i loro grand tour.

Da allora in città le collezioni si sono moltiplicate in ogni ambito, nelle accademie, nel Museo di Scienze Naturali, fino al Matr e al Museo privato della collezione di Palazzo Maffei. Ma Verona con il suo immenso patrimonio di arte e cultura deve fare ancora molto per giungere alla valorizzazione piena delle sue risorse. Ciò che è stato fatto finora non è bastato per essere selezionata come capitale italiana della cultura 2022; eppure la città ha molto da offrire ed è un gioiello di bellezza e di storia.

Stefano Baia Curioni ha affermato che le istituzioni culturali devono dimostrare di essere attivatrici delle comunità e delle buone pratiche di progettazione del futuro. Ed è proprio qui la chiave per comprendere il perché Verona non sia riuscita nell’impresa. Per vedere il futuro occorre infatti aver salde le basi nel presente, riconoscere gli errori e i giusti passi intrapresi. Molti intellettuali hanno espresso la loro opinione, più o meno condivisibile, rintracciando le cause e auspicando un cambiamento, suggerendo il coinvolgimento di altre istituzioni che sono state trascurate e molto altro, ma occorre essere maggiormente propositivi per aiutare Verona. Le istituzioni culturali non sono le sole responsabili della nostra mancata visione di futuro.

Perché Verona ha bisogno di società milanesi per gestire il suo dossier cultura e non cerca di organizzare un team di intellettuali veronesi che conoscono il suo patrimonio in modo approfondito? Ci sono professori altamente preparati che avrebbero saputo meglio di chiunque altro disegnare il progetto di una Verona futura. Da tempo anche le guide del Comune appartengono a società estranee e questo dipendenza non fa onore a Verona. Occorre puntare in futuro a rendere autonoma la città nelle sue istituzioni culturali.

Verona è racchiusa da una cinta muraria straordinaria, una cortina di pietra che la avvolge lasciata all’incuria e devastata dall’edera: la trascuratezza è una grave colpa di tutta la città e da anni il degrado è una cifra negativa nel panorama che si evince arrivando dall’esterno in città, o percorrendola fin sulla sommità della collina. È necessario un piano organizzato di recupero pubblico-privato che affianchi quanto è stato fatto finora da questa amministrazione e che miri a trasformare Verona in una città (come ad esempio Lucca) che guardi al futuro con fiducia.

Verona ha molti primati nel mondo: il primo anfiteatro, la prima biblioteca, il primo documento di volgare italiano, il primo affresco di soggetto civile in Italia, la prima Accademia, il primo Museo, il più grande Arsenale asburgico dopo Vienna e molto, molto altro… Risaltare i primati, conservare, seguire i consigli dei padri e il loro esempio è l’unica soluzione. Goethe nel suo Viaggio in Italia suggeriva di mettere in salvo i miliari lasciati alle intemperie nel Museo dell’Accademia Filarmonica ed essi giacciono ancora all’aperto. É solo un esempio, ma è eloquente per una lezione che guardi al futuro.

La città è ricchissima nel suo sottosuolo per evidenze romane e medievali che rimangono nascoste in cantine e annessi privati trascurati, dismessi, non valorizzati. Ne è un esempio il Criptoportico del Capitolium che resta celato nel suo tratto di maggiore evidenza strutturale sotto palazzi del centro e sotto il Monte dei Pegni. La città tutta è responsabile dell’oblio della sua storia e testimonia l’incuranza verso la cultura che è valorizzazione del passato da trasmettere integro e risanato alle generazioni future.

La città ha un primato purtroppo anche per l’inquinamento atmosferico, e ne ha un altro per il riciclo dei pannolini dei bambini: sono due esempi contrapposti della direzione da seguire anche nel coraggioso iter di abbattimento del traffico auspicato a gran voce da urbanisti più giovani che hanno una chiara visione del futuro che è green, sostenibile, ecologico, ciclopedonale, elettrico, all’idrogeno. In futuro Verona dovrà essere chiusa al traffico automobilistico sul modello di Ferrara e di altre splendide città ecologiche.

Verona non ama la cultura ma la “cultura dei schei” e questa miopia imbriglia il cuore che deve pulsare e battere forte per raggiungere il suo primato culturale: i schei utili e meglio spesi son proprio quelli destinati al bene di tutti ed è questo che serve a salvaguardare la ricchezza della città. Ogni cittadino che possegga un bene prezioso all’interno del suo palazzo dovrebbe essere orgoglioso di aprirlo al pubblico e valorizzarlo: potrebbe ricavare da questo in futuro il denaro speso nel recupero.

Come una splendida rosa Verona offre a tutti noi i suoi petali di storia: da quelli più esterni, quali le sue mura, a quelli più nascosti, quali i suoi gioielli del sottosuolo. Verona attende che tutti i cittadini la apprezzino e la valorizzino accostandosi propositivi e fattivi alle istituzioni culturali per una nuova fondazione municipale, come avvenne con Cesare e i suoi soldati nel 49 a. C..

La storia ci indica la via per divenire capitale della cultura in futuro.

Giulia Cortella 

 

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2 Comments

2 Comments

  1. Dino POLI

    02/01/2021 at 11:26

    Mi pare che tra i primati di Verona vada inserito anche il teatro Filarmonico, fatto costruire sempre da Scipione Maffei nel 1715 (circa), prima dei teatri di Milano e di Venezia e di Napoli. Bisogna controllare bene le date, cosa che non ho potuto fare perché non ho tutte le informazioni, ma certamente il Teatro Filarmonico si batte per il primato. Speriamo riapra presto !

  2. Giulia

    04/01/2021 at 11:59

    Verissimo Dino grazie di condividere l’importanza di valorizzare i primati di Verona che sono innumerevoli a partire dalla storia romana!
    È vero il Teatro Filarmonico fu il primo teatro in Italia voluto dall’Accademia Filarmonica e da Scipione Maffei.

    “…. All’inizio del Settecento, quando una lenta e inesorabile crisi stava ormai minando l’istituzione, arrivò la spinta decisiva del grande erudito Scipione Maffei, energico suscitatore di nuove energie intellettuali e morali. Il Maffei convinse l’Accademia a costruire il Teatro e il Museo Lapidario, restituendole così il ruolo di fulcro della vita culturale cittadina. Il primo Teatro Filarmonico fu progettato dal famoso architetto e scenografo bolognese Francesco Bibiena ed inaugurato il 6 gennaio 1732 con La Fida Ninfa di Maffei musicata da Antonio Vivaldi. Successivamente il Teatro andò distrutto ben due volte, l’ultima delle quali durante il secondo conflitto mondiale, ma fu sempre tenacemente ricostruito dai Filarmonici”.Sito dell’Accademia Filarmonica

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