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Il Vangelo

Anche in questi tempi difficili Dio cerca casa in ognuno di noi

La situazione drammatica che stiamo vivendo ci può aiutare a riscoprire un Natale diverso: più “umano” e quindi più divino

Dal Vangelo di Luca
In quei giorni un decreto di Cesare Augusto ordinò che si facesse il censimento di tutta la terra. Questo primo censimento fu fatto quando Quirinio era governatore della Siria. Tutti andavano a farsi censire, ciascuno nella propria città. Anche Giuseppe, dalla Galilea, dalla città di Nàzaret, salì in Giudea alla città di Davide chiamata Betlemme: egli apparteneva infatti alla casa e alla famiglia di Davide. Doveva farsi censire insieme a Maria, sua sposa, che era incinta. Mentre si trovavano in quel luogo, si compirono per lei i giorni del parto. Diede alla luce il suo figlio primogenito, lo avvolse in fasce e lo pose in una mangiatoia, perché per loro non c’era posto nell’alloggio. C’erano in quella regione alcuni pastori che, pernottando all’aperto, vegliavano tutta la notte facendo la guardia al loro gregge. Un angelo del Signore si presentò a loro e la gloria del Signore li avvolse di luce. Essi furono presi da grande timore, ma l’angelo disse loro: «Non temete: ecco, vi annuncio una grande gioia, che sarà di tutto il popolo: oggi, nella città di Davide è nato per voi un Salvatore, che è Cristo Signore. Questo per voi il segno: troverete un bambino avvolto in fasce, adagiato in una mangiatoia». E subito apparve con l’angelo una moltitudine dell’esercito celeste, che lodava Dio e diceva: «Gloria a Dio nel più alto dei cieli e sulla terra pace agli uomini, che egli ama».  Luca 2,1-14

Nessuno di noi avrebbe mai pensato di vivere un Natale con la peste. Il Natale, proprio perché ci parla di nascita, porta con se un messaggio di gioia e di speranza. Ma come è possibile parlare di gioia e di speranza quando in pochi mesi sono morte in Italia, più di 70 mila persone? Eppure credo che nessuno vuole rassegnarsi al dramma causato da un piccolo virus. Abbiamo bisogno tutti di speranza, di vita, di futuro. La domanda allora che dobbiamo farci è: che cosa ci può insegnare il Natale al tempo del Covid? La pandemia ha colpito al cuore la festa del Natale. Un abbraccio o una stretta di mano, oggi sono diventati pericolosi. Significano contagio. Quello che ieri era espressione di affetto e di gioia, ora fa paura. 

Se tutto è cambiato, c’è invece un messaggio che non è mutato: quello del Natale. Da più di duemila anni è sempre lo stesso: Dio si fa uomo. Dio si fa corpo. Dio si fa volto. Dio e uomo si sono abbracciati. In ogni persona c’è un frammento di mistero, di divino. Questo è il miracolo e nello stesso tempo l’assurdo e lo scandalo del Natale. É questa la differenza sostanziale del cristianesimo da tutte le altre religioni. Ancora una volta il Vangelo ci ricorda che è nell’umano che possiamo incontrare il divino.

In nome del nostro Dio benessere, avevamo ridotto il Natale a una favola per i bambini. Le nostre feste natalizie erano diventate una lunga sagra del consumismo. Ci faceva molto comodo un Dio che se ne sta nell’alto dei cieli, oppure rinchiuso in un tabernacolo nelle chiese. Forse proprio questa situazione drammatica che stiamo vivendo, ci può aiutare a riscoprire un “altro” Natale.  Un Natale più umano, che vuol dire, più divino. É quando incrocio lo sguardo di un bambino, che posso rendermi conto, che la vita è un miracolo. É quando vado a trovare un amico o amica ammalata, e mi sento sussurrare un “grazie”, che sento il profumo di divino. É in queste piccole esperienze quotidiane che possiamo percepire che la vera dimora di Dio è il cuore di ogni persona semplice.

Anche in questo strano Natale Dio cerca casa. Come con Maria vuole ri-nascere in ognuno di noi. Ma lo può fare soltanto se lo vuoi tu. Se lo vogliamo noi. L’esperienza che stiamo vivendo ci insegna che dal buio di questa pandemia ne usciremo soltanto insieme. Ma per realizzare questo è necessario che il mio “io” diventi sempre più un “noi”. Come dice papa Francesco nell’ultima sua Enciclica “Fratelli tutti” : «Non si può più pensare di salvarsi da soli. Ci si salva soltanto insieme».

Don Roberto Vinco
Venerdì 25 dicembre 2020

Roberto Vinco
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Don Roberto Vinco è parroco a San Nicolò all'Arena (Verona). roberto.vinco@tin.it

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