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Le Rondini, la bottega di via Pallone 2:b a Verona
Le Rondini, la bottega di via Pallone 2:b a Verona

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Le Rondini: «Imparare a condividere le strategie di comunicazione»

INTERVISTA – Caterina Novaria: «Far conoscere la nostra mission è importante ma comunicare insieme ad altri presuppone affinità sui temi».

La Cooperativa Le Rondini è nata il 27 settembre 2012 dalla fusione tra le due storiche cooperative di commercio equo e solidale attive nel territorio veronese dal 1989: la Cooperativa La Rondine e la Cooperativa El Ceibo. Per commercio equo e solidale, o fair trade, si intende una partnership economica basata sul dialogo, la trasparenza e il rispetto, che ha come obiettivo il raggiungimento di una maggiore equità tra Nord e Sud del mondo attraverso il commercio internazionale. La cooperativa ha anche l’obiettivo di sviluppare nei cittadini una consapevolezza sul consumo: dalla creazione del prodotto alle condizioni lavorative fino all’impatto ambientale del processo produttivo.
Le Rondini ha cinque punti vendita. Oltre a Verona, altri negozi sono presenti a Negrar, San Giovanni Lupatoto, San Bonifacio e Legnago. Per la vendita dei prodotti vengono utilizzati anche canali esterni, come singoli rivenditori e grande distribuzione. La cooperativa  impiega dieci dipendenti, è gestita da un Consiglio di amministrazione di volontari e conta 2000 soci e più di 150 volontari. Abbiamo intervistato Caterina Novaria, responsabile della comunicazione.

– Novaria, da 1 a 10 quanta importanza date alla comunicazione della vostra mission?

Caterina Novaria. «La comunicazione era qualche tempo fa meno costante mentre adesso è possibile notare un incremento, una strategia, una continuità e una pianificazione che prima mancavano. La comunicazione è per noi un aspetto importante e per questo abbiamo aumentato i canali comunicativi e i canali social: abbiamo aggiunto le pagine Facebook, Instagram e Linkedin. L’incremento è stato soprattutto a livello strategico con un messaggio costante e ripetuto nel tempo, anche per acquisire credibilità».

– Tra i vostri obiettivi c’è anche quello di raggiungere il decisore politico?

Caterina Novaria. «Assolutamente sì. Abbiamo sempre portato avanti delle campagne di sensibilizzazione anche verso la società, soprattutto su alcune filiere, come quella dello zucchero e del cacao, o sulle problematiche che potevano essersi presentate negli anni. Ci rendiamo però anche conto che da soli, come cooperativa Le Rondini, abbiamo poco peso, quindi queste campagne vengono portate avanti da Altromercato, la cooperativa centrale a cui facciamo riferimento, e dalle associazioni di categoria. Sono loro quindi che indicano queste campagne a cui poi le singole Cooperative decidono o meno di aderire. In questo modo anche noi abbiamo molto più peso, come anche il nostro lavoro che vuole far sviluppare una coscienza critica e una certa eticità a livello economico».

– Che strutture avete in house per comunicare?

Caterina Novaria. «Purtroppo abbiamo pochi mezzi di comunicazione. Utilizziamo il sito internet, i social network e molto la newsletter. Abbiamo poi un rapporto consolidato negli anni con la stampa locale ma non abbiamo adibito un ufficio stampa interno. Infine abbiamo iniziato a dedicare ampio spazio al marketing online».

– Ritiene che un maggior investimento economico nella comunicazione sarebbe necessario?

Caterina Novaria. «Sicuramente, ma non credo che in questo momento per noi sia fondamentale avere un ufficio stampa. Ci vorrebbero senz’altro più risorse economiche, ad esempio per investire su riviste di settore in linea con il nostro target e di un certo spessore. Pubblicare degli approfondimenti su questi media sarebbe utile ma al momento le nostre risorse non ce lo consentono. L’80% dei prodotti nei nostri negozi è di Altromercato, le cui campagne, come l’ultima Caffè Manifesto, danno risalto anche a noi».

– Da 1 a 10 quanto i media cittadini danno spazio alla vostra mission? Quali sono questi media?

Caterina Novaria. «Quando prima parlavo del rapporto consolidato con i media facevo riferimento alla carta stampata. L’Arena quando ci sono occasioni o eventi spesso ci dà spazio nella cronaca locale. A volte ci è capitato di collaborare con delle riviste specialistiche, come Vivere Sostenibile, sul tema della sostenibilità, che è uno dei nostri settori di riferimento.
Abbiamo poi dei rapporti a livello di pubblicazione locale nei paesi in cui sono presenti i nostri punti vendita, come con Il sentiero di San Giovanni Lupatoto e Il grillo parlante a San Bonifacio. Abbiamo anche iniziato una collaborazione con Salmon Magazine per raggiungere i giovani».

– Ha mai pensato a un progetto di comunicazione condiviso con altre associazioni?

Caterina Novaria. «Da statuto noi ci mettiamo in relazione con altre realtà e lo abbiamo sempre fatto. Facciamo parte del cartello Nella mia città nessuno è straniero, che ha da poco fatto uscire la sua campagna di comunicazione. Siamo quindi insieme a una serie di associazioni e di realtà che hanno idee condivise sul tema dell’immigrazione. Facciamo parte anche di altre reti perché lavorare insieme dà più forza alle nostre azioni. Ci teniamo molto a creare rete e lavorare con altre realtà del territorio».

– Sareste disposti a sedervi attorno a un tavolo per discuterne con altri soggetti interessati?

Caterina Novaria. «Sì, se ci sono i giusti presupposti e se i principi di base sono condivisi. Dialoghiamo con un cartello sui temi immigrazione; con Verso, di cui siamo soci fondatori, sui temi della sostenibilità. Se i temi ci toccano, aderiamo. Quindi sì, si può fare se gli obiettivi sono comuni».

– Quali sono i soggetti con cui si sentirebbe di condividere un progetto di comunicazione?

Caterina Novaria. «Con Verso, che raggruppa al suo interno tante altre realtà, profit e no profit, che lavoreranno nei prossimi anni sui temi della sostenibilità economica, sociale e ambientale. Tematiche che si rispecchiano nella nostra mission: diritti dei lavoratori, paga giusta, prezzo giusto dei prodotti.
Quando i criteri corrispondono e c’è aderenza di principi studiare un piano di comunicazione condiviso sarebbe più semplice».

Cristiana Ceccarelli

Sullo stesso tema della comunicazione leggi le interviste ai responsabili di altre realtà associative e sindacali veronesi.

Arci: «Fare comunicazione ha un significato sociale e politico»

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Le Rondini: «Imparare a condividere le strategie di comunicazione»

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CGIL, come far sentire la propria voce in un mondo che cambia?

 

Cristiana Ceccarelli

Cristiana Ceccarelli è toscana, nata in provincia di Pisa nel 1995. Attualmente è residente a Verona ma il dialetto è per lei ancora un po' ostico. Ha vissuto a Londra e adesso studia Editoria e Giornalismo all'Università di Verona. cristianaceccarelli311@gmail.com

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