Connect with us

Hi, what are you looking for?

Vangelo

Gesù ci indica la strada per mantenere viva la speranza

Il Vangelo ci invita a vigilare, ad attendere l’inatteso, a non rassegnarci e a sentirci responsabili del futuro

L'adorazione dei magi, tempera e oro su tavola, Gentile da Fabriano, 1423 (Galleria degli Uffizi, Firenze)
L'adorazione dei magi, tempera e oro su tavola, Gentile da Fabriano, 1423 (Galleria degli Uffizi, Firenze)

In quel tempo, Gesù disse ai suoi discepoli: «Fate attenzione, vegliate, perché non sapete quando è il momento. È come un uomo, che è partito dopo aver lasciato la propria casa e dato il potere ai suoi servi, a ciascuno il suo compito, e ha ordinato al portiere di vigilare. Vegliate dunque: voi non sapete quando il padrone di casa ritornerà, se alla sera o a mezzanotte o al canto del gallo o al mattino; fate in modo che, giungendo all’improvviso, non vi trovi addormentati. Quello che dico a voi, lo dico a tutti: vegliate!». Marco 13,33-37

Questo brano di Marco è la conclusione del discorso escatologico di Gesù. Fa parte del genere letterario apocalittico. Non è facile da interpretare, ma è di una grande attualità. L’intento di Gesù non è quello di incutere paura ma di dare speranza. “State attenti…vegliate…vigilate… non addormentatevi…” Sono i verbi che ci accompagneranno per tutto questo periodo di Avvento.

In un momento per tutti molto difficile siamo invitati a fare un piccolo viaggio dell’attesa e della speranza. La pandemia ci ha messo tutti in crisi. Non solo per la salute o per l’economia. Ci ha tolto il futuro. Non possiamo sapere come sarà il Natale. Non possiamo più programmare. Dobbiamo imparare a vivere nella precarietà. Eravamo abituati al tutto e subito. Dobbiamo imparare ad attendere, a saper aspettare.

Anche al tempo di Gesù c’era tanta gente disperata. Pensavano che fosse vicina la fine del mondo. Speravano in un Dio che risolvesse i loro problemi. Ma Gesù non dice nulla su come sarà la fine del mondo. «Quanto a quel giorno o all’ora, nessuno ne sa niente …». Sposta il problema del “quando” avverrà la fine, al “come” dobbiamo vivere questo tempo dell’attesa.

Invece di fantasticare sul futuro, Gesù ci esorta a tenere gli occhi ben aperti sul presente. Ci indica anche la strada per mantenere viva la speranza. Non ci invita ad attendere l’impossibile, ma a fare spazio al nuovo, all’imprevisto, all’inatteso. A non rassegnarci. A sentirci responsabili. A chiederci: se non ora quando? Se non io chi?

Gesù per ben 4  volte ci invita a “vigilare” ed usa sempre gli imperativi al plurale: vigilate, state attenti, vegliate, non addormentatevi. Da ogni crisi si esce assieme. Dobbiamo uscire dal nostro individualismo. Ci si salva soltanto assieme. Come diceva Dostoevskij “è impossibile vivere senza speranza”. Ma la speranza non si compera al supermercato. É invece il frutto di un lungo cammino. É un’arte da imparare e da inventare. É una lotta quotidiana contro l’indifferenza. É il frutto di relazioni profonde. Non si vive aspettando di vivere, ma sporcandosi le mani, tentando nuove strade, magari anche sbagliando, ma avendo sempre il coraggio di ri-cominciare.

C’è un altro particolare importante della parabola. Ci dice che il padrone : «è partito dopo aver lasciato la propria casa e dato il potere ai servi». Quei servi siamo tutti noi. Dio ci vuole persone responsabili. L’Avvento è compito suo. Il futuro invece è compito nostro. Come dice San Paolo, siamo chiamati a riempire il mondo “della speranza che è in noi”.

Vivere l’Avvento vuol dire imparare a vivere il nostro Natale non una volta all’anno, ma tutti i giorni. Prima di cercare Dio dobbiamo imparare ad “attendere” Dio. Prima del nostro “fare” c’è il nostro “attendere”. Dobbiamo lasciarci cercare da lui. Come ci racconta Sant’Agostino nelle sue “Confessioni” anche noi dobbiamo arrivare a poter dire: “Signore ti ho cercato tanto fuori di me. Poi mi sono accorto che tu eri dentro di me”

Don Roberto Vinco
Domenica 29 novembre 2020

 

Written By

Don Roberto Vinco, docente di filosofia allo Studio Teologico San Zeno e all'Istituto Superiore di Scienze Religiose San Pietro Martire di Verona, è collaboratore nella parrocchia di Novaglie. roberto.vinco@tin.it

Click to comment

Leave a Reply

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato.

Altri articoli

Vangelo

È importante farsi degli amici, circondarsi di affetti. Le relazioni sono come i fiori: perché diventino belle bisogna coltivarle

Vangelo

Il Dio del Vangelo è il Dio della gioia. Non è il Dio dei sensi di colpa o della paura. È il Dio innamorato...

Vangelo

Bisogna imparare ad innamorarsi della vita, dei giorni tristi e dei momenti meravigliosi; innanzitutto delle persone

Vangelo

La vera umiltà evangelica non consiste nel negare quello che sei, ma nel mettere al servizio degli altri quello che sei e quello che...

Advertisement