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Il Vangelo

Gesù ci indica la strada per mantenere viva la speranza

Il Vangelo ci invita a vigilare, ad attendere l’inatteso, a non rassegnarci e a sentirci responsabili del futuro

In quel tempo, Gesù disse ai suoi discepoli: «Fate attenzione, vegliate, perché non sapete quando è il momento. È come un uomo, che è partito dopo aver lasciato la propria casa e dato il potere ai suoi servi, a ciascuno il suo compito, e ha ordinato al portiere di vigilare. Vegliate dunque: voi non sapete quando il padrone di casa ritornerà, se alla sera o a mezzanotte o al canto del gallo o al mattino; fate in modo che, giungendo all’improvviso, non vi trovi addormentati. Quello che dico a voi, lo dico a tutti: vegliate!». Marco 13,33-37

Questo brano di Marco è la conclusione del discorso escatologico di Gesù. Fa parte del genere letterario apocalittico. Non è facile da interpretare, ma è di una grande attualità. L’intento di Gesù non è quello di incutere paura ma di dare speranza. “State attenti…vegliate…vigilate… non addormentatevi…” Sono i verbi che ci accompagneranno per tutto questo periodo di Avvento.

In un momento per tutti molto difficile siamo invitati a fare un piccolo viaggio dell’attesa e della speranza. La pandemia ci ha messo tutti in crisi. Non solo per la salute o per l’economia. Ci ha tolto il futuro. Non possiamo sapere come sarà il Natale. Non possiamo più programmare. Dobbiamo imparare a vivere nella precarietà. Eravamo abituati al tutto e subito. Dobbiamo imparare ad attendere, a saper aspettare.

Anche al tempo di Gesù c’era tanta gente disperata. Pensavano che fosse vicina la fine del mondo. Speravano in un Dio che risolvesse i loro problemi. Ma Gesù non dice nulla su come sarà la fine del mondo. «Quanto a quel giorno o all’ora, nessuno ne sa niente …». Sposta il problema del “quando” avverrà la fine, al “come” dobbiamo vivere questo tempo dell’attesa.

Invece di fantasticare sul futuro, Gesù ci esorta a tenere gli occhi ben aperti sul presente. Ci indica anche la strada per mantenere viva la speranza. Non ci invita ad attendere l’impossibile, ma a fare spazio al nuovo, all’imprevisto, all’inatteso. A non rassegnarci. A sentirci responsabili. A chiederci: se non ora quando? Se non io chi?

Gesù per ben 4  volte ci invita a “vigilare” ed usa sempre gli imperativi al plurale: vigilate, state attenti, vegliate, non addormentatevi. Da ogni crisi si esce assieme. Dobbiamo uscire dal nostro individualismo. Ci si salva soltanto assieme. Come diceva Dostoevskij “è impossibile vivere senza speranza”. Ma la speranza non si compera al supermercato. É invece il frutto di un lungo cammino. É un’arte da imparare e da inventare. É una lotta quotidiana contro l’indifferenza. É il frutto di relazioni profonde. Non si vive aspettando di vivere, ma sporcandosi le mani, tentando nuove strade, magari anche sbagliando, ma avendo sempre il coraggio di ri-cominciare.

C’è un altro particolare importante della parabola. Ci dice che il padrone : «è partito dopo aver lasciato la propria casa e dato il potere ai servi». Quei servi siamo tutti noi. Dio ci vuole persone responsabili. L’Avvento è compito suo. Il futuro invece è compito nostro. Come dice San Paolo, siamo chiamati a riempire il mondo “della speranza che è in noi”.

Vivere l’Avvento vuol dire imparare a vivere il nostro Natale non una volta all’anno, ma tutti i giorni. Prima di cercare Dio dobbiamo imparare ad “attendere” Dio. Prima del nostro “fare” c’è il nostro “attendere”. Dobbiamo lasciarci cercare da lui. Come ci racconta Sant’Agostino nelle sue “Confessioni” anche noi dobbiamo arrivare a poter dire: “Signore ti ho cercato tanto fuori di me. Poi mi sono accorto che tu eri dentro di me”

Don Roberto Vinco
Domenica 29 novembre 2020

 

Roberto Vinco
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Don Roberto Vinco è parroco a San Nicolò all'Arena (Verona). roberto.vinco@tin.it

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