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Verona, vista aerea dell'Arena (Foto Francesco Passarella)

Territorio

Arriva il Mariott, primo hotel extra-lusso nel centro storico di Verona

Sboarina: «Verona attrattiva anche durante il Covid». Gli albergatori: «Verona non ha bisogno di strutture di lusso».

Negli uffici dell’Edilizia privata del Comune di Verona è stato depositato il progetto per il recupero del cosiddetto “Quadrilatero”, che riguarda gli immobili delimitati dalle vie Garibaldi, Emilei, San Mamaso e Sant’Egidio. Fino a qualche anno fa sede degli uffici del gruppo bancario Unicredit, gli spazi sono stati scelti dalla catena alberghiera Marriott Internazional, multinazionale americana che gestisce hotel di alto livello in tutto il mondo, facendo del lusso e dell’esclusività dei servizi i suoi punti di forza. L’investimento che si aggira intorno agli 80 milioni di euro.

Il progetto è stato illustrato oggi dal sindaco Federico Sboarina e dall’assessore alla Pianificazione urbanistica Ilaria Segala. Erano presenti Dario Strano in rappresentanza di Patrizia Real Estate Investment Management, società che sta sviluppando il progetto, e Dario Leone di Cushman & Wakefield,  una delle maggiori società private del mercato immobiliare mondiale che ha effettuato uno studio di mercato sulla capacità di Verona di assorbire e trasformare flussi turistici da qui a prossimi 10-15 anni.

A Verona la Marriott International arriverà con un cinque stelle superior, una novità assoluta nel panorama alberghiero cittadino. Un’operazione che ha tra i principali obiettivi quelli di “portare a Verona quei turisti agiati che oggi, per trovare strutture di così alto livello, scelgono soggiorni in città come Milano o Venezia, da cui spostarsi per visitare Verona in giornata”, così recita il Comunicato stampa del Comune.

“Il recupero dell’area adiacente a via Garibaldi e allo storico quartiere della Carega  – continua la nota di Palazzo Barbieri – sarà a vantaggio anche dei veronesi perché si apre un’ampia porzione di città, che oggi è completamente chiusa all’accesso e alla sua fruizione, restituendo alla comunità antiche corti medievali e una strada storica fra Garibaldi e Sant’Egidio. A disposizione di tutti i cittadini e non solo degli ospiti dell’hotel, una serie di servizi annessi alla struttura come ristoranti, negozi, sale convegni, centro benessere”.

Il progetto, continua la velina comunale, “si avvale anche di uno studio sull’impatto viabilistico legato alla presenza della struttura, con disagi pari a zero dal punto di vista di nuovo traffico perché si calcola che solo una piccola percentuale di clientela raggiungerà l’hotel con la propria auto e perché l’albergo si doterà di posti auto adeguati alla capienza ricettiva attraverso convezioni con i parcheggi cittadini, senza aggravio di auto per il centro storico”.

Sboarina ha dichiarato: «Nel contesto storico in cui ci troviamo, queste è senza dubbio una buona notizia. Anzitutto perché Verona si conferma città capace di attrarre investitori anche in tempo di Covid, che riconoscono non solo la vocazione internazionale della città, ma anche una vivacità economica che è pronta a ripartire non appena terminata l’emergenza. In secondo luogo, stiamo parlando di una struttura ricettiva senza precedenti per Verona, con una clientela nuova e un indotto che avrà ricadute positive su più ambiti».

L’assessore Segala ha aggiunto: «Un altro contenitore praticamente disabitato che torna a prendere vita. Il progetto presentato ai nostri uffici non prevede semplicemente un hotel, ma anche negozi, ristoranti e nuovi spazi che potranno essere vissuti da tutta la città, compresa una vecchia strada romana che collega via Garibaldi a via Sant’Egidio. Una proposta senza dubbio ambiziosa e che come amministrazione non può che inorgoglirci».

Dario Leone ha osservato: «Verona cresce a livello turistico del 4 per cento ogni anno, un elemento che non può sfuggire a investitori del calibro della Mariott International. Una struttura di lusso di questo tipo non è un pericolo per gli albergatori già presenti, che anzi potranno ricalibrare le proprie offerte. Un’occasione unica anche dal punto di vista del lavoro, si ipotizzano circa cento nuove assunzioni di professionalità di qualità».

L’Associazione Albergatori si dichiara contraria al progetto: «Verona non ha bisogno di strutture di lusso bensì di eventi a cinque stelle per alzare l’asticella della qualità e rivitalizzare il ricettivo attualmente presente. La riqualificazione di questo quadrilatero poteva avere un destino di più alto profilo, maggiormente rivolto alla città stessa e non banalmente ricadere nella solita speculazione immobiliare. Nel merito ci siamo confrontati con il Sindaco e l’assessore portando numeri e approfondimenti tecnici, ma evidentemente non sono stati considerati. Assisteremo ad un film già visto: hotel a cinque stelle che gradualmente si posizionerà su fasce minori entrando nel mercato dei quattro e tre».



Redazione2
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2 Comments

2 Comments

  1. Redazione2

    Redazione2

    01/12/2020 at 20:08

    Fa piacere vedere gli albergatori strenui difensori della riqualificazione rivolta alla città, ma banalmente viene da pensare che alla fine, opponendosi al progetto, il loro scopo sia solo quello di opporsi… alla concorrenza. Riguardo la nota del Comune, richiamata spesso nell’articolo, traspare un’idea di città per soli ricchi da spennare, a scapito della vivibilità del Centro storico sempre più impoverito dal punto di vista sociale, e quindi anche culturale. Una città privata della sua anima (scomparsi i negozi di prossimità) non può certo ambire a diventare Capitale della cultura, proprio non se lo merita. Concetto espresso molto bene anche dalla giuria che ha valutato il dossier con cui Verona ambiva a tale riconoscimento. g.mont.

  2. Giorgio Massignan

    Giorgio Massignan

    04/12/2020 at 11:58

    Non si è ancora capito, o non si vuole capire, che il centro storico di Verona è un organismo fragile, che si è sviluppato nel tempo, dalla prima fondazione realizzata degli antichi romani, sino agli interventi austriaci ed alle “ricuciture” del dopoguerra. Un organismo che si è caratterizzato nei secoli per una eterogeneità di funzioni, che lo rendeva vivo e attivo. Il centro storico era formato da un complesso urbano costituito da residenze, negozi di vicinato, botteghe artigianali, servizi, strutture alberghiere e di ristorazione, in una giusta e corretta proporzione, evitando che alcuni funzioni lo monopolizzassero, escludendone altre. Purtroppo, dal dopoguerra, si è iniziato a considerare il centro storico soprattutto come un’area ad alto valore immobiliare e si è intervenuti con il solo obiettivo di realizzare il massimo profitto di posizione. I risultati sono stati: abbandono dei residenti, dei negozi di vicinato, delle piccole botteghe artigianali e di parecchi servizi. Il centro si è trasformato in un elegante luna park da vendere ai turisti. Ora, con l’intervento della Fondazione, si intende inserire prepotentemente, in un organismo delicato, una cittadella composta da un hotel di lusso, un grande centro congressi, ristoranti, centri benessere, enoteca etc…, una piccola città indipendente, all’interno della città storica. Che rapporti potrà mai avere questa “corazzata urbana” con il poco che rimane del vecchio centro storico? A mio avviso nulla, spazzerà via anche gli ultimi residui della sua storia e lo trasformerà, definitivamente, in una zona di solo commercio, ristorazione, centri ricettivi, di benessere e divertimento, ma priva di abitanti.

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