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Foto in alto: San Giorgio e la principessa, Pisanello, 1433-1438, Santa Anastasia, Verona.
Foto in alto: San Giorgio e la principessa, Pisanello, 1433-1438, Santa Anastasia, Verona.

Opinioni

Il Dossier Verona capitale della cultura: generico e lacunoso

Assenti Catullo, Fracastoro, Brusasorzi, Maffei, Veronese, Pindemonte, Aleardi, Salgari, Petrarca, Pisanello, Sanmicheli, Ruskin, Scarpa…

Cosa lega la pearà, strepitosa salsa di accompagnamento ai lessi, alla bocciatura di Verona a Capitale della Cultura? La stessa incapacità di promozione per cui la salsa non supera i confini provinciali di gradimento e si accontenta dei palati locali. Accontentarsi (tanto a Verona abbiamo già tutto), verbo paralizzante di chi dovrebbe determinare le sorti della città ed ora consolatore dello schiaffone subito, perché “i progetti rimangono”, oltre una ventina e vedrete… Già, ma con quali risorse?

Basta scorrere le prime pagine del Dossier per capire che nessuna P2 di sinistra lo ha boicottato, se non la stessa impostazione: generica, lacunosa e nel contempo pretenziosa, condita oltremisura di business english (empowerment, community building, forte legacy, human culture, e le immancabili vision, smart city, governance) che già contrasta con lo spirito del concorso, teso a valorizzare le specificità topiche.

Ben altre sono le topiche nel dossier: alcune molto divertenti, altre di millantato credito. Tra le prime, nel capitoletto (15 righe appena) dei personaggi illustri troviamo uno Shakespeare “che pur non avendo visitato la città ne subì il grande fascino dai racconti dei colleghi” (!), in mezzo a tre ospiti (due di corsa) e ad un unico veronese, G.F. Caroto per un suo bizzarro disegno. Eppure, la città con i “ponti dai parapetti merlati” (ce n’è uno solo!) ha dato i natali, tra gli altri, a Catullo, Fracastoro, Brusasorzi, Maffei, Paolo Veronese, Pindemonte, Aleardi, Salgari, e tra gli ospiti potevano ben figurare Petrarca, se qualcuno se ne fosse ricordato, Pisanello, Sanmicheli, Ruskin, Carlo Scarpa.

Strabiliante poi ci sembra la candidatura di Giulietta (sempre Giulietta e lArena) a simbolo delle sfide che ogni donna affronta nel quotidiano (magari, suggeriamo, col sottofondo di Piccola Katy). Ma è chiaro che il dossier è stato provveduto in tutta fretta (da chi?) e affidato ad una agenzia pubblicitaria, di cui porta evidenti le stimmate. Quanto al millantato credito, era impossibile che la Commissione giudicatrice non tenesse conto della cronaca nazionale, tra saluti nazisti di consiglieri, omofobia diffusa e family day, leggendo di una “città che include e accoglie” e di “valorizzazione delle diversità culturali, religiose e parità di genere”.

Pescando a piene mani da qualche manuale di pedagogia sociale, di antropologia ambientale e culturale, di marketing e turismo, tutto è stato improvvisato, come confessa il grafico del Percorso di attuazione, partito con troppo ritardo per non dover essere consegnato ai professionisti della comunicazione. La manifestazione di interesse è del 16 dicembre 2019, l’invio del dossier del luglio 2020: troppo poco per qualcosa di serio e di allettante, che non andasse oltre il nebuloso che popola queste pagine di promesse di ogni genere.

Alla gentile neoassessora alla cultura Francesca Briani, che tuttora apprezzo nonostante questo scivolone, all’indomani della sua elezione nel 2017 avevo inviato una lettera aperta caldeggiando la candidatura di Verona al concorso. Evidentemente, se n’è ricordata l’anno scorso. Troppo tardi, per non incorrere in una solenne bocciatura.

Mario Allegri

Mario Allegri
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Mario Allegri ha insegnato letteratura italiana contemporanea alla Facoltà di Lettere di Verona. Ha pubblicato vari saggi letterari in riviste, giornali e presso editori nazionali (Utet, Einaudi, La nuova Italia, Il Mulino). Ha partecipato come indipendente alle primarie 2011 per l'elezione del sindaco a Verona. marioallegri9@gmail.com

2 Comments

2 Comments

  1. Avatar

    Alessandro Nobis

    27/11/2020 at 17:18

    Lucido. Chiaro. Ma ora che si fa?

  2. Avatar

    Renato Fianco

    27/11/2020 at 17:50

    Un’amministrazione che, con la scusa del Dpcm, chiude le biblioteche, al contrario delle biblioteche universitarie (sempre aperte) e di molte biblioteche civiche del Veneto, che non programma la sostituzione dei dirigenti della Civica, dimostra in quale considerazione tiene la cultura. Per questo non mi meraviglia la bocciatura.

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