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Teatro romano (Verona)
Teatro romano (Verona)

Territorio

Dove siamo finiti? A Verona di cultura se ne vede davvero poca

DOSSIER – La città non è stata ritenuta degna per il titolo di Capitale della cultura. Però ci abbiamo messo del nostro.

DOSSIER – Ho letto le 58 pagine del Dossier preparato dalla Ptsclass di Milano, la società incaricata dalla Giunta comunale per presentare la candidatura di Verona a Capitale italiana della cultura per l’anno 2022. Il documento è una sorta di lista delle eccellenze veronesi, o presunte tali, del nostro patrimonio storico-monumentale e delle iniziative che si intendono fare; un discreto compitino, ma si capisce che è stato redatto da persone che hanno analizzato e descritto la città solo attraverso dati e numeri. Non hanno assolutamente colto lo spirito, ammesso che il genius loci di Verona non abbia già cambiato residenza. Ho recepito un’eccessiva autocelebrazione, in contrasto con quanto è stato fatto dalle ultime amministrazioni comunali per la città e soprattutto per la cultura.

Ed è proprio questo il motivo della bocciatura. Non lo è di certo la città, tra le più dotate di monumenti e storia; non è colpevole neppure il dossier, freddo, scolastico, che non provoca emozioni, ma comunque ininfluente sulle scelte. La responsabilità vera per la bocciatura di Verona, si desume chiaramente dai progetti, dai programmi e dalle opere realizzate o in programma per esserlo. La bocciatura rappresenta la sintesi perfetta della scarsa considerazione che hanno avuto le due amministrazioni Tosi e quella Sboarina, per la cultura nella nostra città. La commissione che ha deciso l’esclusione, conferma quanto, alcuni di noi, sostengono da anni.

Flavio Tosi

Flavio Tosi

Le responsabilità della Giunta del sindaco Tosi
Fanno sorridere le critiche che gli e le esponenti del gruppo consigliare che fa capo all’ex sindaco Flavio Tosi stanno facendo a Francesca Briani, chiedendone le dimissioni. Per una valutazione obiettiva andrebbe anche detto che l’attuale assessore alla Cultura in questi ultimi anni non ha certo usufruito di un budget idoneo per organizzare importanti eventi culturali. La stessa mancanza di un partito di appartenenza che la supportasse in Giunta l’ha danneggiata non poco.

Detto questo, nei dieci anni di amministrazione Tosi non ricordo grande attenzione per le tematiche culturali. Addirittura, nel secondo mandato, non esisteva neppure un assessorato alla Cultura; per non scordare l’esclamazione irata dell’ex sindaco contro il blocco dei lavori per la costruzione di un parcheggio sotterraneo in lungadige Capuleti, a causa dei reperti medievali trovati nello scavo: «Quattro pietre vecchie non possono bloccare il progresso».

Arsenale (foto Giorgio Montolli)

Arsenale (foto Giorgio Montolli)

Però, le amministrazioni Tosi si sono messe in evidenza per le corse delle automobili con forme di formaggio al posto delle gomme in piazza Bra; per i numerosi banchetti, tipo sagra paesana (con tutto rispetto per le sagre), nelle piazze storicamente e monumentalmente più fragili e importanti della città; per la vendita dei palazzi storici che il Comune aveva avuto in eredità; per le proposte di copertura dell’Arena, di un cimitero verticale, di una ruota panoramica in centro storico e di altre amenità simili; per la chiusura degli scavi scaligeri; per la creazione del fallimentare museo AMO; per il fallimento dell’ex Ente lirico; per la destinazione del complesso dell’Arsenale a polo commerciale; per aver permesso che la Rotonda dei Magazzini Generali ospitasse un centro commerciale al posto di un auditorium e perché gli altri edifici venissero occupati da uffici e centri direzionali, anziché creare una cittadella della cultura che avrebbe rivalutato l’intera ZAI e creato una ricucitura con il centro storico; per avere riempito la città di centri commerciali; per aver permesso, in una parte verde e piantumata dell’ex Caserma Passalacqua, la costruzione di edifici di edilizia residenziale, rovinando un pregevole ambiente all’interno delle mura storiche e impedendo la possibilità di sviluppare un campus universitario tra i migliori d’Italia. Come compensazione per le concessioni edilizie, gli operatori privati avrebbero dovuto realizzare un grande parco. Sono passati 10 anni e di questo parco non si vede traccia; e per altri danni al patrimonio culturale di Verona.

Con queste credenziali, Tosi e company dovrebbero rimanere zitti di fronte alla bocciatura della nostra città, perché sono loro i primi responsabili.

Federico Sboarina, Nicola Sartor

Federico Sboarina, Nicola Sartor

Le responsabilità della Giunta del sindaco Sboarina
I secondi responsabili sono i componenti dell’amministrazione Sboarina, che per la cultura non ha fatto molto di più. Non è intervenuta per modificare le destinazioni d’uso degli edifici che contenevano i Magazzini generali; l’Arsenale non sarà il punto d’arrivo di un ipotetico percorso museale, ospitando il Museo di Scienze naturali; non sarà realizzato un grande museo a Castelvecchio, spostando il Circolo Ufficiali in una sede idonea; i parchi delle mura e della collina sono rimasti a livello di sole ipotesi; villa Pullè sta cadendo a pezzi ed il Regolamento del verde è in costante stato di approvazione.

Ma c’è di peggio. Mai come in questi ultimi anni Verona è stata una città chiusa ai dibattiti, ai confronti con coloro che hanno una visione della vita e della politica diversa da quella dell’Amministrazione. Verona, in Italia, è quella dove sono più influenti le forze reazionarie, oscurantiste, bigotte e tradizionaliste, in grado di condizionare negativamente le scelte politico-amministrative; la tolleranza e l’accoglienza sono state escluse dal vocabolario di chi ci amministra. Inoltre, per diventare capitale della cultura, una città, oltre a possedere un notevole patrimonio storico monumentale, dovrebbe manifestare spirito di ospitalità, di accoglienza e di liberalismo laico, valori che la parte politica ora al potere ha scordato.

Dossier “Verona 2022, la cultura apre nuovi mondi”
È sufficiente leggere le organizzazioni che hanno partecipato al Comitato istituzionale di sostegno alla Candidatura di Verona 2022, per comprendere il taglio che hanno voluto dare al programma. Programma farcito di ottimi progetti, di programmi ecosostenibili, di buone intenzioni, ma che si scontrano brutalmente con quanto fatto sinora e programmato per il futuro.

Nel Comitato erano presenti gli Enti a partecipazione comunale, le varie Amministrazioni pubbliche, l’Università, la Soprintendenza archeologia belle arti e paesaggio, la Diocesi, le organizzazioni economiche, la Fondazione Cariverona, e tutti coloro che da anni detengono il potere della città. Proprio quelli che in tutti questi anni non si sono mai preoccupati di organizzare grandi eventi culturali, oltre all’estate lirica e teatrale, e il cui unico e più importante interesse è sempre stato di “vendere” la città ai turisti, trattando i monumenti e la storia di Verona, come merce da consumare.

Visti i componenti del Comitato, la domande che viene naturale porsi è: perché Legambiente non ne fa parte, pur occupandosi da anni delle mura storiche di Verona? Perché Italia Nostra, che ha redatto parecchi documenti sul patrimonio culturale della città, non è stata invitata? Perché non ne fanno parte la Società Letteraria, l’Accademia di Agricoltura, Scienze e Lettere, il WWF, che ha prodotto vari studi sui parchi veronesi, la Società Naturalisti, gli Amici di Castelvecchio e molti altri? Maliziosamente si potrebbe pensare che fossero realtà troppo laiche e indipendenti. Però, nel programma si citano il Club di Giulietta e le lettere d’amore. Mancano solo i baci Perugina.

Non si capisce perché siano stati riportati, come esempi positivi, i programmi futuri per l’Arsenale e la rigenerazione urbana della ZAI. Se i commissari hanno effettuato un breve controllo sulle condizioni della prima e su come è stata ridotta la seconda, si può comprendere perché la nostra povera città sia stata bocciata.

famiglie

Proseguendo, si legge che Verona ha sostenuto la coesione e l’inclusione sociale. Ma quando mai? I tristi e delittuosi esempi degli ultimi anni lo smentiscono. Non si contano le aggressioni a chi ha idee diverse da quelle della destra estrema, così come le manifestazioni oscurantiste e reazionarie, sempre autorizzate dal sindaco Sboarina. Non dimentichiamoci le prime delibere del sindaco Tosi, che non mi pare siano state annullate, o non tutte, come la divisione della seduta delle panchine per impedire che la gente si sdraiasse, o le multe a chi mangiava un panino seduto sugli scalini di qualche edificio monumentale, o le cancellate che hanno chiuso gli spazi coperti per evitare che i clochard potessero ripararsi.

Nel programma si sostiene l’impegno per lo sviluppo sostenibile e per la tutela dell’ambiente e della salute dei cittadini. Belle promesse, ma nella realtà, Verona è una delle città maggiormente inquinate d’Italia, con le ultime amministrazioni che hanno saputo progettare solo trafori e nuove strade carrabili. Non si è mai voluto programmare un serio ed efficiente Sistema di trasporto pubblico; il recente caso del filobus è emblematico. Da rammentare che, da oltre trent’anni, rimane chiuso in qualche cassetto il progetto per una tramvia elettrica su sede fissa ed esclusiva, in alternativa al trasporto privato a motore.

Progetto Metrotramvia a Verona (Studio T1, Rimini)

Progetto Metrotramvia a Verona (Studio T1, Rimini)

Viene enfatizzato lo sforzo per una “città sensibile”, una città a misura d’uomo, più sana. Si tratta di belle parole, ma in realtà quello che sta accadendo è il taglio di centinaia di alberi e la totale assenza di un Piano del verde integrato con quello urbano.

Il programma descrive una città policentrica, quando le attività commerciali e turistiche sono limitate ad un triangolo che comprende l’Arena, la casa di Giulietta e piazza Dante. Tutto il resto è considerato periferia.

I redattori del programma, vantano l’ appartenenza di Verona, fin dall’anno 2000, alla Lista del Patrimonio Mondiale UNESCO, per il propria cinta muraria. Mi sembra grave che abbiano scordato di aggiungere che lo è anche per la sua struttura urbana, per la sua architettura, per l’integrazione degli elementi artistici durante un periodo di oltre duemila anni e perché rappresenta la caratteristica città fortificata in diversi periodi, tipica della storia europea.  Tutti elementi che le diverse Amministrazioni si sono ben guardate dal valorizzare; a partire dal progetto del Parco delle mura, mai portato in Consiglio comunale per l’approvazione.

Le proposte del dossier
Tra le varie proposte è interessante quella relativa a rendere visibili i depositi culturali. Viene ipotizzato l’utilizzo di varie caserme dismesse: la caserma ed il forte Santa Caterina e le polveriere di San Procolo, San Giuseppe e San Zeno. Così come si presenta convincente la valorizzazione dei percorsi sotterranei nel Centro storico.

Nel programma, si evince anche l’aprezzabile obiettivo di creare un tipo di museo aperto, una sorta di piazza, un luogo d’incontro non più delimitato da muri perimetrali. Idea condivisibile, e per questo non si capisce il motivo di non destinare gli spazi dell’Arsenale per tale scopo. Da approvare anche l’ipotesi di un sistema integrato di musei e di centri culturali, sparsi nel territorio. Sono individuati parecchi complessi edilizi monumentali da utilizzare a tale scopo.

Federico Sboarina, Alessandro Mazzucco, Marino Folin

Federico Sboarina, Alessandro Mazzucco, Marino Folin

Per tale motivo, è lecito chiedersi come influirà il Piano Folin, nella programmazione redatta dalla Pubblica amministrazione. Si ha l’impressione che ci siano due realtà, – la Fondazione Cariverona e l’Amministrazione comunale – che progettano il futuro della città. Mi chiedo con quale legittimità la Fondazione si arroghi un tale ruolo e perché il sindaco e la Giunta lo permettano.

È da sostenere la proposta fatta dal Canoa Club di realizzare una passeggiata lungo l’Adige. Anche se non sarà sufficiente per restituire all’Adige una funzione nella città contemporanea, è un primo tentativo per avvicinare i veronesi al proprio fiume.

Sulla cosiddetta “Rigenerazione urbana”, nutro parecchi dubbi. In questi anni i vari operatori immobiliari hanno cercato la firma prestigiosa delle archistar per progettare dei prodotti architettonici di pregevole fattura; ma, con il sostegno della Pubblica amministrazione, si è evitato di progettare urbanisticamente il territorio. Saranno costruite opere con un sofisticato linguaggio architettonico, ma la struttura urbanistica, che dovrebbe equilibrare le diverse funzioni e destinazioni d’uso della ZAI ed essere collegata organicamente con il resto del territorio comunale, è stata dimenticata. Così verranno realizzati centri commerciali, direzionali e ricettivi, in quantità superiore a quanto potrebbe sopportare il territorio per riuscire a mantenere un’adeguata qualità urbana.

Nel programma è riportato il progetto per il “Central Park”. Avrebbe potuto rappresentare un reale polmone verde ed un elemento di ricucitura tra Borgo Roma, Borgo Milano ed il Centro storico. In realtà nel Piano si parla soprattutto di edilizia residenziale, ricettiva, direzionale e commerciale, di parcheggi, ristoranti e di valorizzazione immobiliare. Nell’area sono previsti 155.000 mq tra nuovi edifici e parcheggi, oltre alla viabilità di servizio. Più che un parco sembra che si intenda realizzare un altro pezzo di città, che aggraverà i problemi di Verona Sud.

Va bene citare la proposta di un Polo universitario votato alla tecnologia e all’innovazione, così come proporre di incentivare il Centro intermodale, ma non sono queste ipotesi che possono caratterizzare una capitale della cultura. Così come le manifestazioni dell’Ente Fiera. Analizzando le varie proposte, va detto che del Polo dell’innovazione se ne parlava alla fine degli anni ’80 e che solo la miopia e gli interessi di una parte della politica nostrana l’hanno bloccato.

Sul tema Fiera, va detto che prima di ristrutturarla, spendendo parecchi soldi, andava valutata la possibilità di spostarla in una zona più esterna e facilmente raggiungibile dai mezzi privati e pubblici. Lo stesso discorso va fatto per l’ospedale di Borgo Trento.

Giorgio Massignan
VeronaPolis

Giorgio Massignan
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Giorgio Massignan è nato a Verona nel 1952. Nel 1977 si è laureato in Architettura e Urbanistica allo IUAV. È stato segretario del Consiglio regionale di Italia Nostra e per molti anni presidente della sezione veronese. A Verona ha svolto gli incarichi di assessore alla Pianificazione e di presidente dell’Ordine degli Architetti. È il responsabile dell’Osservatorio VeronaPolis e autore di studi sulla pianificazione territoriale in Italia e in altri paesi europei ed extraeuropei. Ha scritto quattro romanzi a tema ambientale: "Il Respiro del bosco", "La luna e la memoria", "Anche stanotte torneranno le stelle" e "I fantasmi della memoria". Altri volumi pubblicati: "La gestione del territorio e dell’ambiente a Verona", "La Verona che vorrei", "Verona, il sogno di una città" e "L’Adige racconta Verona". giorgio.massignan@massignan.com

16 Comments

16 Comments

  1. Redazione2

    Redazione2

    25/11/2020 at 23:14

    Mi ha colpito il fatto che determinate realtà citate da Massignan abbiano goduto di scarsa o nulla considerazione da parte dell’Amministrazione comunale in fase di elaborazione del progetto. Tra le altre l’autore del dossier cita Legambiente, WWF, Italia Nostra. Dovremmo essere tutti d’accordo sul fatto che la cura dell’ambiente è anche una questione culturale, e quindi perché il mancato coinvolgimento?
    Penso che tra le ragioni permanga un retaggio di natura politica, per cui chi si occupa di tematiche ambientali è visto come orientato a sinistra, mentre le amministrazioni cittadine degli ultimi 15 anni hanno espresso giunte di destra. C’è anche, a mio avviso, un altro motivo, che riguarda in genere il mondo dell’associazionismo scaligero. Associazioni che lavorano in ambiti affini dovrebbero tornare ad esprimere una visione di fondo comune (e trovare il modo di comunicarla) rafforzando così il loro ruolo associativo e culturale. Lavorare insieme non vuol dire perdere la propria identità ma rafforzarla. Un percorso da recuperare per esercitare una maggiore influenza sul decisore politico. Giorgio Montolli.

  2. Avatar

    Maurizio

    26/11/2020 at 05:12

    Questo articolo non poteva essere scritto meglio! La qualità della politica locale, mostra inesorabilmente e inequivocabilmente la pochezza del popolo veronese e la tetraggine nei confronti della cultura. E questi hanno anche avuto il coraggio di proporsi a emblema della cultura italiana? Ma chi vogliono fare fessi? La meno colpevole è senza dubbio l’assessora Briani, vittima sacrificale e parafulmine dell’inettitudine dei nostri amministratori. Altro che cultura! Verona dovrebbe candidarsi per le vergogne d’Italia!

    • Avatar

      Matilde

      26/11/2020 at 09:47

      Descrizione perfetta di una città da anni in mano a incompetenti.Grazie!

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    Maurizio Danzi

    26/11/2020 at 10:12

    Io credo che molte persone che Giorgio passa in rassegna in questo articolo debbano , per solidarietà umana e per il bene della nostra comunità , salvate da loro stesse.
    Sono incomprensibilmente modeste per il loro compito.

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      wipper

      26/11/2020 at 19:43

      Mi permetto di osservare che la città ha vissuto da sempre con l’obbiettivo di fare cose che portassero schei, qualsiasi che fosse l’evento culturale, quindi perché tanto stupore nella valutazione amministrativa? La massa veronese vota da sempre con la pancia e quindi ha gli amministratori che si merita, amen.

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    alberto battaggia

    26/11/2020 at 12:27

    Bella analisi, articolata e argomentata. Il terreno della cultura si è rivelato assai impervio per ogni amministrazione. Infatti, anche se non mette in movimento una montagna di voti, la cultura espone ad una montagna di critiche, alle quali è spesso difficile ribattere dignitosamente. I piagnucolii della amministrazione contro i complotti del PD (e non anche pluto-giudaico-massonici, speriamo) o quelli personali; e il trionfalismo trumpiano sugli imminenti successi “a prescindere” del Comune, lo dimostrano. Tuttavia, non credo che la “destra” sia tutta affari e cinismo e la “sinistra” tutta cultura e buon cuore (Giorgio non lo dice, ma è un giudizio spesso implicito, quando si ragiona di queste cose). E’ vero però che, storicamente, tanto ceto politico di “destra”, nelle sue ramificazioni, ha dimostrato in questi anni molto imbarazzo a stabilire rapporti organici, duraturi e fiduciari con buona parte delle istituzioni, delle energie, delle personalità ascrivibili, in qualche modo, al mondo della “cultura” locale. Per cui tanti progetti, alla fine, non sono sostenuti come meriterebbero. Anche per una diffidenza reciproca, va detto. D’altra parte, la sottovalutazione o la tolleranza o la connivenza verso provocazioni neofasciste, omofobie, pararazzismi, anacronistici integralismi religiosi, schiacciano una città di tutto rispetto come la nostra verso il basso, facendone una caricatura, relegandola in una dimensione provinciale incompatibile con le ambizioni. Se questo o parte di questo ceto ambisce a governare ancora Verona, deve fare i conti una volta per tutte con questi propri, evidenti limiti. Anche a costo di rimetterci un po’ di consenso. Confidando che quello che perderà a destra, lo guadagnerà al centro e anche a sinistra, proprio così. C’è un grande bisogno che in città si rimescolino energie, competenze, progetti, sensibilità: nella società civile come in quella politica. Altrimenti, tra un anno, tra due o tra cinque, saremo ancora punto a capo.

  5. Avatar

    Cecilia

    26/11/2020 at 14:13

    Grazie per l’articolo. Complimenti per precisione, chiarezza ed efficacia comunicativa.

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    Grazia B

    26/11/2020 at 17:44

    Articolo stupendo, ottima descrizione della piccola realtà veronese, diventata solo una realtà commerciale, discotecara, festaiola, a danno di eventi culturali di avanguardia. Nonostante gli spazi di cui la città dispone. Esempio per tutti è quello che è rimasto del parco delle mura, dopo il Murafestival. Andatelo a vedere. Dove c’era l’erba, ora ci sono fango e ghiaia, negli spazi usati dai food truck e dai palchi che hanno occupato gli spazi per quasi due mesi, per dare spazio a 70 tavoli tipo sagra. Discutibile utilizzo, anche per l’impatto con il quartiere, e la sicurezza, in tempi di covid.
    Daccordo su tutta la linea con Massignan!

  7. Avatar

    Carlo Ridolfi

    27/11/2020 at 05:57

    Grazie, Giorgio. Come sempre, articolo ben documentato e argomentazioni sostenute dai fatti. Come veronese ‘emigrato’ dal 2006 a Padova, ma sempre legato alla città nella quale sono nato e ho vissuto per cinquant’anni, vedo con grande dolore la trasformazione di Verona in un grande centro commerciale all’aperto. Non smetto di indignarmi nel verificare che si magnificano patacche per turisti come il balcone di Giulietta, in una città in cui il patrimonio storico-culturale è enorme. Purtroppo, però, continuo a verificare che per la maggioranza dei veronesi questa situazione sembra essere ideale. Ammiro persone come Giorgio Massignan (o alcuni altri che hanno argomentato, come Alberto Battaglia), che non smettono di credere in un possibile cambiamento. Spero, se pur da lontano, che abbiano ragione.

    • Redazione2

      Redazione2

      27/11/2020 at 08:54

      Buongiorno Carlo, se hai qualche riflessione su Verona ci piacerebbe ospitarla di tanto in tanto. È un invito. (g.mont.)

    • Avatar

      Alberto Battaggia

      27/11/2020 at 11:45

      Grazie Carlo, lo spero anch’io! Alberto Battaggia

  8. Redazione2

    Redazione2

    27/11/2020 at 09:27

    I criteri di selezione sono stati spiegati bene da chi doveva decidere le città finaliste. Non conta tanto il patrimonio storico ereditato ma i meccanismi messi in atto perché la cultura torni ad essere fermento e motore della società. In sintesi la città museo ha senso se ci coinvolge permettendoci di trarre stimoli per progettare il futuro. E qui oggettivamente siamo indietro. Nel dossier presentato per la candidatura questo approccio si riassume in alcune iniziative lodevoli (penso agli sforzi di Francesca Rossi che coordina i musei civici) ma manca una visione di insieme. Cultura poi è anche ciò che si esprime a livello di comunitò, e qui sono d’accordo che certi episodi avvenuti in città negli ultimi due anni non hanno aiutato, anzi. g.mont.

  9. Redazione2

    Redazione2

    27/11/2020 at 10:16

    Se Verona 2022, il cosiddetto progetto presentato dall’amministrazione comunale al concorso per Capitale della Cultura, non è stato in grado di superare la selezione finale della competizione, un motivo c’è: più che un progetto organico e una proposta culturale, l’amministrazione si è limitata a mettere insieme, anzi elencare, le iniziative già esistenti e quelle di progetto provenienti dai diversi mondi della città (volontariato, associazionismo, professioni, cultura) senza preoccuparsi di dargli una forma, un filo conduttore, uno sbocco unitario. Per quanto buone siano tali iniziative prese singolarmente, l’effetto prodotto è quello di un gigantesco ed inconcludente copia-incolla, un mosaico confuso, un elenco senza capo né coda.
    Si mettono insieme le mostre d’arte e le iniziative culturali dell’Azienda ospedaliera, il programma della Fondazione Verona Minor Hierusalem, le lettere delle volontarie del Club di Giulietta, le mascherine e gli abiti del progetto Quid, Il Tocatì, i laboratori per l’Arsenale, i musei comunali, la biblioteca Capitolare e i musei civici senza spiegare dove si voglia andare a parere, senza dire quale sia il “valore aggiunto” di tale lavoro.
    Perfino in questo caso, Sboarina, Segala e gli altri soci della maggioranza, non hanno rinunciato alla propaganda spicciola, ad esempio quando definiscono Verona Sud niente meno che “il luogo eletto delle grandi trasformazioni” e la Zai, udite udite, Zona ad Alta Innovazione. Chiaramente siamo di fronte ad un balla colossale, lo sanno tutti che Verona Sud è un concentrato micidiale di aree commerciali, direzionali e ricettive che farebbe accapponare la pelle a qualunque urbanista dotato di un minimo di coscienza civica.
    Si parla in termini entusiastici degli ex magazzini generali senza nemmeno accennare al fatto che è stato cancellato il Polo Culturale. E tra le proposte non mancano chicche come la celebrazione del solstizio d’estate. In Germania i nostalgici di questi riti vengono arrestati, nella Verona di Sboarina si tenta di farli passare come il massimo della innovazione…

    Michele Bertucco

  10. Avatar

    Umberto Fraccaroli

    27/11/2020 at 14:52

    ..Una buona analisi, tuttavia rimangono solo parole. Sarebbe ora creare un movimento che contesti e blocchi.
    Troppi disastri:
    – intervenire sulla piu’ disastrosa litizzazione nella ex Caserma Passalacqua con gravissimi danni all’ipotetico “Campus Universitario” e ad un’area verde che collegandosi con la ex Caserma/panificio Santa Marta poteva diventare uno splendido parco, un centro di cultuta data la presenza:
    – del piu’ grande e storico panificio militare.
    – di importanti atrche mura scaligere e veneziane.
    – di un vasto “campus universitario”
    Insomma una fonte inestimabile di ricchezza dell’arte e cultura ma anche una fonte di ricchezza turistica facendo crecere i guadagni amche economici dei veronesi tutti.

    .

  11. Giorgio Massignan

    Giorgio Massignan

    27/11/2020 at 16:44

    I movimenti che da tempo, almeno 20 anni, contestano certe scelte delle Pubbliche Amministrazioni locali e che, da almeno 40, propongono idee, progetti e programmi diversi e alternativi, ci sono sempre stati; ma alla fine, quelli che contano e decidono sono i vincitori delle elezioni. Alla maggioranza dei veronesi, probabilmente, vanno bene questi amministratori perché, nonostante tutto, sono riconfermati ad ogni scadenza elettorale. Un esame di coscienza dovrebbe farlo anche il PD, che quando vinse le elezioni amministrative, non seppe governare come ci si aspettava. Tra una copia e l’originale, solitamente si sceglie l’originale.

  12. Avatar

    giovanni priante

    27/11/2020 at 18:13

    Da condividere in pieno e da leggere in tutte le scuole di Verona. Soprattutto ai più giovani. Solo loro possono salvarci da questa dissennata politica

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