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Vangelo

Dio ci chiederà se abbiamo amato le persone che abbiamo incontrato

Il Vangelo ci dice che la Messa, la Riconciliazione e il Battesimo diventano veri quando si coniugano con il vissuto di tutti i giorni

L'adorazione dei magi, tempera e oro su tavola, Gentile da Fabriano, 1423 (Galleria degli Uffizi, Firenze)
L'adorazione dei magi, tempera e oro su tavola, Gentile da Fabriano, 1423 (Galleria degli Uffizi, Firenze)

Dal Vangelo di Matteo
In quel tempo, Gesù disse ai suoi discepoli: «Quando il Figlio dell’uomo verrà nella sua gloria, e tutti gli angeli con lui, siederà sul trono della sua gloria. Davanti a lui verranno radunati tutti i popoli. Egli separerà gli uni dagli altri, come il pastore separa le pecore dalle capre, e porrà le pecore alla sua destra e le capre alla sinistra. Allora il re dirà a quelli che saranno alla sua destra: “Venite, benedetti del Padre mio, ricevete in eredità il regno preparato per voi fin dalla creazione del mondo, perché ho avuto fame e mi avete dato da mangiare, ho avuto sete e mi avete dato da bere, ero straniero e mi avete accolto, nudo e mi avete vestito, malato e mi avete visitato, ero in carcere e siete venuti a trovarmi”. Allora i giusti gli risponderanno: “Signore, quando ti abbiamo visto affamato e ti abbiamo dato da mangiare, o assetato e ti abbiamo dato da bere? Quando mai ti abbiamo visto straniero e ti abbiamo accolto, o nudo e ti abbiamo vestito? Quando mai ti abbiamo visto malato o in carcere e siamo venuti a visitarti?”. E il re risponderà loro: “In verità io vi dico: tutto quello che avete fatto a uno solo di questi miei fratelli più piccoli, l’avete fatto a me”. Poi dirà anche a quelli che saranno alla sinistra: “Via, lontano da me, maledetti, nel fuoco eterno, preparato per il diavolo e per i suoi angeli, perché ho avuto fame e non mi avete dato da mangiare, ho avuto sete e non mi avete dato da bere, ero straniero e non mi avete accolto, nudo e non mi avete vestito, malato e in carcere e non mi avete visitato”. Anch’essi allora risponderanno: “Signore, quando ti abbiamo visto affamato o assetato o straniero o nudo o malato o in carcere, e non ti abbiamo servito?” Allora egli risponderà loro: “In verità io vi dico: tutto quello che non avete fatto a uno solo di questi più piccoli, non l’avete fatto a me”. E se ne andranno: questi al supplizio eterno, i giusti invece alla vita eterna».
Matteo 25,31-46

Credo che possiamo considerare questo racconto immaginario del Giudizio finale una delle pagine più laiche e più rivoluzionarie di tutto il Vangelo. Il teologo Gonzales Ruiz l’ha definita “la parabola degli atei”. Infatti, ciò che maggiormente colpisce è il fatto che sia i “giusti”, sia i “malvagi” rimangono perplessi al sentire le parole del Re e chiedono: «… Quando ti abbiamo visto affamato, malato, in carcere, straniero e ti abbiamo accolto?…». E il Re risponde: «Tutto quello che avete fatto a uno solo di questi miei fratelli, l’avete fatto a me». Con una battuta oggi potremmo dire: hanno incontrato Dio a loro insaputa.

Quale può essere l’insegnamento profondo di questa parabola? La parabola ci dice, che alla fine, non saremo giudicati sulla “fede” in Dio, sulle verità dottrinali e neppure sulle “pratiche religiose”. Dio ci chiederà una cosa soltanto : se abbiamo voluto bene alle persone che abbiamo incontrato.

Per Gesù la carta di identità del vero credente è il “condividere” è la “solidarietà”. Con questo Gesù non vuole sminuire il valore della preghiera e dei sacramenti, ma li mette in stretto rapporto con la vita concreta. Il Vangelo ci dice che la Messa, la Riconciliazione, il Battesimo, diventano veri soltanto quando si coniugano con il vissuto di tutti i giorni. Possiamo “entrare” nel mistero di Dio, soltanto se sappiamo entrare nella vita, se costruiamo relazioni profonde, se ci prendiamo cura della natura, degli animali, delle cose.

Ma ci sono anche altri aspetti interessanti della parabola: non dice che i “maledetti” hanno fatto qualcosa di male! Dice invece che hanno soltanto “omesso” di fare il bene verso gli altri. Il loro peccato è l’indifferenza. Purtroppo si può uccidere anche solo con il silenzio. Per Gesù il vero “senso della vita” non dipende da quello che noi facciamo per Dio. Dipende invece da quello che facciamo per l’uomo. Quello che facciamo dentro le situazioni di ogni giorno.

Spesso ci chiediamo, ma dove possiamo incontrare Dio? Il Vangelo ci dice che il nostro incontro con Dio passa attraverso l’incontro con l’altro. Dio si nasconde soprattutto nei volti delle persone. Anzi, dice ancora di più. Dio lo incontri nel posto dove noi non vorremo mai essere: nell’ultimo posto. È questo lo scandalo e il miracolo del messaggio di Gesù: Ogni volta che ti pieghi per dare una mano a chi soffre, è in quel momento che incontri Dio.

Don Roberto Vinco
Domenica 22 novembre 2020

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Don Roberto Vinco, docente di filosofia allo Studio Teologico San Zeno e all'Istituto Superiore di Scienze Religiose San Pietro Martire di Verona, è collaboratore nella parrocchia di Novaglie. roberto.vinco@tin.it

1 Comment

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  1. Maurizio Danzi

    23/11/2020 at 12:04

    “Ama e fai quello che vuoi”. Agostino di Ippona.

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