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Banco popolare, Verona
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Opinioni

Banco Bpm, perché  Verona ha perso la partita della fusione

Come per la Cassa di risparmio confluita in Unicredit, lo stesso è accaduto al Banco popolare assorbito da BPM. A farne le spese è la città.

Quattro anni fa, quando il Banco popolare decise di fondersi con la Banca popolare di Milano (Bpm), si capì da subito come sarebbe andata a finire. Si realizzava la fusione tra due banche di dimensione diversa (il Banco popolare aveva un capitale sociale doppio di quello di Bpm) ma che operavano in prevalenza in due piazze finanziarie, Verona e Milano, di enorme differenza.

Milano, capitale finanziaria del Paese sarebbe inevitabilmente diventata il baricentro strategico della nuova banca. Questa prospettiva venne subito resa evidente dalla composizione degli organi societari, per cui a Bpm spettò l’amministratore delegato Giuseppe Castagna mentre il Banco ebbe il presidente Carlo Fratta Pasini, e lo stesso Consiglio di amministrazione, per curriculum professionale ed esperienza finanziaria dei consiglieri, era in gran parte gravitante su Milano.

I primi anni di vita del nuovo istituto hanno confermato la previsione iniziale per cui il cuore strategico della banca si spostò progressivamente a Milano, e al successivo rinnovo del Cda Fratta Pasini, consapevole del nuovo corso assunto della gestione, decise di tornare alla sua professione di avvocato, ed è stato sostituito da Massimo Tononi, già presidente della Cassa Depositi e prestiti.

Terminata la fase di integrazione delle due banche precedenti, Castagna ha manifestato la volontà di procedere a nuove aggregazioni per costruire il secondo polo bancario del Paese, alle spalle di IntesaUbi banca. In tal senso si sono avviati rapporti con la sezione italiana del Credit Agricole e successivamente con la Banca popolare dell’Emilia-Romagna (Bper), acquisendo la piena disponibilità di Unipol, che è anche socio di maggioranza di Bper.

 

Mentre non  conosciamo quale sarà l’esito di tale risiko, constatiamo però che Verona  ha ormai perso ogni possibilità di interlocuzione strategica sul futuro della banca, ed essendo tale esito analogo a quello avvenuto in precedenza  in seguito all’inserimento della Cassa di risparmio di Verona in Unicredit, dobbiamo amaramente prendere atto, anche alla luce della recente svendita di Cattolica a Generali, che Verona non ha più a disposizione le fonti di credito che sono state determinanti nella realizzazione di tutte le innovazioni infrastrutturali e degli enti partecipati, cioè dei motori dello sviluppo locale dei decenni precedenti.

Banco Bpm, Verona

D’ora in poi le nostre scelte di investimento saranno notevolmente condizionate da tale assenza e dipenderanno sempre più dalla possibilità di finanziamenti statali, limitati dall’enorme debito pubblico, ed europei, che l’attuale Amministrazione comunale di Verona, euroscettica, avrà non poche difficoltà a chiedere e ottenere.

Una situazione che non è frutto dell’inevitabile polarizzazione della finanza o della globalizzazione dei mercati, ma soltanto dei limiti dell’attuale classe dirigente che non ha avuto e non ha la competenza e il coraggio di affrontare questi problemi e le relative battaglie che saranno sempre più determinanti il nostro futuro.

Luigi Viviani

Luigi Viviani
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Luigi Viviani negli anni Ottanta è stato membro della segreteria generale della CISL, durante la segreteria di Pierre Carniti. Dopo aver fondato nel 1993 il movimento dei Cristiano Sociali insieme a Ermanno Gorrieri, Pierre Carniti ed altri esponenti politici, diviene senatore della Repubblica per due legislature. Nel corso della legislatura 1996-2001 è stato sottosegretario al Lavoro con il ministro Cesare Salvi; nella successiva, vicepresidente del gruppo dei Democratici di Sinistra al Senato. viviani.luigi@gmail.com

6 Comments

6 Comments

  1. Avatar

    Giorgio Zeni

    22/11/2020 at 16:04

    ….”limiti dell’attuale e anche passata classe dirigente che non ha avuto e non ha la competenza e il coraggio di affrontare questi problemi e le relative battaglie che saranno sempre più determinanti per il nostro futuro”….. Sottoscrivo le Sue opinioni. Per ragioni professionali ho avuto a che fare in passato sia con il Banco che con Cattolica Ass.ni. L’impressione, purtroppo, è sempre stata di provincialismo e scarsa professionalità, almeno in generale.

  2. Avatar

    Angelo grigolini

    22/11/2020 at 21:18

    Condivido che abbiamo una classe dirigente, sia a destra che a sinistra, non all’altezza e inadeguata.
    Ritengo anche che sia in atto un progetto a livello mondiale di avere il controllo della finanza dei vari stati.

  3. Avatar

    Guidalberto di Canossa

    22/11/2020 at 23:27

    Analisi con conclusioni assolutissimamente condivisibili

  4. Avatar

    L'uomo qualunque

    23/11/2020 at 06:43

    Questa è l’amara verità. Non credo si possa valutare la perdita subita da Verona in queste due aggregazioni considerato il fatto che è stato sconfitto tutto il nord-est dell’Italia e, forse, l’italia intera. In un periodo come quello che stiamo vivendo, la possibilità di avere poli di aggregazione e governance differenti e senza evidenti monopoli, garantìrebbe quel confronto che da sempre è sintomo di crescita e motore di cambiamento. Di contro la polarizzazione e concentrazione del management e delle stanze dei bottoni porta evidenti lacune di immobilismo a tutti i livelli (top-down) con palesi limiti di competenza nel personale impiegato. Questo è anche uno dei motivi per cui il cittadino tiene i soldi liquidi invece che investirli e dare così fiato all’economia intera.

  5. mario allegri

    mario allegri

    23/11/2020 at 19:37

    Non ho ricordo di voci, da destra come da sinistra, nelle campagne elettorali degli ultimi, almeno 20 anni, sulla perdita prima della Cassa di Risparmio e poi della Banca Popolare. Quanto a Cattolica, considerati questi due clamorosi precedenti, e i silenzi della politica e cosa è riuscito a farne il management locale, meglio sia finita in mano alle Generali. L’imprenditoria veronese, quanto a banche e finanza, può essere posta, al massimo, a livello dei cassettisti.

  6. Avatar

    Maurizio Danzi

    25/11/2020 at 17:53

    Ormai come direbbe Ciotti siamo al filotto.
    Qualcuno si chiede ancora perchè Verona non sarà capitale della cultura?
    Perchè questi son proprio scarsi.

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