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Capitale della cultura? Verona sconfitta dal suo provincialismo

Servivano immaginazione, originalità, anticonformismo culturale: proprio quello che manca a chi è dentro il fortino politico della città.

Casa di Giulietta
Casa di Giulietta, Verona

Fatta la frittata, non restava che rovesciarla per terra e aggiungere ridicolo all’umiliazione. Così, il sindaco di Verona Federico Sboarina non ha trovato di meglio che accusare del fallimento della candidatura veronese a Capitalle della Cultura 2022 la Spectre di sinistra (ministro Dario Franceschini in testa) e la lobby meridionale, com’è noto potentissima a Pieve di Soligo che alla finale è arrivata in tromba, e correre subito in braccio al Figaro della cultura (Sgarbi di qua Sgarbi di là), rammendo ubiquo e à la carte per tutti i mediocri amministratori di cultura, stella matutina di chi, in affanno, non sa che pesci pigliare quando non si tratta solamente di magnificare sui media amici le meraviglie di Verona caput mundi.

Gli dà di gomito l’Assessora col broncio (eppure tutto era stato preparato così bene…) Francesca Briani, che se la prende anche lei con il Sud ed elenca tutte le meraviglie della città – che meraviglie di fatto lo sono –, ma non ha ancora capito che si trattava d’altro. L’Italia è piena, sommersa anzi, di meraviglie e pure Procida, Verbania, Trapani, ecc., ne vantano, eccome. Ma si trattava d’altro, cara Assessora. Non di provvedere un semplice elenco di eccellenze (in questo caso, Verona cederebbe il passo solo a Roma, Napoli, Venezia, Firenze e un altro paio forse) e, confezionando dossier in english da dispensa settimanale, di metterle in rapporto reciproco.

Impresa, peraltro, da tempo certificata impossibile per la pochezza e la pigrizia degli amministratori politici del nostro patrimonio storico, artistico, letterario, geografico, economico, anche se basterebbe allo scopo un bravo dottorando in Beni culturali. Si trattava invece di immaginare qualcosa di diverso per queste eccellenze, scoprirne le potenzialità meno scontate, meno da Sereno Variabile (la tetta di Giulietta, l‘Arena), sottoponendole magari al corto circuito della sorpresa, immaginandone altre corrispondenze.

Già, sorpresa, immaginazione, originalità, anticonformismo culturale: proprio quello che manca a chi dentro il fortino politico della città (e non vale solo per la destra), ostile a tutto quanto non abbia tessera, non progetta cultura, ma soltanto eventi (parola ormai insopportabile) mondani. Pronti a spalancare porte e finestre all’usato sicuro, a genoflettersi davanti al Maestro di turno: una volta Zeffirelli, per i tendoni della Bra (architetti e designer a Verona non mancavano, ma vuoi mettere!), un’altra Celentano per la sua più brutta figura in carriera, ora Sgarbi, che con un buon contratto garantirà mirabilia e insulti certi.

La strada è sempre quella, del provincialismo più provinciale e rassegnato alla propria pochezza. Vedi la solita compagnia di giro per gli incontri culturali estivi: Galimberti, Cacciari, Recalcati, Daverio fino all’estate scorsa, ecc., che all’ennesimo invito non hanno più niente di nuovo da dire, anche perché lo hanno ripetuto alla nausea oltre che sul palco veronese dalla Gruber, da Floris, dalla Berlinguer, ovunque, con il cantante o l’attore o lo scrittore (primatista assoluto Carofiglio) del momento. Da quel che sappiamo, con un solo ricco gettone per il loro ingaggio se ne potrebbero invitare almeno venti tra artisti, studiosi, scrittori, intellettuali di valore con cui sorprendere, stimolare e, perché no?, educare ad altro il pubblico.

Ma è solo un esempio di quel che si potrebbe fare, e che non si fa. E allora perché meravigliarsi dell’ennesima bocciatura della città? Chissà come avrebbero confezionato i loro dossier Verbania, Trapani, Pieve di Soligo, Procida, Cerveteri, ecc., se avessero avuto a disposizione l’unico Arsenale asburgico integro in Europa nel cuore del centro storico; o la cinta muraria fortificata integra che chiude la città e la sorveglia dall’alto; e il più antico museo di storia naturale del mondo; e la più antica biblioteca capitolare; e Dante e Shakespeare araldi del loro nome (clamoroso il fallimento dei tre anniversari dantesco e scespiriani del 2014-15-16, completamente dimenticati: dunque, se ne stiano zitti Flavio Tosi e compagni); e reperti archeologici che coprono quattromila anni di storia; e industria e agricoltura d’avanguardia, e un’università in ogni ambito in grande crescita, e…e… e. E basta! perché c’è solo imbarazzo per lo scialo sciagurato di tante potenzialità.

Solo, sarebbe interessante vederli e leggerli questi dossier, che a detta di Sindaco e Assessora rivitalizzeranno l’intera città (come Veronetta grazie a Celentano…), e nell’attesa della risurrezione sapere chi li ha elaborati: Gian Paolo Romagnani – ex direttore del Dipartimento Culture e Civiltà dell’università di Verona, dove le competenze per tutto quel che sarebbe servito all’opera c’erano tutte – dice di non aver avuto contatto alcuno. E magari conoscere anche i costi.

Ma non ne verrà fuori nulla. La notizia sta già sparendo dai media locali, e la città Oblomov digerirà, sonnecchiando come lanaconda, anche questa umiliazione, solo un po’ più stordita del solito. Poi si scoprirà capitale di qualcos’altro, e continuerà a sentirsi soddisfatta. Enormemente soddisfatta.

Mario Allegri

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Capitale della cultura. Ci hanno trattati come pezzenti, come mai? di Giorgio Montolli

Written By

Mario Allegri ha insegnato letteratura italiana contemporanea alla Facoltà di Lettere di Verona. Ha pubblicato vari saggi letterari in riviste, giornali e presso editori nazionali (Utet, Einaudi, La nuova Italia, Il Mulino). Ha partecipato come indipendente alle primarie 2011 per l'elezione del sindaco a Verona. marioallegri9@gmail.com

2 Comments

2 Comments

  1. alessandro nobis

    19/11/2020 at 13:32

    Ma il Tosi, non è quello che aveva abolito la delega di assessore alla cultura nel suo secondo mandato? Ora di che si lamenta?

  2. Maurizio Danzi

    19/11/2020 at 11:05

    L’errore , caro Mario , è stato candidarsi come capitale della cultura d’Italia.
    Per il Veneto . Per lo Stato veneto , unico e indivisibile .
    Pensa Mario saremmo sul podio.Prima i veneti!
    E se avessimo concorso per capitale della cultura della provincia di Verona ?
    Avremmo avuto pochi concorrenti.
    Nessun problema di improvvidi giurati. Prima i veneti veronesi|
    E se avessimo ristretto ai quartieri ? E ancora se avessimo diviso fra i quartieri destra Adige e sinistra Adige? Una eterna lotta con Veronette?
    Che fascino rive gauche e rive droite.
    Prima i veronesi de soca!
    E cosi via . Perche le dimensioni di questa amministrazione e , fammelo dire , di questa opposizione sono queste.
    Un ombelico che non faccia pernsare . Un hortus conclusus rassicurante.

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