Connect with us

Hi, what are you looking for?

Vangelo

Ognuno è talento per l’altro quando si sente amato

La paura paralizza e rende la vita un inferno. Dio non chiede di fare cose impossibili, ma semplicemente di essere noi stessi

L'adorazione dei magi, tempera e oro su tavola, Gentile da Fabriano, 1423 (Galleria degli Uffizi, Firenze)
L'adorazione dei magi, tempera e oro su tavola, Gentile da Fabriano, 1423 (Galleria degli Uffizi, Firenze)

Dal Vangelo di Matteo

In quel tempo, Gesù disse ai suoi discepoli questa parabola: «Avverrà come a un uomo che, partendo per un viaggio, chiamò i suoi servi e consegnò loro i suoi beni. A uno diede cinque talenti, a un altro due, a un altro uno, secondo le capacità di ciascuno; poi partì. Subito colui che aveva ricevuto cinque talenti andò a impiegarli, e ne guadagnò altri cinque. Così anche quello che ne aveva ricevuti due, ne guadagnò altri due. Colui invece che aveva ricevuto un solo talento, andò a fare una buca nel terreno e vi nascose il denaro del suo padrone. Dopo molto tempo il padrone di quei servi tornò e volle regolare i conti con loro. Si presentò colui che aveva ricevuto cinque talenti e ne portò altri cinque, dicendo: “Signore, mi hai consegnato cinque talenti; ecco, ne ho guadagnati altri cinque”. “Bene, servo buono e fedele – gli disse il suo padrone -, sei stato fedele nel poco, ti darò potere su molto; prendi parte alla gioia del tuo padrone”. Si presentò infine anche colui che aveva ricevuto un solo talento e disse: “Signore, so che sei un uomo duro, che mieti dove non hai seminato e raccogli dove non hai sparso. Ho avuto paura e sono andato a nascondere il tuo talento sotto terra: ecco ciò che è tuo”. (…)» Matteo 25,14-30

Una parabola che ci lascia perplessi, ci costringe a riflettere, ci pone tante domande. A prima vista sembra quasi un elogio del capitalismo, della produttività. Dio appare come un ragioniere duro e cattivo pronto a premiare o a castigare. Sono tante le contraddizioni che troviamo nella varie parabole. Come si può conciliare il Gesù che dice: “gli ultimi saranno i primi e i primi ultimi” con “ a chi ha sarà dato e a chi non ha sarà tolto anche quello che ha”? Perché ad uno vengono dati cinque talenti e ad un altro uno solo? E perché proprio chi ha avuto poco viene condannato?

Chiediamoci innanzitutto: chi è il protagonista del racconto? Al centro di tutto sta il comportamento del terzo servo, quello che ha ricevuto un solo talento. Che cosa fa? A differenza degli altri, per “paura”, va a nascondere il suo talento sotto terra (oggi si direbbe sotto il materasso!). Per i primi due la vita, i talenti sono una opportunità per crescere. Per il terzo invece, la vita è vissuta come un tribunale pieno di rischi e di paure.

Forse è proprio questo il cuore del messaggio: la paura ti paralizza, stravolge il tuo rapporto con Dio e rende la tua vita un inferno. Il servo ha paura di Dio. Ha paura della vita. Ha paura di tutto. Ha di Dio una immagine orribile: “sei duro e mieti dove non hai seminato”. Invece di sentirsi amato da Dio si sente “giudicato” da Dio.

É la stessa cosa che succede nelle nostre relazioni quotidiane. Quando viviamo relazioni difficili, quando ci sentiamo sempre giudicati, stiamo male. Solo quando ci sentiamo amati diamo il meglio di noi stessi.

C’è anche un altro aspetto molto bello della parabola. Dio sorprende tutti i servi. Non è un esattore delle tasse. Non vuole indietro i talenti affidati: «sei stato fedele nel poco ti darò autorità su molto…» Noi non dobbiamo restituire i doni a Dio. Non ha bisogno né dei nostri doni né dei nostri sacrifici. Quello che Dio ci dona deve diventare “seme” di altri doni. Non importa quanti talenti hai. Ciò che conta è la qualità. Il mondo e la vita ci sono affidati come un dono che deve crescere. Sono come un giardino incompiuto che deve fiorire. Dio non ti chiede di essere un eroe, di fare cose straordinarie, impossibili. Ti chiede semplicemente di essere te stesso, di essere quello che sei.

Un altro aspetto significativo della parabola è: “a tutti vengono donati dei talenti…” Talenti sono i doni che madre natura ci ha regalato. Nessuno è senza talenti! Ogni creatura, ogni persona che incontro è un talento. Siamo tutti un grande dono di Dio per gli altri. La parabola ci ricorda che questi doni non sono per il nostro tornaconto, ma sono per il bene comune e perciò di questi talenti ricevuti dobbiamo renderne conto, perché sono doni destinati per il bene di tutti. Sarebbe bello che ognuno di noi potesse sempre dire all’altro: tu sei il mio talento!

Don Roberto Vinco

Written By

Don Roberto Vinco, docente di filosofia allo Studio Teologico San Zeno e all'Istituto Superiore di Scienze Religiose San Pietro Martire di Verona, è collaboratore nella parrocchia di Novaglie. roberto.vinco@tin.it

Click to comment

Leave a Reply

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato.

Altri articoli

Vangelo

È importante farsi degli amici, circondarsi di affetti. Le relazioni sono come i fiori: perché diventino belle bisogna coltivarle

Vangelo

Il Dio del Vangelo è il Dio della gioia. Non è il Dio dei sensi di colpa o della paura. È il Dio innamorato...

Vangelo

Bisogna imparare ad innamorarsi della vita, dei giorni tristi e dei momenti meravigliosi; innanzitutto delle persone

Vangelo

La vera umiltà evangelica non consiste nel negare quello che sei, ma nel mettere al servizio degli altri quello che sei e quello che...

Advertisement