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Occupazione in Veneto nel 2020, Verona fanalino di coda

Rimane l’incertezza sui possibili effetti di un nuovo lockdown mentre prosegue il recupero delle perdite subite a causa della pandemia.

Il mensile Bussola di Veneto Lavoro presenta i dati sull’occupazione in Veneto. Nel mese di ottobre si è registrato in regione un saldo occupazionale negativo pari a circa 11.500 posti di lavoro dipendente in meno, per effetto di 41.669 assunzioni (-13% rispetto ad ottobre 2019) e 53.226 cessazioni (-17%). Il risultato è comunque migliore rispetto a quello registrato dodici mesi prima (-16.000 posizioni lavorative) e consente di ridurre ulteriormente il differenziale rispetto al 2019, ora pari a 38.600 posti di lavoro in meno.

Il contesto economico appare in miglioramento rispetto alle previsioni dei mesi scorsi, seppure ancora caratterizzato dall’incertezza sull’evoluzione della pandemia e sui possibili effetti dei nuovi provvedimenti restrittivi adottati da diversi Paesi europei e da alcune regioni italiane. Le stime del Fondo monetario internazionale aggiornate ai primi di novembre vedono una caduta del Pil mondiale attorno al -4,4% (erano del -6% a ottobre), e una crescita del 5,2% nel 2021. Tendenza analoga per il Pil Veneto, visto da Prometeia in flessione del 10% rispetto al -10,6% delle previsioni del luglio scorso, a fronte di un dato nazionale pari al -9,6%. 

Sul fronte occupazionale l’Istat registra un aumento del numero di ore pro capite effettivamente lavorate e una diminuzione del numero di occupati assenti, timidi segnali di un ritorno verso la normalità del sistema produttivo. Anche in questo caso, tuttavia, tali dinamiche restano fortemente condizionate dall’incertezza della congiuntura economica e dagli effetti delle misure assunte dal Governo a tutela dell’occupazione, prime fra tutte il blocco dei licenziamenti per motivo oggettivo e la parallela estensione della cassa integrazione a buona parte della platea dei lavoratori dipendenti.

Donne e lavoro

La dinamica negativa dell’ultimo anno è frutto prevalentemente del forte calo delle assunzioni, che nel secondo trimestre dell’anno si erano ridotte del 47% rispetto al 2019, salvo poi ridurre il gap al -8% nel terzo trimestre e riallargare la forbice al -13% nel mese di ottobre. La contrazione delle assunzioni ha a sua volta determinato anche una diminuzione delle cessazioni, soprattutto in riferimento ai contratti a tempo determinato venuti a mancare nei settori legati al turismo.

Il turismo è infatti il settore più colpito, nel quale si concentra il 39% della perdita occupazionale complessiva, pari a circa 15.000 posizioni di lavoro, per effetto del drastico calo di arrivi (-60%) e di presenze (-56%) nelle strutture ricettive venete. Perdite significative, nei primi dieci mesi dell’anno, si registrano anche nel metalmeccanico (-5.000), nella logistica (-3.800), nel commercio all’ingrosso e al dettaglio (-3.700) e nell’occhialeria (-1.300). Nel mese di ottobre, per effetto degli andamenti stagionali, chiudono in terreno negativo l’agricoltura e i servizi turistici, mentre l’istruzione guadagna 1.300 posizioni di lavoro e l’ingrosso-logistica circa 700. Sul fronte delle assunzioni, che consentono di descrivere più fedelmente gli effetti della pandemia, i settori più colpiti nel corso del 2020 risultano l’occhialeria (-66%), la concia (-41%) e, ancora, il turismo (-40%). Migliora il dato relativo al settore dell’editoria e della cultura, che grazie alle oltre 2.000 assunzioni registrate in ottobre, soprattutto a Venezia e per il lancio di alcune iniziative culturali temporanee, riduce al -30% il gap con il 2019. 

A livello territoriale, le tendenze sono del tutto analoghe a quelle del 2019. Nel mese di ottobre i saldi risultano positivi a Vicenza (+492) e Padova (+486), e negativi nelle altre province: -8.509 posti di lavoro a Verona, -3.250 a Venezia, -568 a Belluno, -163 a Rovigo e -45 a Treviso.  Le assunzioni diminuiscono maggiormente a Venezia (-17%), Rovigo (-15%) e Verona (-14%). Considerando l’intero 2020, saldi negativi si registrano solo a Belluno (-3.650) e Venezia (-215), ma il peggioramento rispetto al 2019 è comune a tutte le province. 

Diminuisce il flusso delle dichiarazioni di immediata disponibilità (DID) e, di conseguenza, il numero di ingressi in disoccupazione. Nei primi dieci mesi dell’anno ne sono state presentate 102.000, il 13,5% in meno rispetto allo stesso periodo del 2019, nel solo mese di ottobre poco meno di 13.000 (-28%). Una dinamica determinata da diverse concause: il lockdown, l’aumento del numero di scoraggiati, che hanno rinunciato a cercare un lavoro, e le misure di tutela dell’occupazione messe in atto dal Governo.

Redazione2
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