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Vangelo

Amare, un sogno da realizzare. Amare è difficile, ma si impara

Dio non ci chiede di difendere dogmi, dottrine, principi morali, per poi dimenticarci di usare tenerezza, misericordia e giustizia

L'adorazione dei magi, tempera e oro su tavola, Gentile da Fabriano, 1423 (Galleria degli Uffizi, Firenze)
L'adorazione dei magi, tempera e oro su tavola, Gentile da Fabriano, 1423 (Galleria degli Uffizi, Firenze)

Dal Vangelo di Matteo

In quel tempo, i farisei, avendo udito che Gesù aveva chiuso la bocca ai sadducèi, si riunirono insieme e uno di loro, un dottore della Legge, lo interrogò per metterlo alla prova: «Maestro, nella Legge, qual è il più grande comandamento». Gli rispose: «“Amerai il Signore tuo Dio con tutto il cuore, con tutta la tua anima e con tutta la tua mente”. Questo è il grande e primo comandamento. Il secondo poi è simile a quello: “Amerai il prossimo tuo come te stesso”.  Da questi due comandamenti dipendono tutta la Legge e i Profeti». Matteo 22,34-40

«Amerai Dio e amerai il prossimo come te stesso». Per il Vangelo l’amore è un canto a tre voci. Una musica polifonica. Una melodia che sa coniugare: Dio, l’altro e l’io (Bonhoeffer).

Tutte le culture, tutte le religioni mettono al centro l’amore. Dove sta l’originalità della proposta di Gesù di Nazaret? Gesù mette sullo stesso piano l’amore per Dio, quello per il prossimo e anche quello per se stessi. Questo è lo scandalo. Questa è la grande rivoluzione del Vangelo. L’amore per l’altro, per il mio vicino, per lo straniero, per me stesso, è “simile” a quello che ho per Dio. Il volto dell’altro e la mia persona sono “sacri” come è sacro Dio. L’ io e l’altro sono “sacramenti-segni” di Dio.

L’amore che ci propone Gesù non è un amore sentimentale, fatto di belle parole. È invece un amore concreto fatto di piccoli gesti quotidiani, di accoglienza, di rispetto, di aiuto. Dio non ci chiede di difendere dogmi, dottrine, principi morali, e poi dimenticarci di usare tenerezza, misericordia e giustizia gli uni verso gli altri. Il mio incontro con Dio passa attraverso colui che mi sta accanto, colui che incontro per strada.

I veri “tabernacoli” non sono quelli di pietra o dorati. I veri tabernacoli sono quelli di “carne”, quelli delle persone che profumano di umanità. La vera “adorazione” di Dio, è fermarmi ad asciugare le lacrime di chi è ferito. Lo dice molto bene l’apostolo Giovanni nella sua lettera:
“Chi non ama il proprio fratello che vede non può amare Dio che non vede”.

Oltre che ad amare Dio e il prossimo, Dio ci invita ad amare anche “noi stessi”. In passato spesso abbiamo interpretato “l’amare me stesso” come egoismo. Tante volte in nome di una falsa umiltà calpestiamo la nostra umanità. Volersi bene vuol dire imparare ad accettarci con i nostri pregi e con i nostri difetti, con i nostri limiti e con le nostre qualità. Se non impariamo ad amare noi stessi non saremo capaci di amare nessuno.

Nella nuova traduzione della Bibbia, in questo brano, c’è un piccolo particolare molto importante. Non usa più l’imperativo “ama …”, ma il futuro “amerai …”. Quasi a dirci che l’amare è un lungo cammino da fare. Amare è un sogno da realizzare. Amare è difficile. Ma ad amare si impara.

Un esempio concreto di come si può tradurre nella vita questo amore polifonico, ce l’ha offerto don Lorenzo Milani. Prima di morire ha chiamato attorno al letto i suoi ragazzi della scuola di Barbiana e li ha salutati con queste parole: “Ho voluto più bene a voi che a Dio, ma ho speranza che lui non stia attento a queste sottigliezze”.

Don Roberto Vinco
Domenica 25 ottobre 2020

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Don Roberto Vinco, docente di filosofia allo Studio Teologico San Zeno e all'Istituto Superiore di Scienze Religiose San Pietro Martire di Verona, è collaboratore nella parrocchia di Novaglie. roberto.vinco@tin.it

1 Comment

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  1. Marcello

    26/10/2020 at 18:03

    Grazie don Roberto: spesso ci dimentichiamo, noi cattolici, che «I veri “tabernacoli” non sono quelli di pietra o dorati. I veri tabernacoli sono quelli di “carne”, quelli delle persone che profumano di umanità». Anche se a volte “spuzzano”. Non ti conosco, se non di vista, ma mi è piaciuto molto questo commento.

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