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Vangelo

«Rendete a Cesare quello che è di Cesare e a Dio quello che è di Dio»

Gesù non vuole darci una ricetta sulle tasse. E nemmeno vuole teorizzare la separazione tra Stato e Chiesa, tra religione e politica

L'adorazione dei magi, tempera e oro su tavola, Gentile da Fabriano, 1423 (Galleria degli Uffizi, Firenze)
L'adorazione dei magi, tempera e oro su tavola, Gentile da Fabriano, 1423 (Galleria degli Uffizi, Firenze)

Dal Vangelo di Matteo
In quel tempo, i farisei se ne andarono e tennero consiglio per vedere di coglierlo in fallo nei suoi discorsi. Mandarono dunque a lui i propri discepoli, con gli erodiani, a dirgli: «Maestro, sappiamo che sei veritiero e insegni la via di Dio secondo verità. Tu  non hai soggezione di alcuno perché non guardi in faccia a nessuno. Dunque, di‘ a noi il tuo parere: è lecito, o no, pagare il tributo a Cesare?». Ma Gesù, conoscendo la loro malizia, rispose: «Ipocriti, perché volete mettermi alla prova? Mostratemi la moneta del tributo». Ed essi gli presentarono un denaro. Egli domandò loro: «Questa immagine e l’iscrizione, di chi sono?». Gli risposero: «Di Cesare». Allora disse loro: «Rendete dunque a Cesare quello che è di Cesare e a Dio quello che è di Dio. Matteo 22,15-21

«Rendete a Cesare quello che è di Cesare e a Dio quello che è di Dio» è forse una delle frasi più famose del Vangelo. Parole che a prima vista sembrano semplici e chiare. Sono invece molto difficili da interpretare.
Credo che anche tanti di noi abbiamo sempre pensato che con questa frase Gesù volesse sostenere la tesi della separazione tra Stato e Chiesa, tra la religione e la politica.
Se invece inseriamo questo brano nel contesto storico vediamo che il motivo dello scontro tra Gesù e i farisei è diverso. Infatti i farisei non cercano un dialogo con Gesù, ma lo scontro.

«Maestro, è lecito o no pagare il tributo a Cesare?».
Concretamente volevano dire: è giusto o no che noi ebrei paghiamo le tasse a Roma?
Era un trabocchetto. Perché se rispondeva sì potevano accusarlo di stare dalla parte dei romani e se rispondeva no potevano denunciarlo ai romani come un rivoluzionario. Ma Gesù non cade nella trappola e smaschera gli ipocriti. Cosa fa infatti Gesù? Si fa dare una moneta e fa vedere la scritta “al divino Cesare”. Per Gesù nessuna autorità, nemmeno l’imperatore, può pretendere di rappresentare Dio. Cesare rappresenta lo Stato non Dio. Quindi, dice Gesù, se lo Stato vi offre dei servizi, come le strade, la scuola, gli ospedali, ecc. dovete restituire a Cesare, cioè allo Stato, quello che vi offre.

Ma che cosa voleva dire Gesù con quel rendete a Dio quello che è di Dio?
Per Gesù è l’uomo che è sacro non lo Stato. E’ la coscienza della persona che è sacra. A Cesare bisogna restituire le monete. A Dio invece bisogna restituire la coscienza delle persone. Gesù ci dice che l’uomo e la donna non appartengono a nessun potere, neanche a quello religioso. Né lo Stato né la Chiesa possono violare la mia coscienza e la mia libertà. Tutto il messaggio di Gesù è un inno al primato della coscienza.

Allora l’espressione “dare a Dio quello che è di Dio” non vuol dire: a Dio le chiese e alla politica le piazze. Non vuol dire che in chiesa paghiamo il nostro tributo a Dio e invece in piazza, in Comune, lo paghiamo allo Stato.

Il nostro vero culto non è semplicemente l’andare a Messa la domenica. E’ invece donare la propria vita per gli altri. E la vita la dono in piazza, in casa, in strada, sul lavoro. Gesù non vuole darci nessuna ricetta sul pagare o no le tasse. E nemmeno vuole teorizzare la separazione tra Stato e Chiesa, tra religione e politica, tra Dio e mondo. Il sogno di Dio è quello di realizzare un mondo più giusto e più umano qui, adesso, non nell’aldilà. Per cui il compito del cristiano è quello di collaborare per concretizzare questo sogno.

Quindi bisogna cercare sempre non di separare, ma di coniugare la fede con la vita, la preghiera con la piazza e come diceva Bonhoeffer: il “mistero di Dio” con la “fedeltà alla terra”.

Don Roberto Vinco
Domenica 18 ottobre 2020 

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Don Roberto Vinco, docente di filosofia allo Studio Teologico San Zeno e all'Istituto Superiore di Scienze Religiose San Pietro Martire di Verona, è collaboratore nella parrocchia di Novaglie. roberto.vinco@tin.it

1 Comment

1 Comment

  1. Maurizio Danzi

    21/10/2020 at 12:36

    ” e ” è divisivo .
    Ricorda pure Dio “e” mammona.
    Se Muntzer l’ha preso troppo sul serio , gli apostoli e la condivisione dei beni non è certo comunismo.

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