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Allagamenti, Verona

Territorio

Perché Verona si allaga e cosa si dovrebbe fare per evitarlo

Tra le cause i cambiamenti climatici ma anche la trasformazione della collina, gli ostacoli al deflusso dell’acqua e fognature inadeguate.

Sono trascorsi quasi 5 anni da quando su questo giornale ci si chiedeva se Verona fosse pronta al cambiamento climatico, evento che stava lasciando una scia di danni e disagi. Da allora, per affrontare quello che molti scienziati hanno indicato come il problema principale per il futuro, è stato fatto ben poco e quel poco si è focalizzato nel cercare di smaltire l’acqua meteorica nei punti più depressi della città senza occuparsi del ben più grave problema ambientale complessivo. I veronesi hanno toccato con mano il fenomeno per cui questa estate nel solo mese di agosto si sono verificati ben 5 eventi atmosferici violenti che hanno causato allagamenti e disagi.

A Verona esistono dei punti critici dove lo smaltimento delle acque meteoriche è sempre stato problematico: Parona, via Prato Santo, la zona di Santo Stefano, Piazza Isolo, Veronetta. Zone che non a caso si trovano ai piedi della fascia collinare.

La zona collinare gravitante su via Marsala

La zona collinare gravitante su via Marsala

I violenti nubifragi che cadono sulle pendici sovrastanti dette zone, occupate per gran parte da verde agricolo e da parchi e giardini, risentono di tre caratteristiche letali ai fini degli allagamenti: la pendenza che aumenta in modo repentino la velocità dell’acqua e il trascinamento di terriccio, foglie e ramaglie. A queste due si aggiungono le recenti trasformazioni delle aree agricole collinari che hanno visto il diffondersi in modo incontrollato le monoculture, come quella della vite, con sistemi colturali che spesso favoriscono l’erosione dei terreni.

Via Nazareth, Verona

Via Nazareth, Verona

È necessario fare anche un passo indietro. Nel 1887, dopo le disastrose alluvioni degli anni precedenti, il Comune di Verona decise di canalizzare l’Adige nel tratto urbano con la costruzione dei muraglioni. Così “ Verona subì una radicale trasformazione urbanistica che relegò l’Adige a diventare un canale isolato ed estraneo. Con la costruzione degli argini le vie che portavano al fiume furono interrotte da una cortina di laterizi. A Verona i vo’ che garantivano la comunicazione tra l’Adige e le zone abitate erano più di settanta” (Giorgio Massignan L’Adige racconta Verona, Smart edizioni).

Costruzione dei muraglioni a Verona dopo l'alluvione del 1882

Costruzione dei muraglioni a Verona dopo l’alluvione del 1882

Perciò se i muraglioni da un lato hanno difeso la città dalle esondazioni dell’Adige, dall’altro hanno impedito il naturale deflusso delle acque dei terreni limitrofi attraverso le vie e gli scoli che portavano al fiume. Negli anni successivi, gran parte dei terreni ai piedi delle colline sono stati impermeabilizzati a seguito di un’urbanizzazione sempre più densa e fossi e scoline a cielo aperto sono stati intubati. In sostanza, mentre si perdeva la capacità assorbente dei terreni i condotti ricettori delle acque risultavano sempre più inadeguati a ricevere l’aumento delle portate.

Verona maltempo

Via Sant’Alessio, Verona

Oggi il cambiamento climatico ha accentuato a dismisura queste criticità per cui appare abbastanza evidente come le condotte fognarie pensate e realizzate secondo i parametri del secolo scorso siano inadeguate a smaltire le attuali piogge di tipo monsonico. Basti solo pensare a come si intasano facilmente le modeste griglie di drenaggio poste nelle zone edificate di valle, con il materiale in sospensione (terra, foglie, rifiuti…) portato dal ruscellamento dell’acqua.

Percorsi collinari che trasportano materiale in sospensione

Percorsi collinari che trasportano materiale in sospensione

Appare altresì evidente che non è solo aumentando i diametri delle fognature che si risolvono i problemi idraulici di Verona. Occorre una seria valutazione urbanistica delle trasformazioni che il territorio nel suo complesso ha subito negli ultimi anni: dall’edilizia all’agricoltura alla viabilità. Occorre mettere un freno al consumo del suolo di cui Verona detiene il non invidiabile primato nazionale. Occorre smetterla di nascondere le nuove assurde edificazioni sotto il solito maquillage verde per cui ad esempio il Parco all’ex Scalo ferroviario è presentato come una “novità epocale” sebbene il verde effettivo del bosco urbano sia solo l’8% dell’intera area di 50 Ha. Ma questa è un’altra storia.

Alberto Ballestriero
Verona Polis

Alberto Ballestriero

Alberto Ballestriero. La campagna e il paesaggio sono una presenza costante nella sua vita. Ha lavorato come funzionario nella gestione di canali e opere agrarie presso uno dei più importanti Consorzi di Bonifica del Veneto. Dopo la qualifica nel settore del verde progetta parchi e giardini, alcuni dei quali pubblicati. È socio dell’AIAPP (Associazione Italiana di Architettura del Paesaggio). Per diversi anni è stato responsabile del settore verde urbano della sezione veronese di Italia Nostra. Ha pubblicato il libro “Confini Connessioni Scenari – divagazioni di un giardiniere sul paesaggio”. È socio fondatore dell’Osservatorio territoriale VeronaPolis. ballestriero@gmail.com

1 Comment

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  1. Avatar

    FERRARO FERDINANDO

    19/10/2020 at 15:34

    BUON GIORNO, noi siamo exPirelli e da trent’anni ci occupiamo di sistemi ecocompatibili di gestione delle acque, tra questi dighe e argini totalmente sostenibili. In particolare dal 1997 realizziamo sistemi antiallagamento che ci sono stati chiesti anche in Paesi ben lontani dall’Italia come, ad. esempio, la Cina; più di un mese fa, dopo gli allagamenti di Verona, ho scritto a Fabio Gamba per proporre un incontro conoscitivo su queste tecnologie relativamente nuove…….neanche una risposta…….

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