Connect with us

Hi, what are you looking for?

La Napoli di mio padre - Alessia Bottone
Alessia Bottone

Interviste

La Napoli di mio padre, in viaggio con Alessia Bottone

INTERVISTA – In attesa di vedere anche a Verona il suo pluripremiato docu film incontriamo la regista, sceneggiatrice e giornalista veronese.

La prima volta che ho incontrato Alessia Bottone era una giovane donna che si stava affacciando al mondo del lavoro. Rimasi immediatamente colpita, dalla sua capacità di sorridere, dalla sua intraprendenza, dalla capacità di trasformare la difficoltà in risorsa. Sono passati alcuni anni e lei di strada ne ha fatta davvero tanta, così la incontro di nuovo per parlare del suo ultimo lavoro La Napoli di mio padre un docu film interpretato dall’attrice veronese Valentina Bellè, prodotto nell’ambito del Premio Zavattini in collaborazione con Archivio Aamod, Istituto Luce e K-Studio. 
In venti minuti, il film di Alessia Bottone, che parte da una base autobiografica e si evolve in uno spaccato sociale, ci parla dell’esigenza della fuga dalle proprie radici, di libertà, migrazioni, discriminazione, solitudine, dell’andare ma anche del sapersi fermare, rallentare, di viaggio che prima di tutto è la capacità di immaginare. 

– Ci siamo lasciate con L’amore ai tempi dello stage ci ritroviamo con La Napoli di mio padre. Come è cambiata Alessia Bottone? La precarietà fa ancora parte della sua vita? 
«Sono una regista, sceneggiatrice e giornalista praticamente la precarietà mi inseguirà a vita, penso faccia un po’ parte del rischio del mestiere. Non credo che Alessia Bottone sia cambiata, credo che l’Amore ai tempi dello stage così come il mio ultimo libro Papà mi presti i soldi che devo lavorare?, oppure il mio cortometraggio Violenza invisibile facciano tutti parte di un insieme, molte sfaccettature per raccontare il mondo del sociale, ovvero tutti quei temi ai quali mi sono sempre interessata con modalità indubbiamente diverse. Non ho tralasciato la comicità, anzi a breve tornerò a dedicarmici, penso dopo aver terminato il progetto al quale sto lavorando». 

– La Napoli di mio padre è un racconto intimo e corale al tempo stesso. Da quali esigenze nasce il film? 
«L’idea del film nasce da due esigenze: da una parte la necessità di raccontare, in una storia, il rapporto tra padre e figlia; dall’altra la volontà di focalizzarmi sul tema della fuga, intesa dalla realtà ma anche come mezzo di sopravvivenza per i migranti e i richiedenti asilo. Il film trae ispirazione da un viaggio a Napoli con mio padre e mio fratello, a bordo di un treno notturno, durante il quale sono finalmente riuscita a capire cosa vedeva mio padre quando, anni prima, si affacciava alla finestra: i suoi ricordi. Chi sei papà? Cosa vedi fuori da questo finestrino? Tu torni a casa, io invece dove sto andando? Questi sono alcuni degli interrogativi che mi sono posta durante quel viaggio. Mi sono sempre sentita parte di un Sud che ho conosciuto solo grazie agli aneddoti di mio padre e di un Nord dove sono nata e cresciuta e mi sono chiesta se questa sensazione fosse condivisa anche dai figli dei nuovi migranti. Vivere in un contesto in cui convivono più culture è indubbiamente arricchente, ma trovare una propria identità all’interno di questa ricchezza non è sempre facile. Ho quindi raccolto i ricordi di mio padre per poi tornare nella sua città natale e mi sono ritrovata davanti ad uno specchio, sorprendendomi di riuscire a vedere, finalmente, un’altra parte di me stessa». 

la napoli di mio padre - alessia bottone

La Napoli di mio padre di Alessia Bottone

– Come mai ha deciso di raccontare questa storia con la macchina da presa? 
«Ho deciso di raccontare questa storia realizzando uno short documentary perché sin dall’inizio l’ho immaginata in bianco e nero, un viaggio nel passato e l’occasione è arrivata proprio quando ho trovato on line il bando del Premio Zavattini, che tra l’altro era anche in scadenza. E così, nel giro di 24 ore ho scritto il soggetto e l’ho inviato e dopo la selezione ho potuto accedere ad un percorso di formazione che mi ha permesso di confrontarmi con professionisti esperti nel settore del documentario realizzato con immagini di archivio. Ho raccontato questa storia non con la macchina da presa ma con le immagini di archivio, lavorando ad una sceneggiatura ispirata ai racconti di mio papà sulla sua gioventù. Ho amato molto i racconti di mio papà e ho voluto condividerli con il pubblico. Chissà, forse perché quando ci piace qualcosa, sentiamo l’esigenza di dirlo a tutti. E questa è La Napoli di mio padre, un film che parla anche di malinconia ma nella sua accezione positiva, quella che fa riaffiorare quei ricordi dell’infanzia, cari a tutti, proprio perché ci riportano indietro, a quegli anni». 

– La Napoli di mio padre ha ricevuto riconoscimenti e premi significativi. Quale le ha fatto maggiormente piacere? 
«Farei fatica a stilare una graduatoria del premi, preferisco parlare del denominatore che li accomuna: l’effetto sorpresa. Sinceramente non mi aspettavo nulla, e non mi aspetto mai nulla quando partecipo ad un festival anche perché generalmente ogni festival riceve almeno 200 film, alcuni arrivano anche a 2000 per ogni edizione, vincere è sempre un terno al lotto. Ma, forse è questo ciò che ha reso speciali tutti i premi.  Mi spiego meglio, il film è stato completato a giugno, essere arrivata finalista a sette festival, aver portato a casa quattro Premi tra i quali Miglior Film al Festival Ethnos di San Giorgio a Cremano,  Miglior Sceneggiatura e Miglior Montaggio al Festival Filoteo Alberini e una Menzione Speciale al Bellaria Film Festival è un grande traguardo anche perché per la distribuzione non mi sono affidata a nessuno per il momento quindi mi sto basando su ciò che riesco a fare, senza intervento esterno e direi che va già più che bene». 

– Suo padre, la sua famiglia, come hanno reagito all’esposizione nella quale sono stati coinvolti con questo film? 
«Mio papà è rimasto particolarmente colpito quando gli ho letto il soggetto e gli ho chiesto se voleva essere la mia voce narrante. Ricordo solo che mi ha risposto:” beh, che fantasia che hai!”. In realtà lui ha molta più fantasia di me, e devo a lui questo interesse per il teatro, per i libri, per la comicità e per alcuni racconti ai quali mi sono ispirata. Ha accettato, è stato un lavoro impegnativo, mio papà è un regista teatrale ma a livello amatoriale e soprattutto non ha mai avuto a che fare con il cinema quindi abbiamo dovuto lavorare molto assieme sia per quanto riguarda l’intonazione e la respirazione ma devo dire che siamo felicissimi del risultato. Spesso e volentieri dopo la proiezione del film, le persone si recano da lui per complimentarsi e forte di ciò mi ha già chiesto di partecipare di nuovo, a quanto pare quindi gli è piaciuto». 

la napoli di mio padre

Alessia Bottone – Foto di Debra Pollarini

– Progetti per il futuro? 
«Sto lavorando ad un nuovo film, questa volta un mediometraggio, mi piacerebbe realizzare un docu film questa volta un mediometraggio, un ibrido fiction e documentario con immagini di archivio. La stesura del soggetto e del trattamento sta richiedendo molto tempo ma spero di riuscire a terminarlo entro la fine dell’anno. Non mi sbilancio perché sono molto scaramantica a riguardo.  Dovrebbero poi iniziare anche dei corsi di sceneggiatura a Verona che terrò l’anno prossimo, assaggi per confrontarsi con la scrittura per immagini, penso possano essere delle ottime occasioni per condividere questa passione che poi si è trasformata in un lavoro». 

Il film sarà proiettato a Verona durante il Festival Non c’è differenza il 6 dicembre alle 18 al Teatro Laboratorio.
Alessia Bottone è regista, sceneggiatrice e giornalista laureata in Istituzioni e Politiche per i Diritti Umani e la Pace. Nel 2017 consegue il Master in Sceneggiatura Carlo Mazzacurati dell’Università degli Studi di Padova. Si è occupata della regia, sceneggiatura del cortometraggio Violenza invisibile, dedicato alla violenza psicologica sulle donne e di due documentari: Ritratti in controluce e di Ieri come oggi. Nel 2013 pubblica Amore ai tempi dello stage, Galassia Arte, e due anni dopo, Papà mi presti i soldi che devo lavorare? per Feltrinelli. Nel 2017 le sono stati riconosciuti alcuni premi per le sue inchieste. Tra questi: il “Premio Giornalistico Claudia Basso” con l’inchiesta Pfas, il “Premio Alessandra Bisceglia” per la comunicazione sociale e infine il “Premio Massimiliano Goattin” per la realizzazione di una video inchiesta sulle barriere architettoniche. Nel 2018 rientra tra i finalisti del “Premio Cesare Zavattini” per la realizzazione di progetti di riuso creativo del cinema d’archivio e del “Premio Luzzati” per cortometraggi. La Napoli di mio padre, è il suo primo cortometraggio a base di archivio. 

Cinzia Inguanta
Written By

Nasce a Firenze il 4 giugno 1961, sposata con Giuliano, due figli: Giuseppe e Mariagiulia. Alcuni grandi amori: la lettura, il cinema, il disegno, la fotografia, la cucina, i cinici, le menti complicate e le cause perse. Dopo la maturità scientifica, s’iscrive al corso di laurea in medicina e chirurgia per poi diplomarsi in design all’Accademia di Belle Arti Cignaroli. Nel 2009 s’iscrive alla Facoltà di Psicologia dell’Università di Milano-Bicocca. Giornalista pubblicista dirige Radio Popolare Verona, già direttrice del magazine online Verona-IN con il quale continua a collaborare coordinando la redazione spettacoli e scrivendo di libri. Nel 2006 ha curato la pubblicazione di La Chiesa di Verona in Sinodo e di Il IV Convegno Ecclesiale Nazionale, nel 2007 di Nel segno della continuità. Nel 2011 l’esordio letterario con la pubblicazione del suo primo romanzo Bianca per la casa editrice Bonaccorso. Alcune sue poesie sono pubblicate nel 2° volume della Raccolta di Poesie del Simposio permanente dei poeti veronesi (dicembre 2011), altre sono pubblicate nella sezione Opere Inedite sul blog dedicato alla poesia di Rainews. cinzia.inguanta@email.it

Click to comment

Leave a Reply

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *

Advertisement
Advertisement
Advertisement
Advertisement
Advertisement
Advertisement

Facebook

Altri articoli

Spettacoli

TEATRO LABORATORIO. In questo spettacolo attraverso il grottesco, già presente nel testo originale, viene sottolinea la miseria di una società che ha perso la...

Spettacoli

TEATRO RISTORI E GRAN GUARDIA. Dal 30 settembre al 7 ottobre 2020 ripartono gli Amori in concorso con la rassegna internazionale dedicata al cinema...

Spettacoli

TEATRO LABORATORIO. Sabato 19 settembre uno spettacolo di e con Claudio Ascoli con la partecipazione di Sissi Abbondanza e Monica Fabbri.

Spettacoli

POLO ZANOTTO. Il 17 e il 18 settembre 2020 torna, in sicurezza, rassegna cinematografica promossa dall'Università di Verona.

Advertisement