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Agsm-Aim, la multiutility leghista nata senza idee e strategia

Verona e il Veneto stanno perdendo gran parte del proprio patrimonio economico e sociale costruito in decenni di scelte coraggiose.

Con la tradizionale indifferenza, al netto delle beghe in Consiglio comunale, Verona subisce, con la fusione di Agsm con la vicentina Aim, una nuova sconfitta storica che ridimensionerà, forse in modo decisivo, le sue possibilità di sviluppo nel settore dei servizi pubblici locali che in passato era uno dei suoi fiori all’occhiello.

La nuova società, falsamente indicata come multiutility del Veneto, rappresenta un’azienda monca, senza l’insieme delle funzioni di una multiutility, tanto che rimane aperto il problema di una ulteriore aggregazione con un terzo partner per risolvere il problema dello smaltimento dei rifiuti.

Una fusione che nasce in grave ritardo sulla evoluzione del mercato veneto del settore, con Padova e Treviso già assorbite da Hera dell’Emilia-Romagna, rispetto alla quale, per dimensione, funzioni e fatturato, la nostra scompare.

Ma ciò che più impressiona è che questa fusione nasce come esclusiva scelta del partito leghista solo quando nelle due relative città sono eletti due sindaci con cui la Lega è egemone e, sulla base di tale criterio, si rifiuta, con una immotivata retromarcia, il terzo partner lombardo A2A, dopo che per anni Verona aveva concluso diverse intese con Brescia.

Un rifiuto che è costato le dimissioni del presidente Agsm Finocchiaro, l’unico manager vero tra tanti dilettanti che ora sono in lizza per spartirsi le poltrone. Nasce quindi una fusione come decisione di partito, e una società senza la scelta dei dirigenti, anche se i posti sono stati rigidamente ripartiti, e senza una strategia e un programma industriale.

Tutte cose che verranno sistemate dopo, da una classe dirigente in gran parte sprovvista di cultura industriale. Un insieme di condizioni che portano inevitabilmente ad una multiutility che svolgerà l’attività entro i limiti del mercato locale, con un certo grado di dipendenza da società maggiori per alcune funzioni carenti.

Una condizione di relativa marginalità, frutto della mancanza di visione e di coraggio di una classe dirigente che spera di sopravvivere richiudendosi entro i limiti ristretti del suo mutevole potere politico e che espone le società partecipate alla “vendetta” del mercato, fino alla necessità di svendita alle condizioni peggiori, come l’Aeroporto Catullo insegna.

Insomma, l’ennesima prova che Verona e il Veneto stanno perdendo gran parte del proprio patrimonio economico e sociale e culturale costruito in decenni di scelte coraggiose e di duro lavoro dei suoi cittadini. Ma quando ci accorgeremo che stiamo costruendo una società sempre meno sviluppata, civile e sicura, non solo per chi viene da fuori, ma per i nostri figli?

Luigi Viviani

Luigi Viviani
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Luigi Viviani negli anni Ottanta è stato membro della segreteria generale della CISL, durante la segreteria di Pierre Carniti. Dopo aver fondato nel 1993 il movimento dei Cristiano Sociali insieme a Ermanno Gorrieri, Pierre Carniti ed altri esponenti politici, diviene senatore della Repubblica per due legislature. Nel corso della legislatura 1996-2001 è stato sottosegretario al Lavoro con il ministro Cesare Salvi; nella successiva, vicepresidente del gruppo dei Democratici di Sinistra al Senato. viviani.luigi@gmail.com

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