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Ambiente

Verona città “fuorilegge” per inquinamento da Pm10 e ozono

Nella classifica del dossier di Legambiente, Mal’aria di città 2020, ci sono tutti i capoluoghi veneti, a eccezione di Belluno.

La città di Verona ha superato per 114 giorni, nell’anno solare 2019, i limiti previsti sia per le polveri sottili (Pm10) che per l’ozono. A parità di giorni anche la provincia di Mantova, 115 invece i giorni di Rovigo e 116 quelli di Vicenza. A Venezia, Padova e Treviso le giornate di superamento registrate sono state rispettivamente 109, 105 e 102. 

L’inquinamento atmosferico è la più grande minaccia ambientale per la salute umana. Come descritto da Legambiente: “Secondo l’Agenzia Ambientale Europea (EEA) l’inquinamento atmosferico continua ad avere impatti significativi sulla salute della popolazione europea, in particolare modo per i cittadini delle aree urbane. Gli inquinanti sotto osservazione, in termini di rischio per la salute umana, sono le polveri sottili (Pm), il biossido di azoto (NO2) e l’ozono troposferico (O3)”.

Nella tabella compresa nel dossier Mal’aria di città 2020, a cura dell’ufficio scientifico di Legambiente, la città scaligera si posiziona prima di Milano, che ha un totale di 109 giorni, e rientra anche nella classifica delle città che nell’arco temporale di dieci anni, oggetto di studio della campagna Pm10 ti tengo d’occhio, hanno superato tutti gli anni, dal 2010 al 2019, il limite giornaliero per le polveri sottili (Pm10).

La campagna si è basata sull’analisi dei dati forniti dalle Agenzie Regionali per la Protezione Ambientale (ARPA) tramite le centraline urbane dei capoluoghi, che, come riporta la Legambiente “ dovrebbero essere quelle che risentono prevalentemente dell’inquinamento prodotto dal traffico urbano”.

Al 31 dicembre del 2019 Verona ha superato, dal gennaio dello stesso anno, e come rilevato dalla centralina di Borgo Milano, i limiti delle polveri sottili per 59 giorni; il numero massimo di giorni con concentrazioni superiori a  50 microgrammi/metro cubo sono 35 in un anno.

I giorni in cui la città ha invece superato, lo stesso anno, il valore obiettivo dell’ozono, ovvero il superamento della media mobile sulle otto ore per più di 25 giorni calcolati come media su 3 anni, sono stati 55, con una media di 61 giorni. Il valore obiettivo per la protezione della salute è di 120 microgrammi/metro cubo.

Come riporta il dossier Mal’aria di città 2020: “Secondo le stime della Commissione europea, la popolazione urbana esposta a livelli di polveri sottili superiori a quanto stabilito dalla direttiva europea oscilla tra il 13% ed il 19% ma se si applicassero i limiti più stringenti suggeriti dall’Organizzazione Mondiale delle sanità (OMS) la popolazione attualmente esposta sarebbe più che raddoppiata interessando fino al 52% delle persone”.

«Il rapporto Mal’aria di  Legambiente conferma il bollino nero su Verona e soprattutto sulla zona Sud della città, dove si sono concentrati negli ultimi 13 anni gli interventi edilizi e commerciali più pesanti, mitigati da nessuna opera pubblica significativa» commenta Michele Bertucco, consigliere comunale di Verona e Sinistra in comune.

«La carta da giocare ora si chiama Pums, ma non nella versione blanda presentata prima delle elezioni regionali che sul medio periodo prevede una riduzione ridicola del traffico automobilistico. Serve un progetto forte con misure attive per la limitazione del traffico motorizzato e lo sviluppo della mobilità sostenibile, a partire da quella ciclistica che finora è stata declinata solo come mobilità di emergenza» dichiara Bertucco.







 

Redazione2
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