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Biblioteca Capitolare
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Interviste

Viaggi, guide, memorie, mappe tra i testi della Biblioteca Capitolare

INTERVISTA – Itinerari antichi ma sempre attuali: Ilaria Ferrari e Valeria Nicolis presentano la mostra aperta a Verona fino al 16 novembre.

INTERVISTA – Da sempre l’impulso a viaggiare è irrefrenabile, fa parte della natura umana, è una passione che consuma e arricchisce allo stesso tempo, in molti casi rappresenta una vera e propria necessità materiale o spirituale. Il viaggio è centrale nell’evoluzione dell’uomo e la mostra Storie di viaggi, guide, memorie, mappe tra i testi della Biblioteca Capitolare, aperta dal 21 settembre al 16 novembre 2020, presso la Biblioteca Capitolare di Verona, con il patrocinio del Comune, ne racconta in profondità il significato, attraverso un’esposizione di codici, testi antichi e carte geografiche, che seguono un percorso articolato in quattro filoni: il pellegrinaggio, memorie di viaggio, la cartografia, libri che viaggiano.

Impossibile raccontare integralmente la ricchezza della mostra, per questo ci concentriamo solo su alcuni esemplari, lasciando al visitatore il piacere di viverla come una vera e propria esperienza di scoperta del mondo antico. La dott.ssa Ilaria Ferrari e la dott.ssa Valeria Nicolis, che da due anni circa curano l’allestimento delle esposizioni temporanee e delle visite, con competenza e passione, ci accompagnano lungo questo percorso espositivo e ci spiegano la storia di alcuni codici.

– Iniziamo subito con l’esemplare esposto più antico, il Codice Veronensis LII: dove ci conduce questo testo?

Ilaria Ferrari. «Questo codice porta il visitatore nel Medioevo, risale infatti all’VIII-IX secolo e custodisce una delle più antiche trascrizioni dell’itinerarium Burdigalense: una guida per pellegrini da Bordeaux (Burdigala) a Gerusalemme, lungo le principali strade dell’Impero Romano, scritta da un anonimo pellegrino nel 333-334. Per capirci meglio possiamo immaginare di tornare indietro nel tempo ed essere un uomo colto, forse in procinto di compiere un lungo viaggio in Terrasanta. Quest’uomo decide di commissionare a un amanuense un libro, dando precise istruzioni sul contenuto e sulla forma che deve avere. Vuole che il suo libro contenga l’Itinerarium Burdigalense, un percorso che va da Bordeaux a Gerusalemme, scritto da un anonimo pellegrino nel 333-334; è il tracciato ad loca sancta più conosciuto e si tramanda ormai da secoli. Vuole che si aggiunga anche una miscellanea di testi sacri, il tutto in un formato facile da trasportare. Il copista esegue, lavora la pergamena, studia la grandezza delle pagine e prepara il formato. Un imprevisto però lo ferma: la pelle ha un difetto, un bel buco in mezzo alla pagina. Deve trovare un rimedio perché la pergamena è preziosa e non può essere sprecata; con estrema precisione l’inchiostro arriva fino dove il foro lo concede. La sua scrittura è elegante, ben leggibile; si sofferma su alcuni dettagli per renderlo più prezioso. Cuce i fascicoli in una rilegatura semplice ma robusta, il codice è pronto».

Ilaria Ferrari

Ilaria Ferrari

– Potremmo dire che assomiglia a una guida turistica moderna, ma su pergamena?

Valeria Nicolis. «Esattamente. L’itinerarium è descritto nei minimi particolari. Tra una tappa e l’altra, venivano riportate tutte le distanze, che variavano tra un minimo di 3 e un massimo di 24 miglia (1 miglio corrisponde a 1600 metri circa). Inoltre accanto al nome della località, viene specificato se si trattava di una stazione di cambio dei cavalli (mutatio) oppure di una stazione dove si poteva pernottare (mansio), ovvero se si trattava di una città di una certa importanza (civitas). La durata complessiva del pellegrinaggio poteva essere stimata in circa 15 mesi, considerando una distanza media giornaliera percorsa di 20 miglia e una permanenza di circa tre mesi nei luoghi santi attorno a Gerusalemme. Una caratteristica singolare di questo itinerario è lo sdoppiamento del suo percorso, che, a partire da Mediolanum, separava il tragitto d’andata da quello del ritorno.

– Cos’è dunque che rende, se possibile, ancora più unico il Codice Veronensis LII?

Ilaria Ferrari. «Lo rende sicuramente unico la sua antichità, la datazione al VIII-IX secolo è desunta dalle caratteristiche estrinseche ed intrinseche dell’esemplare, come la scrittura carolina, ancora perfettamente leggibile. Un’altra particolarità è sicuramente il formato rettangolare (22,2cm x10 cm) che lo rende una sorta di codice similare per funzionalità, al codice da bisaccia, appositamente confezionato così perché potesse essere facilmente trasportato nelle tasche. L’esemplare inoltre non custodisce solo l’itinerarium, le sue pagine racchiudono una vera e propria miscellanea di testi cristiani: omelie dei padri della Chiesa, la Regola di San Benedetto e molto altro. Non vi è traccia di come sia arrivato in Biblioteca Capitolare, di quante strade abbia percorso, di quante mani l’abbiano sfogliato e consultato prima di giungere qui dove ora lo possiamo ammirare… ma anche questo contribuisce al suo fascino».

Biblioteca Capitolare

Biblioteca Capitolare

– Perché questo codice rappresenta un vero e proprio tesoro?

Valeria Nicolis. «Ha un’importanza rilevante dal punto di vista geografico, sia per l’elenco delle tappe, sia per le formule che indicano il transito da una regione all’altra. È un’importante attestazione dell’antica rete viabilistica consolare romana e concreta testimonianza dei toponimi adottati in quel periodo. Inoltre ci sono alcuni luoghi citati che ancor oggi non sono stati identificati, anche nella zona di Verona. Interessante notare la precisione delle distanze riportate, che rispecchiano le misurazioni attuali».

– Proseguiamo il nostro cammino… in esposizione troviamo anche preziose testimonianze di memorie di viaggio…

Ilaria Ferrari. «Certo, il percorso prosegue con le memorie di viaggio, tra le quali una delle più interessanti è il manoscritto autografo del 1705 di Francesco Bianchini che contiene il Diario dei suoi viaggi tra Bolzano, Bergamo, Brescia, Verona e Venezia. Bianchini, veronese, è un personaggio estremamente interessante e di grande spessore culturale. È stato astronomo e storico italiano, nasce a Verona, ma lavora poi a Roma. Conosce personaggi del calibro di Leibniz e nel 1689, durante le opere di scavo di un pozzo presso Torre Annunziata, attribuisce alla città di Pompei, muri ed epigrafi rivenute in zona; in seguito a ulteriori scavi, l’ipotesi viene confermata. Donò la sua collezione di testi e oggetti alla Biblioteca Capitolare. Nel testo in esposizione, nella prima pagina si può vedere un suo disegno molto interessante, in cui sono rappresentati gli abitati di Mezzolombardo e Mezzocorona, divisi dal fiume Noce. Nelle montagne in lontananza Bianchini intravede la forma di un gigante sdraiato: raffigurazione allegorica del fiume Noce che le attraversa».

Valeria Nicolis

Valeria Nicolis

– La sezione dedicata alla cartografia rappresenta un momento particolarmente importante per le conoscenze del tempo, perché?

Valeria Nicolis. «In esposizione si trova un prezioso esemplare in folio della Geografia di Tolomeo, stampato a Strasburgo nel 1520. Questo testo è particolarmente importante perché testimonia il coinvolgimento e il contributo degli umanisti nella costruzione della nuova scienza, fondata su nuovi libri non più letti nel Medioevo, come appunto la Geografia di Tolomeo. È un’edizione che riporta anche degli aggiornamenti rispetto le nuove scoperte, interessante notare come siano presenti entrambe le versioni, sia la vecchia rappresentazione che quella nuova».

– Non abbiamo proprio inventato nulla dunque, qui in Biblioteca Capitolare ci sono anche i libri da viaggio tascabili?

Ilaria Ferrari. «I grandi libri che abbiamo appena visto infatti non bastano più, perché gli uomini non si accontentano di viaggiare “su carta”, vogliono conoscere ed esplorare dal vivo il mondo. Per fare questo hanno bisogno di strumenti che li possano guidare agevolmente, lungo i loro percorsi. Ecco dunque un’edizione pirata, de il Theatrum Orbis Terrarum di Abramo Ortelio, stampata dal Marchetti nel 1598 senza l’autorizzazione dell’autore, in un formato tascabile, sicuramente più comodo dell’originale».

– Possiamo dire che le vostre mostre sono per tutti e non solo per bibliofili?

Valeria Nicolis. «La bellezza genera bellezza, le preziose miniature del “codice viaggiante” non hanno bisogno di molte spiegazioni. Un codice antico è qualcosa di vivo, di parlante e se facciamo silenzio, riusciamo ancora a sentire le voci e il fermento delle storie che custodisce».

Ricordiamo che La Biblioteca Capitolare è accessibile solo tramite visita guidata, con prenotazione obbligatoria (info@bibliotecacapitolare.it; 331.5946961) nei seguenti giorni e orari: Sabato e domenica, ore 11, 14 e 16. Lunedì e giovedì, ore 11. Venerdì, ore 11 (in lingua inglese). Nelle giornate di domenica 25 ottobre e domenica 8 novembre le visite guidate pomeridiane saranno sostituite dall’evento Passeggiata con il Prefetto, che si svolgerà alle ore 15.

Marta Morbioli













Marta Morbioli
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Marta Morbioli, veronese, laureata in Filologia Italiana presso la Facoltà di Lettere di Verona, specializzata in libri antichi con un Master in Storia e tecnica dell’editoria antica. Da sempre vive vite parallele tra la passione per la storia e le sue fonti e il lavoro come knowledge management. Il suo obiettivo è sfidare le leggi della matematica e far incontrare le due strade.

1 Comment

1 Comment

  1. Dino POLI

    Dino POLI

    10/10/2020 at 17:27

    Una bella descrizione della Biblioteca Capitolare e dei codici di viaggio, mancava solo una foto, un’illustrazione, una pagine di un codice, quello col buco magari. E’ troppo chiederlo ?

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