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Vangelo

Dio per costruire un mondo più umano sceglie le pietre scartate

Quando l’obiettivo principale della vita è quello di “avere sempre di più”, incomincia a crescere la paura di perdere quello che si ha

L'adorazione dei magi, tempera e oro su tavola, Gentile da Fabriano, 1423 (Galleria degli Uffizi, Firenze)
L'adorazione dei magi, tempera e oro su tavola, Gentile da Fabriano, 1423 (Galleria degli Uffizi, Firenze)

Dal Vangelo di Matteo
In quel tempo, Gesù disse ai capi dei sacerdoti e agli anziani del popolo; «Ascoltate un’altra parabola: c’era un uomo, che possedeva un terreno e vi piantò una vigna. La circondò con una siepe, vi scavò una buca per il torchio e costruì una torre. La diede in affitto a dei contadini e se ne andò lontano. Quando arrivò il tempo di raccogliere i frutti, mandò i suoi servi dai contadini a ritirare il raccolto. Ma i contadini presero i servi e uno lo bastonarono, un altro lo uccisero, un altro lo lapidarono. Mandò di nuovo altri servi, più numerosi dei primi, ma li trattarono allo stesso modo. Da ultimo mandò loro il proprio figlio dicendo: “Avranno rispetto per mio figlio!”. Ma i contadini, visto il figlio, dissero tra loro: “Costui è l’erede. Su, uccidiamolo e avremo noi la sua eredità”. Lo presero, lo cacciarono fuori della vigna e l’uccisero. Quando dunque verrà il padrone della vigna che farà a quei contadini?». Gli risposero: «Quei malvagi, li farà morire miseramente e darà in affitto la vigna ad altri contadini, che gli consegneranno i frutti a suo tempo». E Gesù disse loro: «Non avete mai letto nelle Scritture: “La pietra che i costruttori hanno scartato è diventata testata d’angolo; questo è stato fatto dal Signore ed è meraviglia ai nostri occhi nostri”? . Perciò io vi dico: a voi sarà tolto il regno di Dio e sarà dato a un popolo che ne produca frutto». Matteo 21,33-43.

Quando Gesù vuole parlarci di Dio, ricorre spesso all’immagine di un “contadino” che si prende cura della sua vigna, cioè dell’umanità, del creato. E per dirci che questo Dio ci ama in modo smisurato usa ben cinque verbi: “ piantò… circondò… scavò… costruì… e affidò…”.

Noi siamo i fittavoli. La terra non è nostra , ma di Dio. Dio ce la affida perché possiamo goderla, ma godere di una cosa non vuol dire possederla. La terra non ci appartiene. Nessuno può appropriarsi dei beni del creato. Il non dare a tutti il necessario è come rubare a Dio quello che è di Dio.

È la voglia del possedere che sta all’origine della violenza. I vignaioli uccidono coloro che chiedono di poter condividere i frutti del raccolto. Quando l’obiettivo principale della vita è quello di “avere sempre di più”, incomincia a crescere la paura di perdere quello che si ha. Aumenta l’ansia di essere invasi dagli altri. L’altro viene visto sempre più con sospetto, come nemico. Meglio eliminarlo.

L’originalità della parabola possiamo coglierla quando Gesù chiede ai capi dei sacerdoti che cosa farà Dio con quei contadini violenti. Rispondono che Dio si vendicherà e “farà morire i vignaioli”. Che cosa risponde invece Gesù? «La pietra che i costruttori hanno scartato è diventata testata d’angolo»

Gesù ancora una volta ci stupisce e ci presenta un’altra immagine di Dio. Ci dice che Dio per costruire un mondo più umano, sceglie “le pietre scartate”, sceglie gli ultimi, i deboli, i poveri, le persone più semplici, la gente più fragile.

A Dio non interessa castigare. Non gli interessa la vendetta. Gesù invece ci aiuta a cambiare sguardo, a cambiare prospettiva. A lui interessa che la vigna porti frutto. E il frutto della vigna è il vino, il simbolo della festa e della gioia.

Ma per portare frutto bisogna cambiare sguardo, prospettiva. Bisogna passare dalla logica del possedere a quella del condividere. Soltanto in questo modo anche noi riusciremo a produrre il vino dell’accoglienza, il vino dell’amicizia, il vino della fraternità. E allora anche la nostra vita si trasformerà in una festa!

Don Roberto Vinco
Domenica 4 ottobre 2020

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Don Roberto Vinco, docente di filosofia allo Studio Teologico San Zeno e all'Istituto Superiore di Scienze Religiose San Pietro Martire di Verona, è collaboratore nella parrocchia di Novaglie. roberto.vinco@tin.it

1 Comment

1 Comment

  1. Maurizio Danzi

    04/10/2020 at 20:42

    Questo è stato fatto dal Signore
    Una meraviglia ai nostri occhi

    Salmo 117

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