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Ospedale della donna e del bambino, Borgo Trento, Verona
Ospedale della donna e del bambino, Borgo Trento, Verona

Dossier

Neonati infetti da Citrobacter a Borgo Trento: storia di un’epidemia

DOSSIER – L’Azienda Ospedaliera dichiara 4 bambini deceduti, 3 gli infetti con esiti da infezione e 14 quelli colonizzati senza conseguenze.

DOSSIER – Le infezioni in ambito ospedaliero non sono una novità. Ci sono sempre state e sempre ci saranno, tanto che esiste un Comitato apposito che se ne occupa: il Comitato per le Infezioni Ospedaliere. Questa volta però l’infezione batterica alle terapie intensive neonatale e pediatrica dell’Ospedale Borgo Trento di Verona sono finite nelle aule di tribunale oltre che sui giornali nazionali e internazionali.

Il batterio Citrobacter koseri sembrerebbe responsabile della morte di 4 bambini, che – nati prematuri – sono stati curati presso l’Ospedale della Mamma e del Bambino di Verona, il punto nascite più grande del Veneto, tra il 1 aprile 2017 e il 17 luglio 2020 e che proprio qui hanno sviluppato patologie invasive con esiti mortali.

Citrobacter

Citrobacter

Altri 3 neonati avrebbero riportato gravi lesioni cerebrali in seguito all’infezione, mentre altri 14 sono risultati positivi al batterio ma senza conseguenze. Questi i numeri aggiornati al 30 settembre 2020 da una nota dell’Azienda Ospedaliera; numeri ben diversi da quelli indicati dalla Commissione Ispettiva regionale, che nella relazione del primo settembre indicava 91 bambini positivi e 9 con patologia invasiva causata dal batterio.

Cos’è. Lo chiamano “killer” ma in realtà il Citrobacter koseri è un batterio della famiglia delle Enterobacteriaceae come l’escherichia coli e la salmonella ed è di per sé un microorganismo che può far parte della flora intestinale senza conseguenze. In determinate condizioni, però, il Citrobacter diventa patogeno per l’uomo e nel caso di neonati prematuri o di individui immunocompromessi può innescare una catena di infezioni mortale, ecco perché viene definito anche un patogeno opportunista: aspetta cioè l’occasione “adatta” per mostrare effetti negativi sulla salute umana. Studi del 2012 sull’esito favorevole dell’operazione chirurgica su bambini con patologie invasive da Citrobacter definiscono una forte propensione del batterio a causare ascessi cerebrali, con una percentuale del 30% di infanti che soccombono alla malattia e oltre il 50% che riporta gravi conseguenze da deficit neurologici.

Dov’è. Il Citrobacter si può trasmettere attraverso il cordone ombelicale oppure per via orizzontale da persona a persona. Gli studi più recenti disponibili hanno dimostrato che in pazienti con meningite da Citrobacter la trasmissione verticale da madre a figlio non è stata la causa provata in nessun paziente con formazione di ascessi, mentre la trasmissione orizzontale da personale ospedaliero, familiari e fonti ambientali è più comune, con una preponderanza di focolai nosocomiali.

A Borgo Trento, come emerge dalla relazione del 1 settembre 2020 della Commissione Ispettiva Regionale, le positività rilevate sembrano poter esser ricondotte tutte a un unico ceppo, elemento che fa escludere la trasmissione madre-bambino.

Anche tutto il personale viene sottoposto a tampone per trovare il Citrobacter ma solo 2 persone risultano positive: un tecnico radiologo e un’addetta alle pulizie, nessuno dei due però coinvolto nelle operazioni di assistenza ai neonati. Tutti i membri dello staff delle terapie intensive neonatale e pediatrica risultano negativi al test e anche le quasi mille indagini ambientali danno esito negativo.

Neonato

Tra maggio 2020 e luglio 2020 il Laboratorio di Igiene del Dipartimento di Diagnostica e Sanità Pubblica dell’Università di Verona effettua più campionamenti dell’acqua di rete dell’ospedale ma nessuna traccia del Citrobacter. A maggio vengono trovati invece altri batteri, come lo Pseudomonas aeuroginosa: una spia importante per capire che forse i rubinetti avrebbero avuto bisogno di filtri antibatterici, applicati solo a partire dal primo luglio.

Solo a fine giugno 2020 le analisi ambientali rilevano la presenza del Citrobacter su alcuni filtri rompigetto e sulla superficie interna ed esterna di alcuni biberon, anche se quest’ultima rilevazione potrebbe essere contestata poiché il prelievo dal biberon è avvenuto dopo e non prima della suzione da parte del bambino infetto.

A che punto siamo. Il caso del Citrobacter koseri nella terapia intensiva neonatale dell’ospedale di Borgo Trento è arrivato alla stampa e sulla scrivanie della Regione Veneto grazie alla madre della prima dei 4 bimbi deceduti. Era il dicembre del 2019 e la madre di Nina decide di rendere pubblica la sua storia, dopo aver deciso di dare una morte dignitosa alla figlia neonata affetta da encefalite in seguito all’infezione contratta nell’Ospedale della Mamma e del Bambino di Verona. Ma la storia dei contagi da Citrobacter sembra partire da molto più lontano: la Commissione ispettiva fa risalire al 2018 il primo caso.

La mamma di Nina

La mamma di Nina

Nonostante altri 3 casi manifestatisi nell’Ospedale della Donna e del Bambino ad aprile, agosto e ottobre 2019, solo a gennaio 2020 cominciano alcuni azioni di contenimento e gli screening sui soggetti asintomatici cioè dei cosiddetti “colonizzati” (positivi ma senza sintomi). Lo screening verrà poi sospeso il 19 febbraio, presumibilmente a causa dell’emergenza dei tamponi Covid-19 e riprende a maggio. Fino al 22 giugno però nessuna infezione viene considerata un evento “sentinella”, tale che potesse far pensare a un’epidemia di Citrobacter.

L’11 giugno 2020 l’Ospedale della donna e del bambino chiude il punto nascite – il più grande delle Regione Veneto – e trasferisce i reparti di Terapia intensiva neonatale e pediatrica. Iniziano le indagini di due Procure e delle due commissioni ispettive, una nominata dall’Azienda Ospedaliera e l’altra dalla Regione Veneto. La Procura di Verona apre un’inchiesta con l’ipotesi di reato di “responsabilità colposa per morte e lesioni, commessi in ambito sanitario”.

Non mancano le minacce di morte al personale dell’ospedale, a cui sindacati e Ordine dei medici di Verona rispondono con l’invito di non cedere alla tentazione della caccia alle streghe: in città il clima è teso, arrivano le televisioni nazionali e internazionali e sui social si innescano commenti violenti sulla base di fraintendimenti e false informazioni, come quella che vorrebbe il personale utilizzare usualmente l’acqua del rubinetto nel lactarium, cioè per la preparazione del latte (per la quale viene utilizzata invece acqua minerale in bottiglia).

Il 4 settembre la direzione dell’Azienda Ospedaliera Universitaria Integrata sospende in via cautelare il direttore sanitario Chiara Bovo, il direttore medico ospedaliero Giovanna Ghirlanda e il dottor Paolo Biban, direttore della pediatria ad indirizzo critico. Una settimana più tardi il primario facente funzioni di Microbiologia e Virologia Giuliana Lo Cascio viene raggiunta da una lettera di contestazione disciplinare da parte del direttore di AOUIV Francesco Cobello.

Neonati

La Procura sta esaminando la relazione della Commissione Ispettiva regionale, ma al momento il fascicolo per omicidio colposo plurimo resta a carico di ignoti.

Intanto, il punto nascita ha riaperto, dopo gli interventi di iperclorazione e flussaggio della rete idrica dell’ospedale e dell’ulteriore sanificazione degli ambienti e degli impianti di condizionamento. Al Polo Confortini esiste anche un nuovo spazio, ridotto, per i pazienti di Terapia intensiva neonatale e pediatrica.

L’Azienda Ospedaliera Universitaria Integrata di Verona è la seconda azienda ospedaliera in Italia per numero di posti letto, la quinta per numero di ricoveri e fino a giugno 2020 vantava il punto nascite più grande e all’avanguardia della regione: in attesa della verità giudiziaria, servirà riconquistare la fiducia.

Cronistoria

1 gennaio 2015. Data di inizio della raccolta dati sui pazienti isolati per Citrobacter all’Ospedale della Donna e del Bambino. Nel periodo 2015-2020 sono 8 le infezioni invasive, secondo la relazione della Commissione Ispettiva regionale.

1 aprile 2017. La Commissione Ispettiva regionale considera 81 soggetti positivi al Citrobacter, a partire dal 1 aprile 2017 fino al 17 luglio 2020.

2018. Si registrano 3 bambini positivi al Citrobacter ma l’Ospedale di Borgo Trento continua a ricoverare neonati nelle terapie intensive. I verbali del Comitato Infezioni Ospedaliere non rilevano correlazione tra infezioni e Citrobacter

18 novembre 2018. D.E., nato il 1 novembre 2018 e positivo al Citrobacter koseri, muore. È il primo caso certo di infezione invasiva.

2 dicembre 2019. In seguito alla visibilità stampa del caso di Francesca Frezza, madre di una bambina infetta e deceduta all’Ospedale Gaslini di Genova, Azienda Zero chiede a Azienda Ospedaliera di Verona di relazione sui fatti.

Gennaio 2020. Comincia lo screening generale su tutti i piccoli pazienti della Terapia intensiva pediatrica e della Terapia intensiva neonatale.

19 febbraio 2020. Lo screening viene sospeso, decisione contestata dai genitori delle vittime. Le ragioni non sono chiare, presumibilmente a causa della mole di lavoro per i tamponi Covid-19.

Maggio 2020 – luglio 2020. Il Laboratorio di Igiene del Dipartimento di Diagnostica e Sanità Pubblica dell’Università di Verona riscontra nell’acqua di rete, sui campioni del 27/05/2020, 29/05/2020 e 01/07/2020, la presenza di Pseudomonas aeruginosa e di altri patogeni (ma non Citrobacter). Si ipotizza dunque la presenza di batteri nel biofilm delle tubature della struttura.

11 giugno 2020. L’Assessore alla Sanità della Regione Veneto Manuela Lanzarin dichiara che, nonostante il primo caso sia avvenuto nel 2018, l’Azienda Ospedaliera Universitaria Integrata di Verona ha avvisato l’ente regionale solo l’11 giugno.

12 giugno 2020. L’Ospedale della Donna e del Bambino di Verona chiude il punto nascita e trasferisce i reparti di Terapia intensiva neonatale e pediatrica. Iniziano le indagini di due Procure e di due commissioni ispettive, una nominata dall’Aoui e l’altra dalla Regione Veneto.

15 giugno 2020. Il direttore sanitario Chiara Bovo informa dell’immediata apertura della nuova Terapia intensiva pediatrica e neonatale, escludendo personale proveniente dai reparti precedentemente chiusi a causa delle infezioni.

22 giugno 2020. Per la prima volta l’Azienda Universitaria Integrata di Verona comunica ad Azienda Zero l’esistenza di casi di infezione da Citrobacter koseri nella Terapia intensiva neonatale e pediatrica dell’Ospedale di Borgo Trento.

1 luglio 2020. La Quinta Commissione regionale del Consiglio regionale del Veneto chiede un’audizione con l’Assessora Lanzarin in merito alla situazione dell’Ospedale della Donna e del Bambino di Borgo Trento.

31 luglio 2020. L’Azienda Ospedaliera Universitaria di Verona delibera sull’acquisizione di 2 ostetriche aggiuntive a Villafranca e due a San Bonifacio, a copertura delle nuove esigenze dei due ospedali che suppliscono alla chiusura del reparto di Borgo Trento.

4 settembre 2020. La Direzione dell’Azienda Ospedaliera Universitaria Integrata sospende in via cautelare il direttore sanitario Chiara Bovo, il direttore medico ospedaliero Giovanna Ghirlanda e il dottor Paolo Biban, direttore della Pediatria ad indirizzo critico.

5 settembre 2020. L’Ordine dei Medici di Verona nella persona del presidente Carlo Rugiu prende posizione riguardo alle accuse rivolte ai medici e invita a non alimentare un clima di caccia alle streghe.

9 settembre 2020. La Procura esamina la relazione della commissione regionale; il fascicolo per omicidio colposo plurimo resta a carico di ignoti.

12 settembre 2020. Il primario facente funzioni dell’Unità Operativa di Microbiologia e Virologia dell’azienda Giuliana Lo Cascio viene raggiunta da una lettera di contestazione disciplinare da parte del direttore Cobello.

30 settembre 2020. L’Ufficio Stampa dell’Azienda Ospedaliera diffonde una nota con cui precisa il numero di bambini deceduti (4), infetti con esiti da infezione (3) e colonizzati senza conseguenze (14).

Annalisa Mancini

Annalisa Mancini
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Annalisa Mancini è nata il 25 dicembre 1979, frequenta l’istituto tecnico per corrispondenti in lingue estere. Dal lago di Garda, dove vive fino al 1998, si trasferisce prima a Trieste per gli studi in Scienze Politiche e poi a Berlino. Completa il suo sguardo sul mondo viaggiando, leggendo e scrivendo, è interessata soprattutto al giornalismo d’inchiesta, alla politica nazionale e internazionale e alle questioni ambientali. Tornata a Verona, fonda una sezione di Legambiente e lavora anche come editor e correttrice di bozze. Ha collaborato con Il Piccolo di Trieste, ilveronese.it, ilgardesano.it, Il Corriere del Garda, Radio Garda FM, RuotaLibera di FIAB, corriereditalia.de. mancini.press@gmail.com

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