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Festival della Bellezza 2020, Arena di Verona
Festival della Bellezza 2020, Arena di Verona

Cultura

Eros, il buon demone che libera l’altro senza costringerlo

Cacciari al Festival della Bellezza: «Il nostro amore deve liberare gli altri esattamente come Dio ci libera nel dono del libero arbitrio».

«L’estrema vicinanza che consente un rapporto d’amore è in qualche misura anche estrema lontananza». Questo il culmine dell’orazione di Massimo Cacciari all’Arena di Verona il 16 settembre che ha avuto come traccia il significato culturale e filosofico di “Eros”, tema del Festival della Bellezza 2020. Con questo discorso “introduttivo”, l’intellettuale ha messo in evidenza il rapporto primigenio tra pensiero filosofico ed Eros, strappando la tematica dalle derive figurative e concettuali del nostro mondo. Un monologo alto, che ha totalmente rapito gli spettatori per la purezza dei concetti.

Philos-sophia ed Eros-sophia il binomio concettuale motore dell’intervento: «Se la filosofia promette sapere, cosa promette amore?». Cacciari è partito da lontano e ha citato l’etimologia ignota del termine “Eros”: la parola stessa spinge a un inizio che non è noto e ne è conferma pure l’appartenenza di “Eros” alla cerchia di dei “ingenerati” citati da Esiodo nella Teogonia. Se gli Dei dell’Olimpo hanno avuto una genesi, sono nati e per questo sperimentano anche il dramma di dover morire in quest’opera troviamo dei che sono causa di tutto senza essere causati. Eros non è quindi come Venere o Afrodite ad esempio, bensì ne è il loro principio ingenerato: non ha radice, è radice a se stesso e la sua azione consiste nello scioglierci le membra, la sua potenza non è resistibile.

Cacciari ha spiegato come Eros sia stata (e sia ancora) la forza che muove tutta la grande lirica e come la filosofia abbia fatto uno sforzo fondamentale per demonizzare Eros: come poteva Eros, “desiderio”, “qualcosa che manca” essere un Dio se Dio è perfezione? Eros è stato quindi, nel corso della storia, concepito come daimon, un intermediario tra Dio e l’uomo e a riprova di questo è – proprio come l’uomo e contrariamente agli dei che dimorano in se stessi – “errante”, “senza casa” (a-oikos per Platone): tende all’amato che però gli sfugge sempre.

«Se non ci fosse la potenza di Eros non potremmo neppure essere filosofi» ha sentenziato Cacciari. Tuttavia, ha precisato poi, «non si parla di Eros-sophia bensì di Philos-sophia»: non siamo gli amanti eroticamente della sofia bensì ne siamo gli amici che tendono a lei senza turpi desideri. Eros è un “buon demone” se educato, “tratto fuori” dalla dimensione passionale e distruggitrice con cui era apparso nella mitologia originaria e nella lirica: è filia (amicizia), guida razionalmente verso il sapere ultimo. Infatti, il filosofo non potrebbe portare a termine la sua navigazione senza l’impeto di Eros che conduce a “osare”, “rischiare” ed avventurarsi anche nel mondo delle idee e dei principi sommi.

Festival della Bellezza 2020, Arena di Verona

Festival della Bellezza 2020, Arena di Verona

La navigazione filosofica appare quindi simile all’amore che porta l’amante a raggiungere l’amata quando le sue membra sono a pezzi. Tuttavia, questa congiunzione può essere operata in due modi diversi: come unificazione e come uguaglianza. Cacciari ha scavato, animato da quell’eros di cui era relatore, le fattezze delle due tipologie. L’amore che è unificazione (enosis) è quello in cui amante e amato diventano uno e per farlo bisogna operare – come dirà tutta la tradizione mistica – un excessus mentis: fare violenza contro il modo normale di essere ed esistere per essere uno con l’amato, esattamente come il Padre è uno con il Figlio. La congiunzione di amante amato però può essere intesa anche come uguaglianza (omoiosis), nel senso di similitudine più che identità: ci facciamo prossimo al nostro amato ma nel differire, nella consapevolezza della mai compiuta e perfetta unità. Cacciari ha insistito particolarmente su questa seconda modalità di unione che è l’amor intellettualis: un amore che non presuppone un eccedere la mente ma che rimane nella dimensione intellettuale, ovvero si ama l’altro nella consapevolezza di non poterlo mai essere, di non poterlo mai amare come Dio si ama.

A questo punto del suo intervento, il filosofo ha teso la mano agli spettatori per sorreggerli nell’ultimo gradino di questa riflessione filosofica chiedendo «Come ama Dio? Dio – ha spiegato Cacciari – ama donando, in modo totalmente disinteressato, gratuito e libero e proprio per questo effusivo di sé: ama quasi creando, schiudendosi in altri amori che devono essere simili al suo ovvero altrettanto incondizionati e liberi.

La dimensione dell’amore che Cacciari ha cercato di suggerire al pubblico è quindi quella di un amore che può imitare l’amor dei nell’incondizionatezza e nella libertà, eccedendo la dimensione dello scambio e del commercio nell’amore. Dobbiamo volere gli altri che amiamo siano massimamente attivi; il nostro amore deve liberarli e non costringerli, esattamente come Dio ci ha liberati nel dono d’amore del libero arbitrio. L’amore, in quest’ottica, appare come estrema vicinanza (il mio amore vuole ritrovarsi in un amore, quello dell’amato, incondizionato e libero come il mio), ma anche infinita lontananza perché la distanza dall’amato non verrà mai colmata, pena la sparizione della libertà dell’altro. Proprio nel momento in cui amiamo qualcuno, quindi, lo vediamo lontano, ma la distanza non è ostacolo; lo esprime al meglio Dante con cui Cacciari ha salutato il pubblico dell’Arena-agorà:

Quanto lì da Beatrice la mia vista;  ma nulla mi facea, ché sua effige non discendea a me per mezzo mista. Paradiso, XXXI, vv. 76-78.

Marika Andreoli

Marika Andreoli
Written By

Marika Andreoli, lombarda, laureata in Filosofia presso l'Università di Torino. Studentessa in Editoria e Giornalismo all'Università di Verona. Con una grande passione per libertà e verità ha la valigia sempre pronta per studi e viaggi. Il suo obiettivo: scrivere di luoghi, storie e persone per tutta la vita. marikaandreoli@gmail.com

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